Aldo Rossi: l’Autobiografia scientifica di un architetto

Morna
15 febbraio 2008

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Aldo Rossi, scomparso nel 1997, è uno dei più noti architetti italiani e, grazie alla sua lunga attività accademica, anche uno degli storici e teorici dell’architettura che hanno influenzato maggiormente le nuove generazioni. L’Autobiografia scientifica, a dispetto del titolo, è una sorta di zibaldone, di journal intime, nel quale Rossi affronta molti dei temi della teoria e della prassi costruttiva, ma è anche uno spazio nel quale egli si racconta e cerca di ricomporre principi e strumenti del proprio percorso creativo.
L’Autobiografia si muove fra i viaggi, le impressioni e i ricordi di Rossi per mettere in luce quale sia stata la sua partecipazione attiva e teorica alla pratica del costruire.

Il rapporto tra forma e funzione, il ruolo centrale del tempo cronologico e atmosferico, come condizione imprescindibile dell’architettura, i concetti di interno ed esterno, la ricerca tipologica sugli edifici, ma anche la grande forza creatrice della fantasia, costituiscono il cuore della trattazione. Temi affrontati senza nessuna pretesa di sistematicità e narrati con un linguaggio evocativo e quasi poetico, che ha poco a che vedere con l’impersonalità di un testo scientifico.

Nel corso degli anni, la progettazione rossiana si caratterizza per un’accentuata continuità, nella quale la riflessione su un tema ricorrente e il ripensamento, la rielaborazione di una stessa idea assumono un ruolo assolutamente centrale. Il processo creativo, come egli stesso sottolinea più volte, si basa infatti su un meccanismo evocativo ed analogico in cui memoria storica, memoria tipologica e memoria autobiografica si fondono.

Egli progetta l’architettura inseguendo una serie di relazioni analogiche che, con il loro emergere e combinarsi, propongono sempre nuovi significati e nuovi “oggetti” architettonici.

La sua ricerca è volta ad individuare gli elementi primari che generano la forma architettonica – elementi geometrici semplici come il triangolo, il cubo o il cono – e il processo creativo che ne scaturisce segue un meccanismo analogico di giustapposizioni in cui la memoria gioca un ruolo fondamentale poiché ogni progetto insegue una fitta trama di nessi ed immagini che, alla fine del processo, si identificano con una nuova soluzione.

Quello che emerge da questo testo, in realtà, è la grande umanità, oltre che la maturità professionale, di un architetto contemporaneo che ha inseguito un ideale architettonico a misura d’uomo. Un libro che non dovrebbe essere riservato ai soli “addetti ai lavori”.

Penna & Mouse per Lost Book

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