Artisti: Mario Maioli

Federica Ratti
20 marzo 2008

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Pittore e disegnatore di gioielli, oltre che architetto e industrial designer fra i più noti in Italia, Mario Maioli dimostra di essere un personaggio poliedrico che riesce ad impiegare i mezzi espressivi più disparati con la stessa disinvoltura.

La centralità del design nella cultura attuale e l’impiego di tecnologie sempre più perfezionate, che assicurano una perfetta riproducibilità della forma, hanno fatto sì che il fulcro dell’atto creativo si spostasse dal processo esecutivo al momento ideativo dell’opera stessa. In questo senso, la logica ideativa che guida l’architetto – ma anche l’artista e il designer – nel progettare un oggetto è sempre la stessa, sia esso un’auto, un gioiello, un elettrodomestico oppure un dipinto.

Mario Maioli, architetto e artista valenzano, si avvicina a qualsiasi nuova attività con l’atteggiamento dell’industrial designer, privilegiando sempre il valore aggiunto del progetto rispetto al valore materiale dell’oggetto stesso. Se si vuole cercare il fil rouge della sua multiforme attività, lo si può dunque facilmente trovare nella cultura del progetto.

Per fare un esempio, è sufficiente pensare all’attività nel campo dell’oreficeria alla quale si è dedicato negli ultimi anni.
Sebbene talvolta egli curi anche la realizzazione dei prototipi, la preoccupazione principale di Maioli è anzitutto quella di realizzare veri e propri oggetti di design, improntati ad una prassi progettuale sempre rigorosissima e attenta ai problemi esecutivi e tecnici. Avvenieristiche procedure industriali (frese e fili a elettroerosione, macchine a controllo numerico) e materiali d’avanguardia sono coniugati felicemente con forme estrose e originali. Insoliti anche gli accostamenti di materiali: oro, pietre preziose e materiali nuovissimi come le resine acriliche o la fibra di carbonio.

Tutta la carriera di Maioli può essere letta come un viaggio in equilibrio oscillante fra l’attività di designer in senso stretto, che molto ha a che fare con i vincoli e i limiti materiali dell’oggetto da realizzare, e la libertà creativa dell’attività artistica. A cavallo degli anni Ottanta, Maioli è approdato alla pittura forse per liberarsi proprio dai legami necessitanti del progetto industriale (ma anche di quello architettonico e urbanistico), scoprendo un ambito di espressione svincolato da qualsiasi necessità di rappresentazione del reale.

Da un punto di vista strettamente pittorico, l’arte di Maioli sembra ispirarsi alle forme e ai colori di Mondrian e del neoplasticismo. Ne scaturiscono dipinti suggestivi, giocati sulle trasparenze dell’acrilico – tecnica che consente libertà di disegno e rapidità d’impiego – e su forme frizzanti e libere. Contraddistinti da colori accesi e violenti, da dinamismo e velocità di segno, ma anche da ritmi compositivi calibrati e bilanciati.
Le prime opere a tecnica mista su carta erano ancora debitrici dell’attività progettuale: forme circoscritte da spessi contorni neri e richiami ad assemblaggi di materiali, a circuiti e strutture di motori. In seguito, ogni traccia rappresentativa scompare; restano le violente campiture di colore puro, i contrasti timbrici stridenti. Le forme vengono schiacciate sulla superficie, rinunciando a qualsiasi tipo di profondità e i dipinti si trasformano in pure sinfonie di rapporti geometrici e cromatici.
Negli anni Novanta la sua pittura abbandona anche il geometrismo, lasciando immagini essenziali e minimali, fatte di spatolate e gocce di colore puro che abitano lo spazio, creando armonie sempre diverse.

La redazione ringrazia Mario Maioli e Gino Loperfido per immagini e documentazione.
Immagini tratte dal catalogo della mostra “Arte & Progetto. Mario Maioli”, Macerata,[s.e.],[s.d.]

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