Come nacque «Nel blu dipinto di blu»

Anakin
21 marzo 2008

Domenico Modugno

Davvero interessante quanto pubblicato, nel periodo dell’ultimo Festival di Sanremo, su Repubblica.it, per ricordare i cinquant’anni dalla nascita di «Nel blu dipinto di blu»: si tratta di un articolo firmato da Gino Gastaldo, che contiene un’intervista alla moglie di Domenico Modugno, Franca Gandolfi. Come accade per tutte le grandi opere, la composizione di «Volare» nacque da una combinazione di eventi, che, secondo quanto emerge dalle testimonianze dei protagonisti, sembrano avere qualcosa di speciale, quasi di magico.

A quanto pare, la celebre canzone doveva avere all’inizio un titolo differente, «Sogno in blu», come confermano gli appunti manoscritti dello stesso Modugno. L’idea iniziale del testo era stata concepita insieme a Franco Migliacci, al quale Modugno, suo amico, aveva proposto di provare a scrivere il testo per una canzone: dopo un sonno turbolento, legato ad un volo, Migliacci vide delle stampe di Chagall appese alle pareti, ed ebbe l’idea delle prime frasi: «Nel blu dipinto di blu, volavo nel cielo blu». Entrambi lavorarono su quell’idea iniziale per diversi giorni, scrivendo versi rimasti nella versione finale, altri completamente modificati, a cominciare proprio dal ritornello (che in origine era «Di blu m’ero dipinto e me ne andavo in cielo», poi variato anche in «per intonarmi al cielo»).

Il ritornello definitivo arrivò in una notte di tempesta, con circostanze che per Franca Gandolfi, che visse di persona questo particolare momento creativo, parvero davvero magiche. Era sera, Modugno era al pianoforte, vicino a una finestra, mentre cercava di migliorare il ritornello della canzone, che ancora non lo soddisfaceva, mancando secondo lui di «un’apertura». All’improvviso, un temporale fortissimo, ed un colpo di vento che fece spalancare la finestra. Fu come l’arrivo di uno «spirito» creativo: Modugno si mire a recitare versi (forse già elaborati in precedenza, o forse improvvisati), fino a declamare urlando «volavo, oh oh» e poi «volare, oh oh», con grande felicità. Chiamò Migliacci e gli disse che la canzone era finita.

In realtà entrambi non percepirono subito la portata della canzone, al punto da pensare di portarla a Sanremo, ma farla cantare da altri. L’avvocato Caiafa, della Fonit Cetra, disse a Modugno che solo lui avrebbe potuto eseguirla: per i cantanti ai quali era stata fatta ascoltare, la canzone era una follia improponibile… Cantò Modugno (e, in un’altra versione, Jonny Dorelli) e la canzone conobbe immediatamente un successo strepitoso. Era il 1958…

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