Artisti: Federico Marconi

Federica Ratti
25 marzo 2008

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La ricerca che Federico Marconi conduce ormai da quasi dieci anni ha come fil rouge la contaminazione fra i linguaggi espressivi. Architetto, Marconi infatti si dedica con uguale impegno e passione alla progettazione architettonica come alle arti visive, alla scenografia e alla grafica.
Nel campo delle arti visive, le sue scelte espressive in questi anni sono state diverse, ma sempre fortemente caratterizzate: pittura figurativa e informale, installazioni, materiali come la carta di cocco, il legno, l’ardesia, le lastre radiografiche, floppy disk, plexiglas…

Punto di partenza di questa ricerca è la riflessione sull’inadeguatezza dei mezzi d’indagine tradizionali al fine di comprendere lo spazio metropolitano contemporaneo: “La ricerca personale nasce proprio dalla difficoltà di qualsiasi indagine conoscitiva nei confronti della metropoli contemporanea solamente attraverso l’utilizzo di quei modelli morfologici, analitici e descrittivi forniti dalle discipline che lavorano sullo spazio, come architettura ed urbanistica”.

Una scelta, quella delle arti visive, che non viene dunque dettata solo da urgenze espressive, ma che viene anche intesa come personale “strumento di indagine ed interpretazione dei complessi meccanismi relazionali che esistono tra individuo e spazio”.

Molte le tappe di questo percorso che ha visto Marconi affrontare temi differenti e materiali diversi – dagli studi-esplorazioni-espressioni realizzati con colori ad olio su carta di cocco, all’indagine sulla superficie materica delle sue “effimerografie” – per approdare, infine, agli ultimi lavori, maturati a seguito dell’esperienza dell’artista a Pechino.

Diversi i temi che segnano questa nuova serie di lavori, tutti siglati con un timbro autografo rosso in lingua cinese e contraddistinti dal ricorrere del numero sacro in Cina, l’otto. Opere che riflettono su concetti come quello di limite – sia inteso in senso fisico, come muro, che in relazione all’individuo – o che illustrano elementi iconografici tradizionali cinesi come il simbolo del bambù e la vestale, ma anche silhouettes e paesaggi che, come ombre, si stagliano dietro lastre fotografiche scure, come paraventi. E ancora, la Grande Muraglia e i grattacieli di Pechino, emblemi visivi e architettonici della contrapposizione fra antico e moderno, fra passato e presente.

Interessante anche l’influenza esercitata da alcuni artisti cinesi contemporanei su questa più recente produzione di Federico Marconi: certi grafismi di He Sen e Zhang Dazhuang, le vesti luminose di Qing Qing, i “tatuaggi” di Huang Yan sono le fonti più facilmente riconoscibili.

Un viaggio-studio, quello a Beijing, che si è rivelato dunque un’esperienza fertile ed intensa, dalla quale sono germogliati nuovi temi ed un diario di viaggio fotografico, del quale avremo modo di parlare in seguito, che è parte integrante di questa ulteriore tappa dell’indagine di Marconi, alla ricerca di nuove forme di appropriazione dello spazio fisico e di relazione.

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