Musées royaux des Beaux-Arts di Bruxelles: un breve viaggio attraverso le collezioni di pittura

Federica Ratti
8 maggio 2008

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I Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique (MRBAB), che hanno sede a Bruxelles nel complesso situato sul Mont des Arts, includono il Museo di Arte Antica e, dal 1984, il Museo di Arte Moderna.
Il primo nucleo della collezione, quello dedicato all’arte antica, si deve a Guillaume Bosschaert che, nel 1798, raccolse un cospicuo gruppo di opere d’arte nel palazzo Charles de Lorraine.

La sede attuale, con ingresso su Rue de la Régénce e frutto di numerosi ampliamenti che proseguono a tutt’oggi (nella primavera del 2009 dovrebbe aprire infatti il Magritte Museum, che avrà sede nel settecentesco hôtel Altenloh), fu progettata appositamente per ospitare la collezione reale intorno al 1885 dall’architetto Alphonse Balat, dal quale l’edificio prende il nome. Negli anni Settanta e Ottanta del Novecento, con la realizzazione delle sale del Museo di Arte Moderna, il complesso fu ampliato fino ad integrare altri edifici prospicienti la contigua Place Royale, garantendo continuità al percorso di visita dall’ala Balat ai piani sotterranei degli edifici adiacenti, realizzati fra 1978 e 1984 da Roger Bastin.

Nonostante i disagi causati dai lavori per la creazione del Museo Magritte e per l’adeguamento della sede espositiva a più moderni criteri museografici – che implica, a rotazione, la chiusura di alcune sale e lo spostamento delle opere – la visita delle due sezioni del Museo si propone come un prezioso strumento per conoscere meglio la pittura di un’area geografica che è stata, per secoli, feconda di spunti per tutta la pittura europea.

La vitalità della scuola fiamminga fra XV e XVII secolo è facilmente apprezzabile – nonostante il limitato numero di opere temporaneamente esposte nel Museo d’Arte Antica– grazie ad una selezione significativa di dipinti che danno ben conto della robusta tradizione pittorica costituitasi attorno ai floridi centri commerciali di Brugge, Gent, Anversa e Bruxelles: il Maestro di Flemalle, Jan van Eyck, Rogier van der Weyden, Petrus Christus, Hans Memling, Hieronymus Bosch e Pieter Brueghel il Vecchio sono solo alcuni dei maestri che hanno contribuito a rinnovare la pittura delle Fiandre, sostanziandola di un naturalismo lirico e di una preziosità materica inconfondibili.

Con la metà del Cinquecento comincia invece a profilarsi una separazione sempre più netta fra scuola olandese e la tradizione pittorica delle province dei Paesi Bassi meridionali, specchio della divisione politica fra province settentrionali e meridionali che vedrà queste ultime, sullo scorcio del secolo, entrare definitivamente nell’orbita spagnola.

Se per i secoli XV e XVI, nelle collezioni reali, la presenza della scuola italiana è assai limitata (con l’eccezione di alcune tavole di Carlo Crivelli e alcuni dipinti di Botticelli, Federico Barocci e Tintoretto), molte sono invece le opere di artisti italiani (Luca Giordano, Guercino, Giulio Cesare Procaccini, Giuseppe Crespi, Domenico Feti, Salvator Rosa, Carlo Maratta) e spagnoli del Seicento, fra i quali spiccano due grandi tele di Giuseppe Ribera raffiguranti Apollo e Marsia e Sant’Andrea, di eccezionale qualità pittorica.
Con il tramonto di Brugge, centro propulsivo dell’arte del XV secolo, Bruxelles e Anversa diventano le città d’arte dalle quali fiorisce una scuola manieristica ispirata dichiaratamente a quella italiana e necessaria premessa alla grande stagione barocca di Pieter Paul Rubens e della sua scuola, ben rappresentata dalle molte opere del maestro di Anversa in esposizione, ma anche di Van Dyck e Jakob Jordaens, sebbene sia da segnalare la chiusura temporanea di una delle sale dedicata proprio a Rubens.
Fra i molti dipinti di Van Dyck meritano una menzione particolare il magnifico ritratto dello scultore François Duquesnoy, e quelli dell’Ammiraglio genovese Gian Vincenzo Imperiale e del gesuita Jean-Charles della Faille, oltre ad un Martirio di San Pietro e ad un Sileno d’impronta marcatamente rubensiana.

Il percorso del Museo d’Arte Moderna, collocato nell’ala sotterranea inaugurata nel 1984 e dedicato alle opere del XIX e XX secolo, si apre con una panoramica sulla pittura di storia, con tele di importanti artisti francesi come Jacques Louis David e Ingres, segno anche del forte impatto che ebbero – nel corso dell’Ottocento – le correnti culturali francesi sulla pittura locale.
Ampio spazio è dedicato dunque alle grandi correnti pittoriche del realismo, del simbolismo, dell’impressionismo e del post-impressonismo con Courbet, Corot, Van Gogh, Gauguin, Seurat e Signac, ai quali si affiancano le opere di alcuni dei maggiori esponenti della pittura belga tardo-ottocentesca, James Ensor e Fernand Khnopff.

La selezione delle opere mira a sottolineare, inoltre, lo stretto legame con i primi movimenti operai, tema fortemente sentito nella pittura e nella scultura del XIX secolo, a cominciare da Constantin Meunier, per proseguire proprio con Ensor e lo storico Gruppo dei XX che si affermò – prima vera avanguardia artistica dopo l’indipendenza del Belgio – negli anni Ottanta secolo.

Nelle cinque sale dedicate al XX secolo, il percorso cronologico attraverso la pittura contemporanea sembra lasciare sempre maggior spazio alle correnti pittoriche internazionali, caratterizzando in maniera molto diversa la visita.

Non manca infatti nessun grande nome, da Matisse a Mirò, da Oskar Kokoschka a Chagall, Vlamnick, De Chirico, Dalì e Picasso, fino ad un altro felice momento per la pittura belga: il surrealismo di René Magritte e Paul Delveau. Quattro i dipinti di Magritte ancora esposti all’ottavo livello sotterraneo del complesso – Le joueur secret, L’empire des lumières, La voleuese e La réponse imprévue – piccolo ma straordinario assaggio di quello che, a partire dal prossimo anno, potrà proporre il Museo dedicato all’artista, concepito per ospitare oltre 200 opere del maestro.

Chiude la visita una breve panoramica delle tendenze internazionali che hanno improntato l’arte del Novecento dopo la seconda guerra mondiale, con opere di Michelangelo Pistoletto, Lucio Fontana, Alexander Calder, Francis Bacon, Arnaldo Pomodoro e molti altri. Fra queste, mi piace segnalare un’opera “pop” dell’artista belga Marcel Broodthaers intitolata Moules rouges casserole (1965), ironica e divertita “strizzata d’occhio” al concetto di “belgitude”.

Per una visita virtuale del Museo: Fabritius.be
Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique
Musée d’Art ancien & Musée d’Art moderne
Rue de la Régénce, 3 – 1000 Bruxelles

Informazioni:
tél. : +32 (0)2 508 32 11
fax : +32 (0)2 508 32 32
info[at]fine-arts-museum.be

Didascalie immagini:

1. MRBAB – Ala Balat – forum

2. MRBAB – Ala Balat – piano primo

3. Bottega di Hieronymus Bosch, (ca. 1520-1530)
Trittico della tentazione di Sant’Antonio, particolare
tempera su tavola
133,5 x 118 x 1,1 cm. (tavola centrale)

4. Pieter Brueghel il Giovane
Adorazione dei Magi sotto la neve
tempera su tavola
36 x 56 cm.

5. Jacques-Louis David (1793)
La morte di Marat
olio su tela
165 x 128 cm

6. Paul Signac (1906)
La calanque
olio su tela
73 x 93 cm.

7. Jules Schmalzigaug (1917)
Il barone Francis Delbeke
Gouache e pastello su cartone
89,5 x 125,5 cm.

8. René Magritte (1927)
L’homme du large
olio su tela
139 x 105 cm.

9. Arnaldo Pomodoro (1960)
Colonna del Viaggiatore
bronzo
239 x 70 x 49,7 cm.

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