Firenze: a Palazzo Strozzi per conoscere i segreti degli impressionisti

Redazione
16 luglio 2008

Firenze: a Palazzo Strozzi per conoscere i segreti degli impressionisti
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Nell’anno in cui la Toscana celebra il centenario dalla morte di Giovanni Fattori, Palazzo Strozzi offre una mostra che mira a “svelare” le tecniche pittoriche degli impressionisti, congiungendo idealmente l’arte italiana del XIX secolo a quella francese coeva.
Sessanta le opere in mostra, provenienti dalla collezione del Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud di Colonia.

«Una grande mostra, dedicata ai capolavori dei maestri impressionisti, che svela i segreti e le tecniche “nascoste” di alcuni tra i più celebri dipinti del mondo. Impressionismo: dipingere la luce. Le tecniche nascoste di Monet, Renoir e Van Gogh, si terrà a Palazzo Strozzi dall’11 luglio al 28 settembre 2008 e vedrà esposte oltre sessanta opere, tra cui capolavori di Manet, Monet, Renoir, Van Gogh, Gauguin, Caillebotte, provenienti dal Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud di Colonia.

La mostra non si limita a presentare al pubblico straordinari dipinti raramente esposti fuori dal territorio tedesco, ma invita il visitatore ad ammirare le opere impressioniste non solo come capolavori, ma quali straordinari esempi di una tecnica pittorica rivoluzionaria.

Alcune innovazioni, tra cui l’introduzione dei tubetti di colore, delle valigette e di nuovi pennelli, permisero per la prima volta agli artisti di trasferirsi all’aria aperta e di dipingere con una libertà senza precedenti. Non solo, anche le nuove teorie scientifiche sul colore stimolarono i pittori ad analizzare attentamente gli effetti di luce e ombra e a riportarli sulla tela.

La mostra offre la possibilità di osservare le tele impressioniste analizzandone le tracce lasciate da pennelli, matite e spatole, per meglio comprendere come lavorassero gli artisti e come abbiano creato le loro opere. I capolavori di questi pittori sono spesso enigmatici e le opinioni espresse da critici e studiosi non sempre corrispondono a quanto riscontrabile nelle opere stesse. Gli esperti si avvalgono di lenti di ingrandimento, raggi x, riflettografie infrarosse e di altre tecniche sempre più sofisticate, per trovare una risposta a queste domande, ma spesso i risultati delle ricerche non sono definitivi.
Impressionismo: dipingere la luce espone alcuni dipinti sui quali non si è ancora fatta chiarezza e invita il pubblico a esprimere la propria opinione e a raccogliere gli indizi presenti nella mostra; costituisce quindi, la prima esposizione che propone al visitatore di calarsi nei panni dei curatori e degli esperti, partecipando al loro lavoro di ricerca.

Il percorso culmina nella scoperta che un dipinto appartenente alla collezione del WallrafRichartz-Museum, a lungo ritenuto un Monet, è in realtà un falso coevo!

I dipinti impressionisti non sono solo capolavori, ma anche dei puzzle. La mostra invita il pubblico a riflettere su tre domande fondamentali relative a ogni singola opera:

– è stata realizzata in maniera veramente spontanea? L’obiettivo di molti impressionisti era cogliere l’impressione di un preciso istante e tradurla sulla tela in modo del tutto spontaneo, ma non sappiamo quanto questi pittori fossero davvero istintivi. Questa sezione della mostra presenta i risultati degli studi in materia: disegni oggi invisibili perché coperti da strati di colore, schizzi realizzati a scopo di studio e altre meticolose preparazioni, dimostrano come, dietro a un’apparente spontaneità, artisti come Gauguin, Van Gogh o Caillebotte lavorassero in modo metodico. La riflettografia infrarossa eseguita sul Ponte di Clichy di Van Gogh, rivela ad esempio un dettagliato disegno preparatorio e linee di costruzione prospettica

– è stata dipinta veramente all’aria aperta? Questa domanda riferita al luogo di creazione dei dipinti, ha trovato una risposta, per esempio, nel rinvenimento di granelli di sabbia mescolati ai colori del Mare a Saint-Palais di Armand Guillaumin e nella scoperta di polline di pioppo in Biancheria stesa ad asciugare sulla riva della Senna di Gustave Caillebotte. Questi dati dimostrano che i due quadri furono effettivamente dipinti en plein air

– è veramente compiuta? Tra le critiche iniziali che investirono le opere impressioniste vi era quella della loro apparente incompletezza. Lo stile rapido, la frequente assenza della firma e della vernice finale, contrastavano con le consuetudini del tempo e rappresentavano un problema per critici, collezionisti, mercanti e addirittura per gli artisti stessi. La cornice divenne l’elemento che denotava la completezza del quadro, poiché molti pittori reputavano che la sua forma e il suo colore dovessero armonizzarsi con il dipinto, esaltandolo. Camille Pissarro, per esempio, era un sostenitore della semplice cornice bianca, come quella ricostruita per Frutteto a Pontoise, tramonto. Oggi, purtroppo, sono molto rari i quadri impressionisti che conservano ancora la cornice originale

L’ultima domanda che la mostra pone al visitatore è: “Come vediamo oggi i dipinti degli impressionisti?”. Tutte le opere cambiano nel tempo, sia per effetto di un naturale processo di invecchiamento, sia a causa di interventi, ritocchi e restauri. Gli studi condotti dimostrano come le alterazioni della tela, della preparazione o degli strati cromatici, influiscano sull’aspetto complessivo dell’opera. In Fattoria a Bazincourt di Pissarro, ad esempio, sono state individuate aggiunte apportate da mani estranee allo scopo di “migliorare” il dipinto. Allo stesso modo, le moderne tecnologie possono smascherare falsi realizzati quando gli artisti erano ancora in vita, segno della loro crescente fama, o confermare l’incerta attribuzione di un dipinto a un artista famoso. Ne è un esempio, nell’ambito della mostra, il dibattito sull’assegnazione del Ritratto di una giovane donna, proposto come opera di Edouard Manet.

La mostra è prodotta e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dal WallrafRichartz-Museum & Fondation Corboud di Colonia, con sostegno della Regione Toscana, della Provincia di Firenze, del Comune di Firenze, della Camera di Commercio di Firenze e dell’Associazione Partners di Palazzo Strozzi. Main sponsor della mostra Banca CR Firenze.

Impressionismo: dipingere la luce. Le tecniche nascoste di Monet, Renoir e Van Gogh giunge in Italia in un periodo in cui si celebra la pittura dell’Ottocento, in occasione del centenario della morte di Giovanni Fattori (1825-1908), il più noto dei macchiaioli. I capolavori di Van Gogh, Monet e Renoir in mostra a Palazzo Strozzi, completano dunque idealmente il programma di eventi organizzati a Firenze in onore del grande pittore toscano, collegando l’arte italiana e quella francese.

Oltre a invitare il pubblico a considerare i dipinti depositari di segreti su cui indagare, la mostra offrirà inoltre un programma pensato appositamente per le famiglie, che trasforma una sala della mostra nel set di un vero e proprio gioco poliziesco.»

Impressionismo: dipingere la luce
Le tecniche nascoste di Monet, Renoir e Van Gogh
11 luglio-28 settembre 2008

Firenze, Palazzo Strozzi
Orari: tutti i giorni 9.00-20.00; giovedì 9.00-23.00
Accesso in mostra consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura
Informazioni in mostra: tel +39 055 2645155
www.palazzostrozzi.org
www.impressionismofirenze.it

Didascalie immagini:

Alfred Sisley (1839-1899)
Ponte ad Hampton Court, 1874
olio su tela
45,5 x 61 cm
Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud, Colonia

Claude Monet (1840-1926)
La Senna ad Asnièrs, 1873
olio su tela
54,2×72,5 cm
Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud,Colonia

Edouard Manet (1832-1883)
Mazzo di asparagi, 1880
olio su tela
46,5 x 55 cm
Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud, Colonia

Gustave Courbet (1819-1877)
Castello di Chillon, 1873
olio su tela
54,1 x 65,3 cm
Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud, Colonia

Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901)
Barca di pescatori, 1880
olio su tavola (legno di pioppo)
14 x 23,5 cm
Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud, Colonia

Paul Signac (1863-1935)
Capo di Noli, 1898
olio su tela
93,5 x 75 cm
Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud, Colonia

Vincent van Gogh (1853-1890)
Ponte di Clichy, 1887
olio su tela
55 x 46,3 cm
Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud, Colonia

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One Comments

  • Oscar Morosini

    Mi sono sempre chiesto, come fa un pittore in una giornata di sole, a fermare l’attimo sulla tela? Ciò è possibile, parzialmente, in una giornata coperta dove comunque l’intensità della luce varia con lo scorrere delle ore. Penso piuttosto
    che il pittore impressionista
    fa un “riassunto” delle sensazioni cromatiche delle ore che vive all’aperto dipingendo. Monet, con i suoi covoni, ad esempio, è forse quello che più ha tentato di “fermare l’attimo”
    ma in realtà penso che anche lui riassumeva il tempo, seppur più breve degli altri,che stava vivendo, cambiando tela ogni tot tempo. Molto tempo fa ho tentato anch’io e dopo scarsi risultati ho adottato questo sistema:dato che mi piaceva dipingere all’aria aperta il mattino, la sera prima andavo sulla scena a fare l’abbozzo alla prima per risolvere le forme, prospettiva etc, poi al mattino tornavo e così mi potevo dedicare solo al colore, ai toni e le ombre.
    La difficoltà erano proprio le zone in ombra che ovviamente erano continuamente in movimento ed a dire la verità
    molte volte mi risultavano ombre come se ci fossero stati due o più soli! Decidevo allora quale mi piaceva di più e spostavo di conseguenza quelle non corrette rispetto alla mia scelta.Era quindi un riassunto, non un’istantanea.
    Con l’olio si poteva fare.
    Con l’acquarello si può fissare più velocemente il tempo ma comunque eseguendo veloci lavori di dieci minuti e quindi non pensando neppure ai dettagli, neppure i più evidenti.
    Tornando ai miei comunque e sempre amati impressionisti sono convinto
    che ognuno avesse un proprio sistema seppur uniti dall’interpretare la luce come se annusassero un profumo.Dipingevano molto en plain air senz’altro, ma allora nei campi c’erano i fiori e poco cemento…….

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