CD Review: “Bossanuova”, di Mell Morcone

Idranet
18 settembre 2008

Bossanuova

Si chiama “Bossanuova”, un titolo che può avere più significati. Da una parte, la Bossa Nova (“voce nuova”, ma anche “nuova fissazione”), il genere brasiliano di Tom Jobim, Vinicius de Moraes, João Gilberto e tanti altri artisti, nato alla fine degli anni ’50 ed evolutosi con forza negli anni a venire. Dall’altra, potrebbe significare una “nuova concezione” della Bossa tradizionale, rivista attraverso composizioni, suoni ed arrangiamenti originali. Stiamo trattando dell’ultimo CD dell’ottimo pianista jazz Mell Morcone, prodotto da Alessio Brocca per Music Center nel 2007 e registrato (con un’incisione di qualità) a Milano.

La Bossa Nova tradizionale è minimalista, talora quasi sussurrata, con un’accompagnamento che originariamente era soprattutto chitarristico (ma anche pianistico, ad esempio con lo stesso Jobim): una sorta di samba lenta con un ritmo, o meglio, un andamento sincopato, cadenzante, e talora incalzante. In “Bossanuova” (che è anche il titolo del primo brano del disco) mancano del tutto sia il canto che la chitarra, poiché le parti principali sono affidate al pianoforte di Mell Morcone e ai flauti di Carlo Nicita; al basso elettrico (Enrico Lombardi) fa contrasto la classicità dei suoni del violoncello (Saverio Gliozzi), mentre il sostegno percussivo è affidato alla batteria di Riccardo Tosi e, in un brano (“Cilindro”), alle percussioni di Antonio Squillante. Un quintetto di ottimi musicisti, che è la formazione utilizzata da Mell Morcone anche per le esecuzioni dal vivo.

Permane in tutto il disco un’atmosfera malinconica e un poco nostalgica propria della bossa tradizionale; ma se molti interpreti storici (e, in rari casi, anche recenti) riescono ad arrivare “in profondità”, a “commuovere”, qui ci troviamo di fronte ad un “Bossa Nuova” un po’ più occidentalizzata, improvvisata ma con la precisione della musica scritta, molto ricercata sia nella costruzione formale, sia nell’accostamento degli strumenti, sia nella sonorità e nell’atmosfera complessiva. La formula del quintetto, con i musicisti che non sempre suonano contemporaneamente, permette di rendere molto essenziali melodie (molto gradevole l’impiego dei diversi flauti da parte di Carlo Nicita) e accompagnamento ritmico e armonico (che pure è molto articolato, e riserva varie sorprese); anche i brani di carattere più accentuativo non sono mai troppo marcati, e tutto si svolge con un equilibrio che rende l’intero disco gradevole all’ascolto, proiettandoci in diverse dimensioni: da un’esecuzione “live” in un locale o un teatro, alla musica di scena o di sottofondo alle sequenze di un film.

L'”occidentalità” e la commistione con altri esempi musicali, peraltro, produce anche dei momenti che meno hanno a che fare con la Bossa tradizionale: ora il violoncello o il flauto traverso suggeriscono atmosfere classiche, ora ci troviamo di fronte ad assoli che sono a metà strada tra il jazz d’avanguardia e la musica del novecento, ora non mancano accenni al jazz occidentale “storico” (o addirittura a Gershwin in alcuni passaggi del brano per piano solo “Sorso”, a nostro giudizio uno dei meno legati al tema della “Bossa”, e una delle migliori composizioni del disco), ora infine c’è un richiamo evidente alla musica etnica, per modi, ritmi, temi e sonorità, ad esempio in “Cilindro” o nel valzer “felliniano” di “Maschere”.

Nel complesso, un disco di qualità, che fa emergere le doti pianistiche e compositive di Mell Morcone, insieme a quelle dei musicisti che hanno collaborato con lui. Un’ottimo ensemble, che ci auguriamo possa realizzare in futuro quello che sembra quasi un ossimoro: continuare produrre musica di qualità, con sempre maggior successo…

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