Festival Roma, applausi fuori concorso per Bisio e “I Picchiatelli”

Redazione
31 ottobre 2008

Inizia con toni polemici la conferenza di ‘Si può fare’, uno dei film più applauditi dalla stampa al terzo Festival di Roma, ma presentato fuori competizione nella sezione Anteprima. “Perché non è in Concorso? Non lo so”, dice il regista Giulio Manfredonia. “Scrivetelo”, ribatte Claudio Bisio. “Eravamo pronti a concorrere, anche se non sono Manoel de Oliveira” aggiunge il regista. Mentre il capo-comico di Zelig rincara la dose: “A me piace la gara”.



Oltre a Bisio, protagonisti di ‘Si può fare’ Anita Caprioli, Giuseppe Battiston, Giorgio Colangeli, Bebo Storti e un nutrito gruppo di ottimi “picchiatelli”: Andrea Bosca, Giovanni Calcagno, Michele De Virgilio, Carlo Giuseppe Gabardini, Andrea Gattinoni, Natascia Macchniz, Rosa Pianeta, Daniela Piperno, Franco Pistoni, Pietro Ragusa, Franco Ravera, Tony D’Agostino, Daniele Ferretti. Picchiatelli perché il film, che esce oggi in 95 copie distribuito da Warner Bros., inquadra nella Milano da bere anni ‘80 una cooperativa di malati mentali appena dimessi dai manicomi per la legge Basaglia dove, dopo l’allontanamento dal sindacato, viene mandato Nello (Bisio), “rosso” ma pronto a dialogare con il mercato: i disabili si trasformeranno in provetti parquettisti. “La sceneggiatura mi ha emozionato soprattutto perché - dice Bisio - non è una favola, ma una storia vera. Questa è la mia esperienza cinematografica più importante, quella che più mi ha richiesto un vero lavoro attoriale, da teatro”. “Una storia forte e ben raccontata - aggiunge la Caprioli - sulla linea di confine tra follia e non follia, in cui interpreto una donna desiderosa di affermare la propria individualità come tante negli ‘80″. Scritto da Manfredonia con Fabio Bonifacci (anche autore del soggetto, “scritto in una sola notte nel 2002″) dopo aver frequentato la coooperativa Noncello di Pordenone e un centro di igiene mentale nell’hinterland milanese, ‘Si può fare’ per Bisio conferma che “la Basaglia segna un punto di non ritorno, come il divorzio e l’aborto: una base di civiltà indelebile”, mentre, in riferimento al suo sindacalista Nello, l’attore sottolinea: “L’esistenza del sindacato è frutto delle lotte operaie dell”800: non per fare il marxista, ma il padrone cercherà sempre il profitto, per cui i lavoratori devono tutelarsi collettivamente. Lo scollamento odierno? Non lo vedo, il sindacato è una necessità dei lavoratori”. Il regista rivela di aver “visto con la troupe il making of di ‘Qualcuno volò sul nido del cuculo’, cercando tra commedia e realismo di raggiungere quella stessa verità, oltre a documentarmi ampiamente, anche al museo della mente di Santa Maria della Pietà, tra letti di contenzione, elettroshock e pure la malaria-terapia, con i pazienti trattati con mosche infette”. Sulla scelta di Bisio quale protagonista, Manfredonia evidenzia “la grande sensibilità di Claudio per il mondo del lavoro, oltre a essere il mattatore e talent scout richiesti dal ruolo”. Mentre per i picchiatelli c’e’ stato “un pre-provino durato tre mesi, con esercitazioni border-line al Museo della mente”. Da ultimo, il regista spiega perché il film non sia interpretato da veri disabili psichici: “Ideologicamente, per me il cinema si fa con gli attori, se no è documentario, che è pregevole ma un’altra cosa. Inoltre, mettere in scena dei malati con i propri disagi autentici non mi piace, mi sembra un’opzione da entomologo. E magari nemmeno avrebbe funzionato”.

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