Pupi Avati racconta “Gli amici del bar Margherita”

Redazione
11 novembre 2008

“Avevo bisogno di spalancare le porte e le finestre della casa di Michele Casali, ‘Il papà di Giovanna’, e far entrare in quel buio la luce e la festosità dei giorni del bar Margherita, popolato nel ‘54 da una serie di personaggi indimenticabili, eroi di un mondo del quale avrei voluto far parte ma dal quale, io ragazzino di 17 anni, ero per forza di cose escluso”. Pupi Avati racconta così le suggestioni “di una storia di una città (Bologna, ndr), in cui la giovinezza veniva sperperata attraverso la disinvoltura, dove bastava divertirsi e divertire gli altri per dare un senso alle proprie giornate”.



Elementi che hanno portato Avati a realizzare ‘Gli amici del bar Margherita’, commedia corale interpretata da Diego Abatantuono, Laura Chiatti, Fabio De Luigi, Luigi Lo Cascio, Neri Marcorè, Luisa Ranieri, Pierpaolo Zizzi, Claudio Botosso, con la partecipazione di Gianni Cavina e Katia Ricciarelli, previsto nelle sale dal 3 aprile 2009. “Nei riguardi di quel tempo vivo una nostalgia crescente - dice Pupi Avati - e spero tanto che dall’alto dei cieli qualcuno mi possa far tornare almeno 2 o 3 giorni a quel periodo, in via Saragozza, di fronte al Bar Margherita”. Luogo che incarnava quella che il regista definisce “un’era arcaica”, regolata da una sorta di decalogo (’al Bar non si portano mogli, madri, sorelle, figli e nipoti’ oppure ’se ti metti con una che non ti fa più venire al Bar, si avvia l’organizzazione per fartela mollare’) e popolato da vari personaggi. Tra questi Al, boss del locale che arriva sempre poco prima della chiusura (interpretato da Abatantuono), Manuelo, truffaldino ed eterotomane (Lo Cascio), oppure Bep (Marcorè), innamorato di un’entreneuse (la Chiatti), e Gian (De Luigi), aspirante cantante con il sogno di andare a Sanremo: la loro storia passa attraverso gli occhi di Taddeo (Zizzi), ragazzo che farebbe carte false pur di diventare un frequentatore del bar. “Si scopre sempre qualcosa di nuovo lavorando con Avati - racconta Abatantuono - e aver preso parte a questo film mi ha riportato alla mente una parentesi della mia vita, quando quindicenne andavo al bar. E’ lì che ho imparato le cose della vita, come giocare a biliardo, che poi è l’unica cosa che so fare”. Prodotto da Antonio Avati, in collaborazione con Rai Cinema, il film si avvale delle musiche originali di Lucio Dalla. “Dopo molti anni mi sono riappacificato con Dalla - racconta Avati - e ho smesso di odiarlo quando ho trovato un altro strumento che non fosse il clarinetto con il quale ‘dirmi’. Pur rimanendo Riz Ortolani il musicista di tutti i miei film, anche con lui abbiamo pensato che nessuno meglio di Dalla avrebbe potuto raccontare in musica quel contesto, questa storia; epoca in cui, a differenza di oggi, non si delegittimavano i giovani dal sognare, poiché dimenticati sia dal mercato, che non esisteva, sia dall’attenzione morbosa dei media, che avevano altro di cui occuparsi: la nostra disinvoltura nasceva proprio da questo, da una spensieratezza che ai ragazzi di oggi è stata tolta”. Sarà proprio Pupi Avati, infine, il protagonista della XXVII edizione di ‘Primo piano sull’Autore’, rassegna sui protagonisti del cinema italiano diretta da Franco Mariotti (con la consulenza di Tullio Kezich). L’evento si terrà ad Assisi dal 17 al 22 novembre.

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