Parigi: il “vuoto” in mostra al Centre Pompidou

Federica Ratti
13 marzo 2009

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Let’s do nothing, and it will probably be art (Andy Warhol)

Fino al 23 marzo le ultime sale del quarto piano del Centre Pompidou di Parigi sono… completamente vuote. Vuote ed imbiancate alla perfezione per una precisa scelta curatoriale: si tratta infatti dell’allestimento di “Vides”, una retrospettiva sulle esposizioni che, a partire da quella di Yves Klein nel 1958, non hanno esposto niente, lasciando vuoti gli spazi per i quali erano state pensate.

Scopriamo così che l’idea di esporre il vuoto è ricorrente nella storia dell’arte degli ultimi cinquant’anni, ma che per ogni artista la scelta del vuoto ha assunto un significato diverso: atto di rivendicazione politica ed economica per Maria Eichhorn (2001), apogeo dell’arte concettuale e minimale per Robert Barry (1970), mezzo per celebrare l’architettura del museo per Bethan Huws (1993), oppure radicalizzazione che manifesta la rinuncia ad ogni pratica artistica come per Laurie Parsons (1990).

La “visita” della mostra è senza dubbio singolare – grandi sale vuote, illuminate a giorno, pareti bianche sulle quali campeggiano poche e isolate scritte dipinte di nero – e può suscitare le reazioni più diverse. Di certo è una provocazione che non lascia indifferenti. Ma sarà vero che anche il vuoto può essere arte?

VIDES
Une rétrospective
25 febbraio – 23 marzo 2009
Musée national d’art moderne
Centre Pompidou – livello 4, sale 18-31

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