Libri: “Il casellante” di Andrea Camilleri

Laura Bustaffa
20 maggio 2010

Concludiamo il trittico di favole metamorfiche di Camilleri con il racconto più dolorosamente attaccato alla realtà: Il casellante.

Sebbene la cronologia delle uscite riveli un ordine diverso (Maruzza Musumeci, Il casellante, Il sonaglio), il romanzo che sembra aprire la trilogia è proprio l’ultimo di cui ci occupiamo.

Innanzitutto per il diverso e più stretto legame con la realtà: il soprannaturale in questo romanzo non interviene mai, se non nella forma dell’improbabile casualità. In secondo luogo la metamorfosi sceglie una forma arboricola, più arcaica di quelle animali precedenti e molto più giustificata dal punto di vista psicologico, espressione realistica di una nevrosi. Infine, e proprio per il legame chiarissimo con la psicologia del personaggio, la metamorfosi è reversibile e si vanifica improvvisamente con lo sciogliersi dell’intreccio.

Anche dal punto linguistico Il casellante sembra precedente, più involutamente dialettale e meno intriso di mitologia, di incroci con altre narrazioni.

Il legame con gli altri romanzi brevi, comunque, è garantito da somiglianze nella struttura e da un sistema di personaggi simile: il ruolo centrale è svolto sempre dal rapporto difficile e delicato fra uomo e donna, in cui la società si piega talvolta a interferire e che è sospinto dalla mano della Storia.

In tutti e tre i libri protagoniste delle mutazioni sono delle donne: il mondo femminile appare separato da quello maschile, misterioso, incomunicabile. Dal canto loro i protagonisti maschi si accontentano di subire passivamente quello che il Burattinaio impone loro, lamentandosi al limite della cattiva sorte. Nino Zircuti, protagonista del Casellante, è forse l’esempio più chiaro fra questi: schiacciato fra il potere dell’Insondabile, che gli fa vincere la lotteria e quasi perdere la moglie, e l’incomprensibile potere degli uomini che lo difende senza un motivo apparente.

Bisogna dire che in quest’ultimo romanzo, però, le diverse parti compongono un complesso più armonico e sensato, una struttura più lineare. Forse per questo manca il senso della favola, manca un po’ il gusto del narrare fine a se stesso che invece caratterizzava gli altri racconti.

Tre libri molto simili e molto diversi, in definitiva, tre favole metamorfiche che reclamano il loro posto particolare nella produzione di Camilleri.

Andrea Camilleri

Il casellante

Sellerio, 2008

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