Libri: “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza

Laura Bustaffa
27 maggio 2010

Un “romanzone” che è una corsa affannata nel tempo, un quadro novecentesco multiforme e superficiale, la vita di una donna fuori dagli schemi espressa nei diversi, moltissimi personaggi.

Anche chi ignori, anzi forse soprattutto chi ignora quale sia stata l’esperienza di vita di Goliarda Sapienza troverà una certa difficoltà a sfuggire al fascino di questo romanzo. È un fascino che si esprime soprattutto nel ritmo: inarrestabile, battente, potente L’arte della gioia comincia la sua corsa alla prima pagina e si spegne, sfinito, all’ultima senza grossi momenti di sosta, rallentando solo un poco.

È quindi un peccato che una voce così forte e convinta non riesca a fare di più, a creare personaggi che non siano maschere un po’ statiche, immagini spinte dal destino o dalla forza della narratrice – in realtà scopriamo, nella postfazione di Domenico Scarpa, che sono vettori di una parte dell’esistenza dell’autrice stessa.

È un peccato anche che l’intreccio non riesca a svincolarsi da una serie di eventi tutto sommato prevedibili, soprattutto nella prima parte, una versione femminile dell’homo faber fortunae suae interessante ma debole nello svolgimento.

Modesta, la protagonista, è fin troppo il cuore di tutta la narrazione, diventa un’immagine più che un personaggio: centro della rete di relazioni sessuali che si intrecciano, figura materna non solo per tutti i bambini che vediamo nascere ma anche per tutte le coscienze infantili del romanzo, particolarmente delle donne.

L’arte della gioia ha aspettato dieci anni prima di essere pubblicato e questo forse ne spiega le dimensioni; quello che questa lunga attesa non spiega è la scarsa cura, il modo quasi sciatto e la tensione calante che caratterizza il romanzo dalla metà in poi. Certamente la vita di Modesta è alla fine, la sua forza propulsiva si sta esaurendo ma questo non spiega la concentrazione che riassume in una paginetta dieci anni di vita della protagonista.

Il romanzo si chiude con un invito a raccontare: un cerchio, quindi, che rimanda allo stesso atto che portò Sapienza a scrivere, ma che in qualche modo brucia il personaggio di Modesta, lo chiude tutto nella voce narrante.

Dall’Arte della gioia, comunque, non si può sfuggire: dopo aver ascoltato anche per poco il tamburo battente della voce di Modesta si è spinti inesorabilmente ad arrivare in fondo, e non solo per sapere “come andrà a finire”. Immagini memorabili ci restano impresse, colori, metafore: la storia di una donna forte, capace e profondamente viva.

Goliarda Sapienza

L’arte della gioia

(Einaudi, 2008)

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