“Il fiume e le sue fonti”: le opere di Thomas Scheibitz alla Collezione Maramotti

Michela Mori
2 febbraio 2011

Dal 6 febbraio, fino al 10 aprile, la Collezione Maramotti di Reggio Emilia presenta una mostra di dipinti e sculture di Thomas Scheibitz, uno dei più significativi artisti tedeschi contemporanei, che nel 2005 ha rappresentato la Germania alla Biennale di Venezia.

Nella complessa struttura compositiva delle opere di Scheibitz, i variati elementi iconici e tettonici costituiscono o alludono a trasposizioni astratte, para-geometriche, di figure e segni tratti dal deposito collettivo di immagini che la cultura visuale storica e i diversi media, dalla pubblicità al cinema, mettono oggi a disposizione. Nel processo di costruzione pittorica messo in atto dall’artista, questi elementi sono sempre caratterizzati da un’accentuata inscrizione prospettica, che si è mantenuta costante nell’evolversi del suo linguaggio.
Un analogo procedere si manifesta nelle sue sculture: l’artista traspone ermeticamente in articolazioni plastiche astratte le figure che ha raccolto nell’esplorazione sistematica dell’immaginario visuale collettivo, evolvendo la citazione in invenzione. Per questo da oltre un decennio egli fa regolarmente coesistere nelle sue esposizioni opere su tela e strutture tridimensionali.
Il progetto concepito da Scheibitz per la Collezione Maramotti è costituito da tre grandi tele e da una scultura, dove né la scultura è un’estensione tridimensionale dell’iconografia del quadro, né i dipinti ripetono bidimensionalmente la tipologia d’immagini della scultura. Mentre quest’ultima appare come la possibile versione monumentale di un geroglifico estrapolato da un linguaggio sconosciuto, le tre opere su tela mettono piuttosto in atto una rappresentazione astratta che evoca e mitifica la scena e gli elementi plastici del teatro suprematista e del Bauhaus.
Accompagna la mostra un libro d’artista, con un regesto di immagini e disegni selezionati dall’artista dal proprio archivio iconografico che costituisce la base del suo lavoro. Il volume è strutturato in capitoli, ognuno dei quali rimanda a una delle opere presentate nella mostra, mettendone in luce la modalità processuale e di ideazione. Il libro, edito da Gli Ori, contiene inoltre un testo critico di Mario Diacono, in italiano e in inglese.
La Collezione Maramotti con questa mostra prosegue l’attività progettuale, esponendo opere realizzate ad hoc dagli artisti invitati, che divengono parte della Collezione permanente con l’obiettivo di fondere pratiche di acquisizione e di accrescimento del patrimonio iconografico con quelle della sua fruizione pubblica.

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