A Chiasso torna il Festival di Cultura e Musica Jazz

Michela Mori
20 febbraio 2011

Ritorna per la gioia degli appassionati – per il quattordicesimo anno consecutivo – il Festival di Cultura e Musica Jazz di Chiasso, una delle più originali e interessanti rassegne musicali proposte sul territorio svizzero e insubrico. “Jazz around the Rock” è il titolo di questa edizione. Un titolo che richiama in maniera immediata i mitici anni ’50, un periodo di grandi cambiamenti sociali ed economici, che da tutti viene associato soprattutto alla musica e, in particolare, al Rock’n Roll.

Armando Calvia, Direttore Cinema Teatro di Chiasso, Comitato Festival Jazz 2011:
“Ogni rifiuto del linguaggio è la morte” scriveva il grande critico e letterato francese Roland Barthes e, considerando idiomatica la natura dei suoni dall’esperienza pratica musicale in genere, è facile comprendere quanto lo sviluppo della musica jazz negli ultimi cento anni abbia rappresentato la più innovativa e vitale tra le manifestazioni dell’arte dei suoni del XX secolo. La peculiarità più straordinaria della musica afroamericana è stata sin dall’inizio la capacità di rinnovarsi continuamente generando nuovi stili e stilemi, ma anche di entrare in simbiosi e flirtare con tutte le espressioni musicali, sia colte che popolari, contaminandole senza peraltro mai perdere la propria identità stilistica. Si pensi ai primissimi esempi di Ragtime, in cui il caratteristico andamento della mano destra del pianista riproduceva lo stile tipico dei suonatori di banjo della Louisiana, mentre la sinistra dettava un caratteristico ritmo di marcia all’europea. Questa propensione alla fusione ha permesso in pochi anni alla musica afroamericana di relazionarsi efficacemente con opere di compositori classici quali Bach e Mozart, arrivando ad abbracciare generi antitetici e molto lontani come il rock psichedelico o il progressive rock di gruppi come i Soft Machine ed i King Crimson.

L’idea contenuta nel titolo di questa nuova edizione del Festival di cultura e musica jazz di Chiasso assume una doppia valenza poiché, se è vero che il progetto è dedicato alla contaminazione tra il rock ed il jazz , tra le righe ci permette anche di ripercorrere in parallelo quel processo sociologico, iniziato proprio negli anni Cinquanta, che vede oggi la sua piena realizzazione in un mondo globalizzato, in cui culture, espressioni, linguaggi ed idee si contaminano a vicenda ininterrottamente. La musica e l’arte hanno ancora una volta precorso i tempi dell’uomo, anticipando attraverso le loro trame ciò che solo oggi ci appare evidente ed inevitabile. Varia nella sua ricercatezza la scaletta dei concerti in programma , a cominciare da quello d’inaugurazione di giovedì 24 febbraio, impreziosito dalla presenza straordinaria di uno dei capostipiti della fusion degli anni ’70: Miroslav Vitous. Musicista tra i più simbolici del jazz-rock, Vitous proprio a Chiasso presenterà in prima assoluta uno sviluppo del suo recente progetto dedicato allo storico gruppo dei Weather Report di cui è stato co-fondatore. Ma anche le altre serate promettono musica di qualità e originalità: dai soli del chitarrista texano James Blood Ulmer e del pianista Danilo Rea alla voce suadente e profonda di Mina Agossi; dall’omaggio di Giovanni Falzone e delle sue Mosche Elettriche al più pensante re del rock – Jimi Hendrix – all’omaggio di Rusconi ai Sonic Youth, cult band del rock yankee indipendente; dall’esplosiva esuberanza di una cantante come Ebony Bones, esponente di spicco del new soul psichedelico britannico, alla ripresa in chiave moderna – con il progetto Ballin’the Jack del newyorkese Matt Darriau – dello swing e della musica in voga negli anni ’40.
I concerti sono ospitati nello Spazio Officina Chiasso, il 24, 25 e 26 febbraio dalle ore 20.30.

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