Il doppio sguardo di Antonio Ciarallo ad Artificio

Michela Mori
6 marzo 2011

Fino al 3 aprile Artificio ospita le opere che ripercorrono il viaggio artistico di Antonio Ciarallo, artista nato a San Severo nel 1957. In mostra 20 tele realizzate tra il 1985 e il 2010 di un artista che ha fatto della sua grande sensibilità ed innata interpretazione emotiva la sua energia creativa, con un occhio rivolto all’interno di se stesso e l’altro alla superficie della sua tela

Dai suoi primi lavori degli anni ottanta, che risentono maggiormente delle influenze della Torino dell’Arte Povera e dell’Arte Concettuale in cui si è formato ispirato anche dall’amico e maestro Piero Ruggeri, passando per i “Cementi” degli anni successivi dove si libera del segno lasciando che una materia densa e pesante ricopra integralmente la tela, fino ad arrivare ai più recenti “Monocromi” dove Ciarallo opera una semplificazione cromatica dedicandosi dapprincipio al nero e al blu klein fino al passaggio che continua a sperimentare anche oggi, il bianco.

Scrive Massimo Riposati curatore della mostra “Intorno al bianco, che in Ciarallo non è mai assenza di colore ma costruita presenza, intorno e dentro il bianco si aggregano riflessi e presenze di materie mai estranee alla pittura, trame pittoriche desunte e in molti casi applicate che provengono dalla trama poetica del merletto, criterio per coniugare trasparenza e respiro pittorico, al solo servizio della poesia.
Le sue opere contengono quindi, con costruita e voluta sapienza, stati d’animo, emozioni con quella immediatezza tipica dell’azione di sintesi, espressione di un sentimento, che ogni volta emerge, come se avvenisse in quell’istante, concedendoci il privilegio di viverlo in prima persona.”

La mostra è accompagnata da un volume edito da Carte Segrete con testi di Gigliotti e Caruso.

Dal testo di Guglielmo Gigliotti “Un pittore è un pittore quando è la sua pittura.
Antonio Ciarallo è un pittore perché la triade monocromatica della sua pittura, ovvero il bianco, il nero e il blu, sono momenti della sua vita e rappresentano luoghi della sua mente. Nessun incontro con Ciarallo dice dell’artista quanto l’incontro con la sua pittura. Che è pittura a tendenza monocromatica, come detto, e d’evocazione informale, come tanti altri hanno scritto occupandosi di lui, ma che, nello sostanza più profonda, è pittura-Ciarallo, è pittura con un nome proprio, il nome di chi la fa, essendola.”

Dal testo di Raffaella A. Caruso “..la freschezza del linguaggio di Antonio Ciarallo ha radici più che ventennali: affondano nel fertile humus dell’ambiente torinese e nell’informale. Lo si intuisce – anche senza averne sottocchio i lavori più vecchi – da quella potenza del gesto che nessuna accademia può dare … Da questa esuberanza gestuale – che è poi generosità di cuore – nascono tele grezze, impregnate di bitume, grumose, ma le cui irregolarità concorrono senza sbavatura alcuna all’unità compositiva.”

Artificio è a Roma, in Vicolo della Campanella, 4

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