Luoghi dell’arte: il Museo del Novecento di Milano

Michela Mori
14 marzo 2011

A Milano è stato recentemente aperto il Museo del Novecento, un nuovo spazio dedicato all’arte del secolo scorso. Nato dall’idea di ospitare i più grandi nomi dell’arte contemporanea Italiana, e non solo, esso si sviluppa all’interno del Palazzo dell’Arengario, edificio adiacente Palazzo Reale, realizzato negli anni ‘30.

Lo stabile è stato espressamente ristrutturato e trasformato per dare ospitalità a circa quattrocento opere appartenenti alle Civiche Raccolte Artistiche del Comune di Milano – ma provenienti anche da diverse donazioni private, come quella della casa-museo Boschi Di Stefano, o come le collezioni Gian Ferrari e Jucker – appositamente scelte per ripercorrere la storia dell’epoca passata. Italo Rota e Fabio Fornasari sono stati gli architetti di tale progetto: lo spazio utilizzato, in apparenza contenuto ad un primo sguardo esterno, si estende in realtà in lunghezza per una superficie di 8200 mq, di cui 4000 adibiti a spazio espositivo.

L’architettura presenta infatti uno sviluppo verticale, permettendo alla struttura di slanciarsi verso l’alto, riadattando gli ambienti del vecchio edificio ai vari vani destinati ad ospitare le opere. Il visitatore è accompagnato nel suo cammino attraverso una rampa a spirale che ha il suo debutto al piano terra e che, seguendo il movimento ascendente tramite una serie di scale mobili, giunge ai livelli più alti; man mano che si prosegue nella salita, la superficie calpestabile si ristringe fino ad arrivare in cima. Da questa estremità, illuminati da Struttura al Neon (1951) di Lucio Fontana, attraverso le immense vetrate, si possono ammirare il Duomo e la sua Piazza da un’angolatura del tutto inedita.

A questo punto il pubblico deve ripercorrere il Palazzo “in discesa” per poter continuare il “cammino artistico”. Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, dell’anno 1901, è in testa nell’aprire il corteo alla schiera delle opere presenti. La scelta di ouverture non poteva essere delle migliori: adottando la tecnica del Divisionismo scientifico l’artista riesce a esprimere al massimo il concetto di socialismo umanitario, non solo con la decisione di collocare il popolo come protagonista in questa lotta, ma scegliendo di evidenziarlo posizionando in primo piano nella marcia una donna con il suo bambino.

Andando avanti nel percorso, siamo costretti a fare delle soste sui vari piani per apprezzare i capolavori degli artisti. Distribuendo i pezzi secondo un criterio cronologico, l’ordinamento riesce ad afferrare gli aspetti più rappresentativi delle maggiori correnti e delle figure più celebri che hanno attraversato il Novecento dagli inizi fino agli anni ‘80. In questo modo abbiamo la possibilità di ammirare il Cubismo di Picasso e di Braque e il Futurismo di Boccioni, improntato da un particolare sperimentalismo; si intravede il Divisionismo di Balla e Severini per poi passare alle famose nature morte di Morandi. Dalla metafisica di De Chirico che riabbraccia l’ambiente rinascimentale e classicista in opere come Il ritorno del Figliol Prodigo (1929), all’Astrattismo di Rho e Radice, giungendo allo Spazialismo di Fontana con i suoi Concetti Spaziali, ai quali è destinata un’intera area per via delle note implicazioni milanesi; dallo scultore Martini che sfrutta per la struttura compositiva la pietra di Finale, ad artisti provocatori come Piero Manzoni.

Il museo non vuole essere solo centro espositivo ma luogo di stimoli sempre diversi, di continue ricerche e studi: ecco spiegata la presenza di laboratori per bambini, di una biblioteca sull’Arte Povera e sul Futurismo, di una sala dove proiezioni video, convegni, incontri di lettura e di altro genere potranno svolgersi assiduamente, seguendo i ritmi concitati della metropoli lombarda.

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