“La sala de baile”: a Modena l’arte incontra la danza

Michela Mori
11 giugno 2011

Una forma realizzata in tessuto che allude a un abito di foggia ottocentesca vola sospesa sotto la cupola della Palazzina dei Giardini, riflessa da alcuni specchi, come a muovere passi di danza, occupando l’intera area di ingresso dell’edificio. È “La sala de baile”, installazione di Anna Malagrida per la retrospettiva allestita fino al 19 giugno prossimo a Modena, opera che riprende in chiave contemporanea l’antica destinazione dell’edificio, in origine Casino delle Feste della corte Estense.

Parte da qui l’idea di promuovere un evento dedicato alla danza, organizzato dalla Galleria Civica di Modena in collaborazione con la Società di Danza – Scuola di danza ottocentesca di Modena, diretta da Fabio Mòllica, in occasione della Notte Europea dei Musei.
Sabato 14 maggio 2011 alle 20.30 alla Palazzina dei Giardini, in corso Canalgrande a Modena, è in programma una lezione di ballo grazie alla quale sarà possibile sperimentare le tradizionali danze ottocentesche, dal valzer alla quadriglia, sotto la guida di insegnanti esperti.
La lezione, della durata di un’ora circa, è ad ingresso gratuito e su prenotazione (tel. 059 203 2919 da mercoledì a domenica dalle 10,30 alle 13,00 o all’indirizzo biglietteria.galleria.civica@comune.modena.it ).
Chi lo desidera potrà assistere e visitare la mostra aperta per l’occasione fino alle ore 24,00.

La mostra allestita alla Palazzina dei Giardini, prima retrospettiva italiana dell’artista spagnola Anna Malagrida, coprodotta con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena in collaborazione con la FUNDACIÓN MAPFRE di Madrid, a cura di Isabel Tejeda, sarà aperta al pubblico fino al prossimo 19 giugno.
Il catalogo, Tf.Editores, è in lingua inglese, francese e spagnola (con testi in italiano in brochure allegata). Nel volume saggi di Rachida Triki, storica dell’arte all’Università di Tunisi, Martin Peran, critico d’arte e professore di storia dell’arte all’Università di Barcellona, testi di Isabel Tejeda, curatrice della mostra, e un’intervista ad Anna Malagrida.

L’Associazione Culturale Società di Danza è da un ventennio impegnata nello studio e nella diffusione della conoscenza storica della danza. Nata a Modena e Bologna, la Società di Danza è oggi presente in 28 città italiane e 12 città europee e svolge un complesso lavoro culturale, focalizzato sullo studio e la divulgazione della danza storica. Pubblica una propria collana libraria; organizza corsi di formazione per insegnanti, convegni e seminari di studio teorico e pratico; collabora con Istituzioni pubbliche e private, Musei e Università per la realizzazione di progetti inerenti la storia della danza e la danza storica. Dal 1998 collabora con l’Accademia Militare di Modena per la preparazione dei Cadetti ai Gran Balli formali.

Nata a Barcellona nel 1970 Anna Malagrida vive a Parigi dal 2004. Debutta come fotografa nel 1988, anno in cui si iscrive all’Universitat Autònoma de Barcelona dove in seguito ottiene una laurea in Scienze dell’informazione. Prosegue la sua formazione all’École Nationale Supérieure de la Photographie di Arles (1993). A partire dal 1998 sviluppa una personale poetica in equilibrio fra opacità e trasparenza, intimità ed esteriorità, vita quotidiana e rappresentazione indagando all’interno delle immagini i limiti fisici e concettuali del visibile. Le sue opere invitano lo spettatore a sperimentare un’esperienza bivalente, al contempo fisica e intuitiva. Una dualità proposta attraverso scenari ricorrenti – la finestra, la frontiera – utilizzati per far dialogare fra loro i diversi spazi e suggerire un’idea sottesa di instabilità o ambiguità. Anna Malagrida sonda il rapporto tra la fotografia e il mondo contemporaneo; emergono nel suo lavoro tracce evidenti di una riflessione costante sull’immagine nell’attualità, i limiti della fotografia e la dualità dello sguardo. La finestra è un motivo chiave della sua poetica, cui l’artista affida un ruolo strategico: è il limite fra interno ed esterno, soglia attraverso la quale invita lo spettatore a entrare in relazione con l’immagine fotografica. Elemento di separazione o frammento capace di unire lembi diversi della realtà, qualche volta è rappresentata anche come semplice vetro trasparente che non interferisce con la nostra percezione, ma prende in altre occasioni un carattere deliberatamente pittorico. Tuttavia non tutto è sempre visibile nel lavoro della Malagrida. Il quadro della finestra implica sempre un fuori campo che invita lo spettatore, durante la contemplazione, a dispiegare la propria immaginazione.

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