Libri: Alice Sebold, «La quasi luna»

Valentina Ballerini
13 dicembre 2011

La copertina dell’unica casa editrice che pubblicò questo thriller, psicologico ed esistenziale, raffigura un albero spoglio, molto ritorto ed inquietante, attraverso una finestra aperta che nella luce della notte proietta la sua ombra che si allunga e si aggrappa al pavimento come un’anima ancora legata al corpo. Forse è così che doveva sentirsi Helen.

Denudata da un passato di angosce, incomprensioni e bisogno di un affetto che non arrivò mai, una donna (perché è impossibile per noi non immedesimarsi nella sua situazione) tenta disperatamente di strappare al presente una carezza e lo fa nella maniera più rapida e indolore: «…alla fine, ammazzare mia madre mi è venuto facile… era marcia come l’acqua stagnante in fondo a un vaso di fiori vecchi di settimane».

Da qui ha inizio la storia di un passo nel vuoto del precipizio; la vita di una figlia, madre e moglie che non avrebbe dovuto e potuto permettersi di sbagliare.
Quello che un lettore non si deve aspettare da questo romanzo sono le risposte: la protagonista agisce in un vortice di furia e lucido raziocinio che la catapulta in situazioni in cui non sa come sia arrivata; odio e pietà si rincorrono in questa trama dalle tinte fosche e in men che non si dica si arriva alla conclusione e si rimpiange un seguito che non avrà mai luogo.

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