La solita “Jane Eyre”? Nelle sale l’ultima trsposizione del regista Cary Fukunaga

Elettra Antognetti
29 dicembre 2011

Jane Eyre

Drammatico

durata 120 min.

Gran Bretagna, 2011

BBC Films, Focus Features, Ruby Films

di Cary Fukunaga

con Mia WasikowskaMichael FassbenderJamie BellJudi DenchTamzin Merchant

Al cinema dallo scorso 7 ottobre l’ultimo adattamento tratto dal romanzo di Charlotte Bronte, Jane Eyre, del regista californiano Cary Fukunaga. Un cast stellare è stato scelto per questa produzione: dalla giovane Mia Wasikowska, l’Alice di Tim Burton, qui nei panni della protagonista, al conclamato Michael Fassbender nei panni del tenebroso Mr. Rochester (Bastardi senza gloria, X-Men – L’inizio, A Dangerous Method), a Jamie Bell, l’ex bambino prodigio di Billy Elliot, che interpreta un gentile ma risoluto Saint John Rivers. E ancora, Judy Dench, Sally Hawkins, Imogen Poots: una miriade di star costellano questo set quasi interamente british.

La trama è già nota ai più, grazie alla fortuna conosciuta dal romanzo di Charlotte Bronte: racconta la storia di un’orfana dell’Inghilterra della metà dell”800, Jane Eyre. Bambina sfortuna, affronta molte vicissitudini (prima fra tutte, la vita con una zia che non la ama e dei cugini che la tiranneggiano); è costretta a vivere per molti anni in collegio e a subire le peggio angherie. Ragazza capace e volenterosa, trova un impiego come istitutrice presso Thornfield Hall, la magione del burbero e scontroso signor Rochester, dove le verranno affidate le cure della piccola Adèle, orfana di origine francese da lui adottata. I due si scopriranno inaspettatamente innamorati e determinati a difendere il loro amore contro ogni ragionevole dubbio e contro ogni terreno impedimento (ad esempio il fatto che Mr. Rochester fosse in realtà sposato con Bertha Mason, moglie legittima di Rochester, rinchiusa dal marito in un’ala della casa perché ritenuta pazza). Solo alla fine, con una sorta di distorto happy end, la fortuna sembra finalmente arridere alla piccola Jane, la quale potrà -come succede solo nei bei romanzi vittoriani- sposarsi con il ricco e per giunta innamoratissimo Rochester, ormai diventato cieco a causa di un incendio divampato a Thornfiedl Hall, e vivere felice.

Cary Fukunaga e Moira Buffini, sceneggiatrice inglese che ha curato il film, sembrano abilmente riuscire nell’intento di rendere il significato profondo delle pagine della Bronte. Le atmosfere tendono al cupo, al gotico; la storia rende bene il senso di inquietudine espresso dal precursore letterario, in bilico tra un romanzo di formazione, uno gotico, uno d’ambientazione borghese. Il paesaggio viene antropomorfizzato: la moorland britannica è cupa e inquietante, come Jane che la attraversa per scappare dal collegio, o per raggiungere la magione dei Fairfax-Rochester; Thornfield Hall è una sorta di tetro e austero labirinto di Cnosso; la casa dei Rivers nascosta in un’infertile e selvaggia brughiera. Tutto a rendere il senso di pesantezza e inquietudine che attanaglia i protagonisti del film/romanzo, oppressi da un sentimento di vuoto. L’operazione tentata da questa trasposizione cinematografica è quella di adattare lo spirito del romanzo ai nostri tempi: la versione di Fukunaga è sicuramente più attuale, meno vittoriana e moraleggiante di altre trasposizioni (non da ultima quella di Zeffirelli del 1996, con la Gainsbourg e William Hurt). Rochester acquista una sensualità insolita, spregiudicata, quasi ambigua anche nel suo rapporto con la moglie, dichiarata pazza (ma pazza sul serio, o solo uno scomodo giocattolo non più voluto e relegato in cantina?). Anche la Jane della Wasikowska acquista spessore: sottomissione e contrizione si alternano all’intelligenza e spregiudicatezza propri della giovane orfana sfortunata ma intraprendente. Meno convincente la Blanche Ingram di Imogen Poots: a lei sembra dedicato un ruolo più marginale di quello che in realtà avrebbe e il suo personaggio sembra perdere un po’ di quella carica pungente, snobistica e velenosa che le è propria.

Tutto sommato, l’adattamento di Fukunaga sembra convincente, anche se non proprio entusiasmante: cast d’eccellenza e ottima sceneggiatura ne fanno la fortuna, anche se manca ancora quel quid, quello strapparsi i capelli dalla gioia all’uscita del cinema. Naja, es geht, verrebbe da dire.

Curiosità: le riprese del film si sono svolte tra il marzo e il maggio 2010, in diverse locations, tra cui Londra e altre località del Derbyshire.

L’ultima trasposizione di un grande classico che ha fatto sognare generazioni. Perché non vederlo?!

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Category: Cinema, Libri, Novità, Performance, Romanzi | RSS 2.0 | Give a Comment | trackback

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