LIBRI: C. Mc CARTHY, “NON E’ UN PAESE PER VECCHI”

Valentina Ballerini
27 novembre 2012

Prima di tracciare il profilo di un romanzo dopo la sua lettura, capita spesso di analizzarlo a fondo rigirandocelo fra le mani e, perché no, giudicandolo dalla copertina. Scorgendo il volume in questione di appena 250 pagine non potei fare a meno di leggere la biblio-biografia del suo autore (due facce inseparabili della stessa medaglia per molte opere): la frase “Vive a El Paso, nel Texas, in una solitudine fortemente voluta” (il corsivo è mio) destò immediatamente la mia attenzione e fu così che mi inoltrai, divorando una pagina dopo l’altra, in una vicenda insolitamente moderna e accattivante nonostante la solo superficiale patina western.

Llewelyn Moss, operaio texano, reduce del Vietnam e inconsapevole preda; Anton Chigurh, assassino diabolico freddo e calcolatore, macellaio dal grilletto facile, segugio e carnefice; e infine Ed Tom Bell, sceriffo vecchio stampo insignito di un ferreo codice di onore e giustizia, vera incarnazione degli occhi di tutta la vicenda intervallata da pensieri e riflessioni che riescono a conservare quei toni dolci e nostalgici nonostante l’aridità del mondo che li ha partoriti: vive in silenzio il dio che ha purgato questa terra con sale e cenere. Non c’è spazio per sentimentalismi e ideali scappatoie, non c’è spazio per donne e ragazzine coinvolte anch’esse nel vortice della mattanza, non è concessa alcuna “ultima possibilità”, non esiste riscatto, solo una corsa, una fuga al termine della quale nessuno ne uscirà vincitore, non è, infatti, un paese per vecchi…sognatori, amanti e onesti.

Gli ingredienti per uno splendido successo sono tutti sapientemente mescidati con il carattere della penna da cui sono scaturiti, un carattere asciutto, piano, che parla senza bisogno delle virgolette, che scorge anche nella polvere un barlume di vita: “la gente si lamenta sempre delle cose brutte che gli capitano senza che se le sia meritate ma non parla mai delle cose belle. Di cosa ha fatto per meritarle. Io non ricordo di aver mai dato a nostro Signore motivi particolari per sorridermi. Però lui mi ha sorriso”.

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