Oggi al cinema: Il mio amico Nanuk

Michele Canalini
24 novembre 2014

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“Il mio amico Nanuk” è uno splendido cucciolo di orso bianco. Luke, un adolescente dai capelli biondi e dal coraggio senza limiti, residente con la madre e la sorella in un anonimo villaggio dell’Artico, lo trova una sera nel garage della sua casa dopo che le autorità di polizia hanno anestetizzato la madre orsa e l’hanno catturata per riportarla nel lontano e disabitato nord. Ma polizia e guardia veterinaria non si sono accorti del cucciolo, rintanato tra cianfrusaglie e attrezzi, proprio quel cucciolo che mamma orsa voleva proteggere e nascondere. Comincia così la lunga avventura dell’adolescente e di Nanuk alla ricerca della madre e anche della libertà.

Ma il mio amico Nanuk è anche la natura, qui assunta a interlocutore con lo spettatore nonché a terzo protagonista della vicenda. È una natura estrema, raffigurata nelle distese gelate e remote del polo Nord, ma anche magnifica, per lo spettacolo che è in grado di mettere in scena. Quasi a voler ribadire che la ferocia di alcuni suoi aspetti non solo non contrasta con il carattere ameno delle sue rappresentazioni ma tanto più si esalta a scenario assoluto e irripetibile dei suoi panorami sublimi, che culminano nell’episodio del film dell’aurora boreale con le sue bande luminose e i suoi archi iridescenti nel cuore della volta celeste notturna.

Ma il mio amico Nanuk è anche l’uomo. L’uomo in tutte le sue vesti, molteplici e non sempre consolanti. Si tratta ora di Muktuk, esperta guida che cerca di aiutare Luke nella folle impresa di ricongiungere mamma orsa e cucciolo, si tratta della madre di Luke, scienziata e ecologista, impegnata a salvaguardare in tutti i modi l’ecosistema a rischio delle banchine e della fauna polare. Si tratta dei spregiudicati bracconieri che non temono la tempesta pur di atterrare in posti remoti per dar la caccia alle pregiatissime pelli degli orsi polari. Si tratta dell’uomo lontano, che con le sue attività non si rende conto, o finge di farlo, delle conseguenze delle sue azioni sul macrosistema dell’equilibrio del pianeta terra.

Anche questo è Nanuk, nel bene e nel male. Così come è l’uomo, nel bene e nel male. Ma Nanuk è anche una splendida pellicola che ci ricorda la bellezza mozzafiato degli spazi del nostro pianeta, anche quelli più lontani e inaccessibili, talvolta chiamati anche geograficamente come terre anecumeniche. E c’è, per giunta, una buona parte d’Italia, in questo lavoro, grazie alle splendide regie realizzate da Brando Quilici, in simbiosi con Roger Spottiswoode, che firma ufficialmente questo lungometraggio. Una coproduzione italo-canadese che s’avvale anche della consulenza francese e di cui essere orgogliosi. Perché, anche dietro la veste di una favola, si può fare informazione e impegno civile.

Ultimo ma non meno importante: i titoli di coda ci ricordano che nessun animale è stato maltrattato per la realizzazione della pellicola. Bene. Un altro motivo per andare a vederla.

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