Falso miele, il Diavolo, Palermo: il nuovo romanzo di Franco La Cecla

Michele Canalini
5 dicembre 2014

La-Cecla-presentazione-libroStrano, questo romanzo di Franco La Cecla. Strano non tanto per lo stile quanto per i contenuti e soprattutto per le prospettive che mette in luce. Sia chiaro, il termine “strano” non ha qui un’accezione negativa ma più che altro identifica un tipo di narrazione particolare, peculiare per il tipo di realtà che viene qui descritta e per i temi che vengono delineati.

Protagonista della vicenda è un giovane di nome Caruso che qui, proprio a partire dal nome, si colloca come stereotipo della sicilianità, seppur declinata in questo caso con le aspirazioni e la mentalità rivolta al mondo di un ragazzo di trent’anni. E difatti globalizzazione, dimensioni metropolitane, spirito di avventura e curiosità sono gli stimoli che animano il desiderio di conoscenza di Caruso, attraverso peripezie in giro per il mondo, a spasso tra le città della sua vita, Palermo, Parigi e Berkeley, a cavallo tra la California e il Sudafrica. Ma come fa a muoversi tanto, Caruso? Come fa a spostarsi in località tanto remote, senza pur muoversi dalla sua amata e odiata Palermo?

Grazie al dono dell’ubiquità che una moderna agenzia, guidata da un fantomatico Volpes, gli elargisce in prova per un tempo limitato. E Caruso s’immerge nell’ubiquità, allargandola anche alla dimensione temporale, alle sue esperienze di ieri e ai suoi amori del passato, ai rimpianti di una vita e alle aspettative del futuro. Ne viene fuori un caleidoscopio di eventi e incontri, senza un trait d’union che li accomuni, ma filtrato solo dalla soggettività incontrollata di Caruso, prima scettico e refrattario al talento dell’ubiquità, poi sempre più immerso nei suoi vortici fino a rischiare per la propria salute mentale nonché per la propria incolumità. Volpes altri non è che una versione moderna del patto con il diavolo e con ciò che travalica le capacità umane, e Caruso veste i panni moderni di un Faust o di un Don Giovanni sempre più inquieto man mano che il gioco va avanti, specialmente quando quest’ultimo si presenta tanto più pericoloso quanto più seducente.

Ma che cos’è l’ubiquità di cui parla La Cecla? Forse un paradigma della contemporaneità, dell’uomo che vuole vivere tutte le possibilità del presente in una rinnovata e mai soddisfatta versione edonistica; forse un aspetto della globalizzazione che rende l’uomo tutto e niente, facendolo parte della comunità mondiale e al contempo abitante di un non-luogo che ha perso per sempre la propria identità. L’unica certezza è data da un quartiere di Palermo, quel Falsomiele che qui si pone a ombelico del mondo: ma è un ombelico illusorio, destinato a svanire come una parvenza, affascinante come i suoi palazzi ma pericoloso e misterioso come gli individui che vi risiedono. Sembra proprio una versione in chiave siciliana di quelle “città invisibili” di calviniana memoria, espressione delle innumerevoli potenzialità della civiltà umana e coniugata in tutte le sue accezioni, magnifiche e orribili, sublimi e degradanti, ammalianti e conturbanti.

Ed è in questo labirinto di vie e di mondi che ci guida Franco La Cecla, antropologo affermato e teorico della periferia liminare delle realtà urbane a metà tra localismo e spazialità metropolitana, laddove la vita quotidiana smette di essere di pertinenza del cittadino ma “open space” a disposizione delle mode e delle tendenze di un certo sperimentalismo architettonico moderno. Lo dice lui stesso nell’incipit del libro, smentendo la sicumera e un’ormai diffusa superbia conoscitiva delle guide cittadine: “Le guide mentono. I veri posti non ci sono mai. Se vi illudete che raccontino qualcosa dei luoghi, che ne svelino l’interesse e il mistero, che aiutino a non perdere tempo e ne scoprano gli angoli più nascosti, provate a leggere una guida della vostra città o della città in cui vivete da tempo e vi coglierà una profonda delusione e subito dopo una solida noia. Le guide sono scritte da viaggiatori distratti e bisognosi di soldi come voi che non vogliono essere ingombrati da eccessivi approfondimenti”.

FRANCO LA CECLA, Falso miele, Il diavolo, Palermo, Due punti Edizioni, Palermo, 2014.

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