“La gazza ladra” di Rossini a Pesaro, con la regia di Damiano Michieletto

Michele Canalini
14 agosto 2015

Gazza1Gazza2

 

Forte del successo di pubblico e di critica (seppur con qualche riserva) del 2007, ritorna sul palcoscenico di Pesaro La gazza ladra di Gioachino Rossini nell’allestimento pensato e curato dal giovane regista veneziano Damiano Michieletto che, tra l’altro, proprio in quell’occasione venne lanciato alle cronache nazionali e teatrali come nuova figura di spicco della scenografia e della drammaturgia italiane, specialmente in campo lirico. Se non ha bisogno di introduzioni la celebre opera rossiniana (una delle più famose nonché delle più rappresentate del cigno pesarese), merita particolare attenzione invece l’idea di base dell’allestimento dell’edizione 2007 e riutilizzato quest’anno da Michieletto, con la collaborazione dello scenografo Paolo Fantin e della costumista Carla Teti: la famosa sinfonia iniziale diventa il sottofondo di un sogno che viene vissuto da una bambina, dopo essersi faticosamente addormentata di fronte agli occhi curiosi e un po’ sorpresi del pubblico. La giovane (che nel cast è la ballerina indiana Sandhya Nagaraja) viene improvvisamente svegliata dal calar dall’alto di un lenzuolo a due capi e su quelli si arrampica (con evidente abilità ginnica, appunto) per incominciare a volare sul proscenio, proprio come una gazza ladra.

Con questa trasformazione, incomincia così l’opera che vede una trama decisamente esile (un furto di un cucchiaio all’interno della dimora di un ricco fittavolo rischia di far condannare a morte una giovane serva, di nome Ninetta, amata però dal giovane Giannetto, fino allo scioglimento finale e alla liberazione della stessa e al trionfo dell’amore) ma sostenuta da un’impalcatura musicale degna di una “cattedrale”, come ha sostenuto alla stampa il direttore artistico del Festival, il maestro Alberto Zedda. Ed è proprio questa struttura musicale a sostenere (appunto, come una vera impalcatura) tutta l’opera e la sua fruizione, specialmente per le quasi quattro ore della durata in sala. In più, a questa riuscita contribuisce un cast di quasi eccellenza che vede affiancati ai nomi conosciuti di Simone Alberghini e Alex Esposito le promettenti voci del mezzosoprano Teresa Iervolino e del soprano Nino Machaidze, quest’ultima nel ruolo della protagonista Ninetta; il tutto diretto dalla sapiente bacchetta del maestro Donato Renzetti, un aficionado del festival.

Tornando a Michieletto, risulta di particolare suggestione la messa in scena pensata per questa Gazza. Nel primo atto, a imporsi agli occhi dello spettatore, sono degli enormi tubi che inizialmente scendono dall’alto e perpendicolarmente al proscenio, che dovrebbero rappresentare una foresta all’interno della quale avvengono i fatti principali (e al cui interno si perde, inoltre, quel lume della ragione che porterà all’ingiusta accusa nei confronti di Ninetta); tantoché, con il consueto crescendo rossiniano a chiusura d’atto, i tubi si rovesciano gradualmente a terra, avvolti da un’atmosfera di caligine, quasi a indicare cannoni fumanti che hanno sparato contro l’inerme serva, rea di tanto peccato.

Il secondo atto, invece, è più ricco di arie e momenti lirici di assoluto pregio musicale (cosa che non è sfuggita ai melomani tradizionalisti accorsi, come sempre, in massa a alla ribalta pesarese) ma anche qui Michieletto ha lasciato il segno: la scenografia cambia, diviene quasi più spoglia, ma una tempesta iniziale (simbolo al contempo di un infittirsi della trama ma anche preparatoria alla palingenesi conclusiva) porta tanta pioggia e una più generale atmosfera di mestizia. I segni tangibili di questo cambiamenti sono percepibili dal fondo bagnato (quasi una piscina sul palco) in cui cantano gli artisti, tanto da inzuppare abiti di scena, pastrani e mantelli vari, non senza un certo imbarazzo del pubblico. Ma alla fine anche questo espediente funziona e conduce agevolmente alla conclusione dell’opera e al tanto sospirato happy end.

Scrive Giovanni Carli Ballola, nel saggio introduttivo al programma di sala, commentando appunto questa Gazza ladra rossiniana: “Un’ennesima pièce à sauvetage dunque, questa storia lacrimevole ove non per volontà umana, ma per puro caso affidato alle ali di una gazza, la tragedia deraglia nell’ineludibile lieto fine? In realtà qualcosa di più e di diverso sarebbe uscito da quella ‘Musica da far quattro opere’ contenente ‘sempre Cose nuove’ e costata notti insonni di lavoro a tavolino; qualcosa che segnerà il limite insuperabile delle potenzialità drammaturgiche di un genere quale l’opera semiseria (giacché tale in italicis finibus divenne, o per meglio dire fu classificata La gazza ladra) che in essa troverà la porpria gloria insieme con la propria fine.”

Alla Gazza ladra seguono, tra le principali opere previste nel cartellone pesarese, La gazzetta in una briosa nuova produzione a firma del regista Marco Carniti e il repêchage della messa in scena del 1994 de L’inganno felice a cura dell’eclettico regista inglese Graham Vick. Il tutto in un continuum di rappresentazioni e di concerti (tra i quali spiccano anche lo Stabat Mater e la Messa di gloria) che è incominciato il 10 agosto e si concluderà il 22 agosto. Per il piacere di rossiniani e non.

 

Category: Festival, Lirica, Musica, Musica classica, Opera, Orchestra, Teatro | RSS 2.0 | Give a Comment | trackback

No Comments

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.

  • Idranet

    Informazione e cultura
    design arte musica cinema letteratura

  • CERCA

  • Pubblicità

    Sergio Chierici Movie Passion

  • CATEGORIE

  • ARCHIVI

  • Social

  • PARTNERS