“Senza alibi: il cambiamento climatico”, l’incontro con James R. Flynn al Festival della Mente di Sarzana

Michele Canalini
11 settembre 2015

Flynn1Domenica 6 settembre, alle ore 19, presso il Canale Lunense della città di Sarzana, si è tenuto l’incontro con lo scienziato e scrittore James R. Flynn che ha affrontato, all’interno della rassegna del Festival della Mente 2015, il tema del cambiamento climatico mondiale intitolando la propria lectio in modo inequivocabile: “Senza alibi”. Proprio così, senza alibi, per gli Stati del pianeta, per la comunità internazionale e, più in generale, per l’uomo in generale. Ma quello che è considerato uno dei più grandi studiosi dell’intelligenza vivente, professore emerito presso l’Università di Otago, dall’alto dell’esperienza dei suoi 81 anni (come ha candidamente rivelato all’uditorio), ha usato un’accorta strategia retorica per attrarre a sé le attenzioni del pubblico: prima di tutto, ha evidenziato come la società moderna, quella del XXI secolo, sia diventata ormai una società matura dal punto di vista etico, cioè una collettività in grado di esibire un’acquisita autonomia di pensiero, libera dalla morale delle religioni o dalle forme ataviche dei pregiudizi dei secoli scorsi; ragion per cui oggi non ci si considera più legati né condizionati da pensieri ascientifici né da forme di opinioni diffuse quanto irrazionali. A tal proposito, Flynn ha ricordato la figura del proprio padre, nato nel 1885 e cresciuto in quegli anni e negli Stati Uniti di quel periodo, e di conseguenza uomo di tenaci convinzioni di tipo razziale, specialmente di carattere discriminatorio nei confronti della popolazione di colore. Inoltre, Flynn ha ricordato come, ancor più indietro nella storia umana, il concetto stesso di schiavismo fosse a tal punto assimilato tra gli uomini da essere ritenuto un naturale corollario dei rapporti sociali e non una forzatura e un sopruso dei più forti nei confronti dei più deboli e di intere popolazioni inermi. Quindi, ha sostenuto con vigore, possiamo asserire, senza timore di sbagliare, che oggi, nel 2015, sia sicuramente aumentata la nostra sensibilità morale, e che l’uomo non sia più incline, come nel passato, a distorsioni del pensiero in palese contrasto con qualsiasi forma di etica condivisa e umanitaria.

Allora, ci chiediamo, perché non ci sia oggi lo stesso atteggiamento nei confronti del cambiamento climatico? Perché oggi non mettiamo in primo piano una pari sensibilità nei confronti dell’immane mole di dati e numeri che testimoniano l’esponenziale aumento della Co2 nell’atmosfera, con un conseguente innalzamento della temperatura media mondiale, senza che finora si sia potuta applicare una reale ed efficace contromisura? Ed è a questo punto che la prolusione di Flynn s’è fatta ancor più accorata, entrando in medias res nella trattazione puramente scientifica. Prima di qualsiasi altro approfondimento, lo scienziato americano s’è soffermato su due punti. Primo: confutare le tesi degli scettici sul cambiamento climatico. Secondo: l’inoppugnabile dato dello scioglimento delle calotte polari. Continuando in questo modo, il 2050 sarà la data limite perché a quella data l’immissione di Co2 nell’atmosfera avrà raggiunto punte tali da non essere più controllabile dall’uomo stesso e le conseguenze saranno davvero tragiche se non peggio.

Quali sono i rimedi possibili, allora? Secondo il docente di Otago, una riduzione delle emissioni di anidride carbonica avrebbe senso, all’attuale stato delle cose, solo se attuata alla percentuale del 97 per cento, cioè alla quasi totalità: cosa che nessun politico potrebbe proporre a qualsivoglia elettorato né tantomeno sostenibile da un mondo come il nostro con un Pil in continua crescita e un’economia ormai quasi incontrollabile e dominante tutte le sfere dalla vita pubblica e privata. L’unica reale opzione, secondo Flynn, è incentivare la ricerca di energie alternative e non inquinanti e, a fronte delle conoscenze ora disponibili e dei progressi della ricerca tecnologica, l’unica soluzione al momento potrebbe riguardare la fusione del nucleo d’idrogeno, capace di generare un’energia pulita e in grandi quantità; prospettiva tra l’altro in grado, tramite la diffusione nell’atmosfera di particelle di idrogeno, di contribuire comunque a una significativa riduzione dell’anidride e dell’inquinamento più in generale. Eppure tutto questo, compreso un aumento di risorse finanziarie per le ricerche innovative nel campo dell’ingegneria climatica, non potrebbe diffondersi sufficientemente senza l’appoggio di un complessivo movimento d’opinione in grado di scuotere le coscienze civili; e quindi in grado di portare, sulla base dell’istruzione e dell’educazione, a quel cambiamento di mentalità che ha portato nei secoli scorsi alla condanna e all’abolizione dello schiavismo. Una rivoluzione mentale, prima ancora che fisica e scientifica, dunque.

Ed è stato questo il punto su cui ha insistito Armando Massarenti, noto filosofo e responsabile del supplemento culturale Il Sole 24 Ore Domenica, chiamato a introdurre la lezione dell’illustre scienziato: la filosofia è chiamata appunto a svolgere un ruolo educativo e civile, quando è in grado di far cambiare idea (o mentalità) agli uomini ragionevoli di fronte ad argomentazione valide e inconfutabili.

Un po’ come le stesse rigorose e incalzanti argomentazioni di Flynn che, grazie al virtuosismo e alla bravura nella traduzione “live” dell’interprete in inglese Marina Astrologo, hanno letteralmente inchiodato gli spettatori della sala del Canale Lunense, in un silenzio di rigoroso ascolto e di riflessioni, ahimè, poco rassicuranti sui destini dell’uomo sul nostro pianeta.

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