Il vicequestore Rocco Schiavone, dalle pagine di Manzini alla fiction della Rai

Michele Canalini
14 novembre 2016

Rocco-SchiavoneIl vicequestore Rocco Schiavone (non chiamatelo commissario perché lui vi correggerà) è un personaggio giovane, rispetto soprattutto a certi suoi colleghi letterari di ben più lunga militanza sulle pagine scritte. E non sono neanche numerosi i romanzi che ne raccontano le avventure e le indagini (tanto più se paragonato al commissario Montalbano le cui pagine camilleriane sono, a dir poco, sterminate). Eppure, chi avesse saputo, anche solo prima di vederlo in televisione, che a interpretare il personaggio di Antonio Manzini sarebbe stato chiamato l’attore romano Marco Giallini, da quel momento in poi non avrebbe potuto fare a meno di immedesimare i due personaggi (Schiavone-Giallini) in un unico soggetto. Ebbene, proprio così. Perché la romanità di Schiavone coincide pienamente con la romanità di Giallini. Quasi quanto la sicilianità di Salvo Montalbano possa coincidere con la sicilianità (anche qui, a dir poco, eccezionale) di Luca Zingaretti.

Da mercoledì sera, su Raidue è cominciata la fiction che vede l’esordio televisivo del poliziotto di Antonio Manzini. La regia è quella di Michele Soavi, sceneggiatore rinomato e conosciuto più per le fiction televisive (dal ciclo su Ultimo a Nassiriya, per citarne solo alcune) che per le produzioni sul grande schermo. La serie televisiva è abbastanza fedele ai romanzi, soprattutto nella definizione dei personaggi principali (in modo particolare, Sebastiano, Brizio e Furio, gli amici romani e “romaneschi” del vicequestore, o i colleghi della questura aostana) e per la ricostruzione in colori quasi seppiati dell’ambientazione di Aosta (dove il vicequestore è stato spedito, come punizione in seguito ai suoi metodi polizieschi poco ortodossi). Le prime due puntate sono andate in onda mercoledì e venerdì scorsi, intitolate “La pista nera” e “La costola di “Adamo”, come i primi due testi pubblicati da Sellerio.

Una curiosità per chi non conoscesse per niente il soggetto letterario: il personaggio di Marina, moglie del vicequestore, appare spesso in diverse scene ma è solo un’immaginazione nostalgica dell’uomo. Perché alcuni episodi presentati non sono in ordine cronologico né consequenziale, ma rispecchiano un intreccio che ha studiato con grande attenzione lo scrittore (e il lettore che lo ha seguito), e che vede a sua volta l’introduzione di molti fatti che sono però antecedenti o successivi al tempo reale della narrazione (compresa quella filmica). Ma il segreto della morte di Marina è svelato solo nell’ultimo romanzo, quel 7-7-2007 che è stato quest’estate a lungo ai vertici delle classifiche di vendita dei libri in Italia. Un segreto che fa da perno a tutte le altre vicende e intorno al quale ruotano le malinconie del nostro protagonista, specialmente quando è alla prese con i misfatti e le meschinità dell’animo umano nei suoi casi d’indagine, ora romani, ora aostani. Ma se il lettore già conosce questo segreto, allo spettatore non resta che attendere la programmazione della Rai, quella prevista per le prossime settimane di novembre.

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