Un’indagine complessa nell’ultimo romanzo di Andrea Camilleri

Michele Canalini
21 luglio 2018

L’ultimissimo romanzo di Montalbano presenta per certi versi una grande novità. Il giallo principale da risolvere all’interno di queste pagine non riguarda, infatti, un caso di cronaca nera ma una questione puramente sentimentale. C’è una nuova figura femminile con una sensualità non più fatua, come le tante altre fìmmine di volta in volta in scena nei locali del commissariato più famoso d’Italia, ma una collega del nostro protagonista, di nome Antonia e a capo della Scientifica, ma come le altre donne solo temporaneamente di servizio in quel di Montelusa. Eppure tra Montalbano e Antonia, pur con le dovute schermaglie del caso (e tra colleghi, per giunta!), nasce un qualcosa di bello, di intenso e forse anche di duraturo, al punto che la stessa Livia (la compagna storica del commissario, da sempre residente in Liguria) resta solo una voce lontana e metallica – quella del telefono –, senza apparire mai in scena. Che sia la fine della lunga storia d’amore tra Salvo e Livia, dunque? Che quella con Antonia sia più che una semplice scappatella?

Eppure, il “metodo Catalanotti” che dà il titolo al romanzo non riguarda per niente tale vicenda di affetti. Perché Catalanotti è il nome di un usuraio che viene ammazzato. Ma Catalanotti è anche un abile uomo di teatro, reduce da esperienze professionali, nella sua giovinezza, all’Accademia di arte drammatica a Roma e che ora ha messo in piedi una compagnia amatoriale per alcuni spettacoli. E il suo “metodo” per l’appunto, è – o meglio era – quello di indagare nella psiche dei suoi attori con tale profondità e sottoponendoli a tale prove, che forse qualcuno non ha gradito tale approccio. E forse, infastidito, lo ha addirittura ammazzato. Almeno questo sembra, in un primo momento, la traccia seguita dal nostro Montalbano… ma sono tante le sorprese che aspettano il lettore, a partire da una concezione del teatro di “similvero” che sfiora la tragedia, di cui lo stesso Catalanotti si presenta come convinto assertore nonché, in seguito, come vittima sulla propria pelle. E poi, a proposito di sorprese, come andrà a finire la storia di Salvo con Antonia? E quella con Livia? Umano, fin troppo umano è il nostro commissario, alle prese con le sfaccettature della propria anima di individuo ormai prossimo alla vecchiaia e per questo tenacemente attaccato alle passioni sfuggenti della vita, comprese quelle di un amore bello e impossibile con un’ammaliante ragazza, vista come la sua “ultima possibilità”. Possono e devono prevalere la ragioni del vecchio cuore (Livia) o quelle dello slancio passionale prima del tramonto dell’esistenza (Antonia)? Riguarda tale quesito solo il nostro Montalbano oppure è la debolezza dell’uomo di fronte al declino, naturale, incontrovertibile di sé stessi? – sembra proporci tra le righe Camilleri. Ai lettori, davvero, l’“ardua sentenza”.

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