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	<title>IDRAnet &#187; Idranet</title>
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	<description>portale di Informazione e cultura Design aRte musicA ciNema lEtteraTura</description>
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		<title>Quell&#8217;eccesso di cultura che ci sta stretto. Un&#8217;analisi di Marco Aime</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 22:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/27/quelleccesso-di-cultura-che-ci-sta-stretto-unanalisi-di-marco-aime/' addthis:title='Quell&#8217;eccesso di cultura che ci sta stretto. Un&#8217;analisi di Marco Aime'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Marco Aime, Eccessi di cultura, Einaudi, Torino, 2004 Oggigiorno si riscontra un eccesso di attenzione per il concetto di &#8220;cultura&#8221;: &#8220;identità&#8221;, &#8220;radici&#8221;, e altre parole, sono entrate a far parte del nostro lessico quotidiano in modo sempre più pregnante e se ne fa continuamente un uso totalmente acritico. A cos&#8217;è dovuto questo interessa per le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6539" href="http://www.idranet.it/2011/12/27/quelleccesso-di-cultura-che-ci-sta-stretto-unanalisi-di-marco-aime/eccessi_di_culture/"><img class="alignleft size-full wp-image-6539" title="eccessi_di_culture" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/eccessi_di_culture-e1324891495762.jpg" alt="" width="186" height="319" /></a>Marco Aime, <em>Eccessi di cultura, </em>Einaudi, Torino, 2004</p>
<p>Oggigiorno si riscontra un eccesso di attenzione per il concetto di &#8220;cultura&#8221;: &#8220;identità&#8221;, &#8220;radici&#8221;, e altre parole, sono entrate a far parte del nostro lessico quotidiano in modo sempre più pregnante e se ne fa continuamente un uso totalmente acritico. <strong>A cos&#8217;è dovuto questo interessa per le culture? </strong><span id="more-6535"></span>E&#8217; quello che tenta di spiegarci <strong>l&#8217;antropologo Marco Aime</strong> il quale, in modo lucido e preciso, ci fa notare quello che sta avvenendo ogni giorno sotto i nostri occhi e di cui non ci rendiamo conto: <strong>sia che ci si ponga come detrattori dell&#8217;integrazione dell&#8217;&#8221;altro&#8221;, sia che si assurga a paladini del &#8220;multi-culti&#8221; e di tutti gli altri &#8220;multi-&#8221; possibili immaginabili, quando si parla dell&#8217;&#8221;altro&#8221;, dello straniero, dell&#8217;immigrato, dell&#8217;extra-comunitario, l&#8217;accento è sempre posto su quelle che sono le differenze che lo separano da noi</strong>. L&#8217;eccessiva attenzione per la cultura è, dunque, sempre volta a rilevare le differenze, sia che -come fa la Lega Nord- si voglia escludere il migrante e creare un&#8217;aura di timore attorno alla sua figura, sia che ci si voglia approcciare allo straniero ed esaltarne i suoi costumi e le  sue tradizioni. Così facendo, si cade e si scade inevitabilmente in bassi stereotipi poco edificanti che hanno l&#8217;unico effetto di<strong> ingabbiare chi viene da fuori in una cultura che sta stretta</strong>, che non va, perché è fasulla, semplificata fino all&#8217;osso. Non si può, dice Aime, continuare a far ballare gli africani, a far loro suonare il tamburo, perché l&#8217;Africa non è solo questo! Non si può continuare a cucinare il <em>cous-cous</em> alla maniera mediorientale, perché alcuni di loro, da quando sono nel nostro paese, lo cucinano insieme ai tortellini! <strong>Non si può continuare a creare visioni estetizzanti e istituzionalizzate delle cultura, che non sono dei blocchi che ci pre-determinano e che dobbiamo accettare o rifiutare</strong><strong> in toto. </strong>Chi fosse realmente mosso da sincero interesse verso le culture &#8220;diverse&#8221;<em> </em>dalla nostra (qual&#8217;è la nostra cultura? Quella occidentale, o quella europea? E si può parlare di una onnicomprensiva cultura italiana/europea/occidentale, come se le culture creassero dei veri e proprio <em>blocchi di civiltà, </em>come intende Samuel Huntington?) dovrebbe tentare un approccio a tu per tu con l&#8217;altro, lo straniero, e cercare di entrare in contatto con lui in quanto essere umano, non in quanto africano, o musulmano, o rumeno, o cinese. Si devono abbandonare i finti luoghi comuni che vengono instillati in noi spesso a scopi economico-politici per tentare un approccio vero e proprio con le persone. Da destra e da sinistra, racconta Aime rinfrescandoci la memoria, il tema dell&#8217;accoglienza dello straniero è stato sempre strumentalizzato dalle diverse forze politiche, sia per affermare la necessità di accoglienza, che per negarla:<strong> attraverso la proclamazione di slogan finto-buonisti, incitanti a un fantomatico ideale di tolleranza da sinistra, oppure attraverso un uso mediatico poco avveduto da parte della destra, con titoli di giornali &#8220;caricati&#8221; sotto il profilo razziale</strong>, tutti i governi hanno sempre fatto largo uso dell&#8217;attuale problematica culturale. Essa è stata utilizzata come schermo per nascondere il vero movente (di natura economica o politica, appunto) delle scelte di chi ci governa. Biechi interessi politici vengono mascherati dietro il vessillo della cultura.</p>
<p>Cosa fare per resistere a questo meccanismo ormai in atto da troppo tempo? Appunto, <strong>cercare di guardare oltre la finta tolleranza e oltre le mode del &#8220;multi-&#8221; del momento</strong>. <strong>Cercare di non abbassarsi a svilire l&#8217;altro</strong>, a renderlo una <em>non-persona </em>facente parte dell&#8217;anonima massa degli &#8220;immigrati&#8221; che rubano e che sono malavitosi. <strong>Cercare di ridare il giusto valore al concetto di cultura</strong>, rilevando tanto le peculiarità delle &#8220;culture diverse&#8221;, che le loro somiglianze con quella che consideriamo la &#8220;nostra&#8221;. Potremmo essere sorpresi da quante barriere potremmo riuscire ad abbattere.</p>
<p><strong>Un&#8217;analisi lucida ed intelligente sulle dinamiche della società contemporanea. Sorprendente.</strong></p>
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		<title>Buon Natale!</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 11:12:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Idranet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/24/buon-natale/' addthis:title='Buon Natale!'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Buon Natale a tutti i nostri lettori!!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/Gentile-da-Fabriano-Particolare1.jpg" alt="" title="Gentile-da-Fabriano-Particolare1" width="518" height="352" class="alignleft size-full wp-image-6530" /></p>
<p><span id="more-6529"></span></p>
<p>Buon Natale a tutti i nostri lettori!!!</p>
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		<title>Gli &#8220;emotivi&#8221; di Jean-Pierre Améris: una storia d&#8217;amore al sapor del cioccolato</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 23:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/23/gli-emotivi-di-jean-pierre-ameris-una-commedia-imprescindibile/' addthis:title='Gli &#8220;emotivi&#8221; di Jean-Pierre Améris: una storia d&#8217;amore al sapor del cioccolato'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Titolo originale Les émotifs anonymes Commedia Durata: 80 min. Francia- Belgio 2010 Lucky Red Di Jean-Pierre Améris Con Benoît Poelvoorde, Isabelle Carré, Lorella Cravotta, Lise Lamétrie, Swann Arlaud, Pierre Niney, Stéphan Wojtowicz In uscita oggi, venerdì, 23 dicembre 2011, proprio a ridosso di lenticchie e cotechini, &#8220;Emotivi anonimi&#8221;, nuovo film di Jean-Pierre Améris, non è il solito cine-panettone. Un film dalla comicità delicata, emotivo (a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6493" href="http://www.idranet.it/2011/12/23/gli-emotivi-di-jean-pierre-ameris-una-commedia-imprescindibile/locandina-9/"><img class="alignleft size-full wp-image-6493" title="locandina" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/locandina9-e1324332765648.jpg" alt="" width="186" height="266" /></a>Titolo originale <em>Les émotifs anonymes</em></p>
<p>Commedia</p>
<p>Durata: 80 min.</p>
<p>Francia- Belgio</p>
<p>2010</p>
<p>Lucky Red</p>
<p>Di <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=31491">Jean-Pierre Améris</a></p>
<p>Con <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=70842">Benoît Poelvoorde</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=26578">Isabelle Carré</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=89988">Lorella Cravotta</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=59980">Lise Lamétrie</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=139766">Swann Arlaud</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=152936">Pierre Niney</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=168650">Stéphan Wojtowicz</a></p>
<p><strong>In uscita</strong><strong> oggi, venerdì, 23 dicembre 2011</strong><span style="text-align: left;">, proprio a ridosso di lenticchie e cotechini, </span><strong>&#8220;Emotivi anonimi&#8221;, nuovo film di Jean-Pierre Améris</strong><span style="text-align: left;">, non è il solito cine-panettone. Un film dalla </span><strong>comicità delicata</strong><span style="text-align: left;">, emotivo (a volte ai limiti della nevrosi) come i suoi protagonisti: se il riso facile dei vari &#8220;Natale a &#8230;&#8221; vi ha stancato, </span><em>Emotivi anonimi</em><span style="text-align: left;"> è un&#8217;ottima alternativa per farsi quattro risate con tutta la famiglia.</span></p>
<p><span id="more-6492"></span><strong>La giovane cioccolataia Angélique, emotiva cronica</strong> e momentaneamente disoccupata, si rivolge alla &#8220;Fabrique de Chocolat&#8221; in cerca di un&#8217;occupazione, sperando di poter mettere in pratica la sua arte da maestra cioccolatiera. Si ritroverà, suo malgrado, ad <strong>essere assunta come rappresentante di vendita per un&#8217;azienda sull&#8217;orlo del fallimento, diretta dal burbero Monsiuer Jean-René</strong>, all&#8217;apparenza schivo e sgarbato, che si rivelerà presto non meno insicuro e problematico della bella Angélique. Nonostante le difficoltà di comprensione iniziali, superata la fase di stallo, i due riusciranno -con vari sforzi e grazie alla scoperta di un&#8217;inaudita intesa tra loro- a riportare in attivo i bilanci della cioccolateria. Anzi, molto di più: ai successi professionali si uniranno ben presto quelli privati. Insieme, i due inizieranno finalmente ad uscire dal guscio e superare le loro nevrosi, scoprendo anche che, se si trova una persona con cui percorrere &#8220;un pezzo di strada&#8221;, in fondo la vita non fa poi così paura.</p>
<p><strong>Un po&#8217; <em>Amelie</em>,</strong> per le atmosfere, i colori, i profumi della Francia di oggi (come non citarlo quando si è davanti ad un film francese che vuole essere <em>francese </em>e non fa nulla per nasconderne stereotipi e <em>clichées?</em>),<strong> un po&#8217; <em>Chocolat</em></strong>, per il tema &#8220;goloso&#8221; e la bella storia d&#8217;amore, gli &#8220;Emotivi&#8221; di Améris ci raccontano una bella storia leggera e spensierata, senza pretese e con qualche tocco di romanticismo.<strong> A farla da padrone in questa commedia un po&#8217; &#8220;degli equivoci&#8221; è sicuramente uno <em>humor </em>tutto francese</strong>, mai volgare e divertente al punto giusto.</p>
<p><em>Emotivi anonimi </em>non è certo il primo film in cui le prodezze culinarie e la sensualità del cioccolato (ad esempio <em>Lezioni di cioccolato</em>) si uniscono al gioco dei sentimenti. Questo film non brilla per l&#8217;estro geniale della sceneggiatura o per la magistrale interpretazione degli interpreti&#8230;. ma perchè dovrebbe, fin quando regala 80 minuti di pura evasione e di sorriso compiaciuto? D&#8217;obbligo il lieto fine: in clima natalizio non potrebbe essere altrimenti.</p>
<p><strong>La storia della nevrosi che è in ognuno di noi. Da vedere.</strong></p>
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		<title>Considerazioni sulla &#8220;Lingua Nostrae Aetatis&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 22:01:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/21/considerazioni-sulla-lingua-nostrae-aetatis/' addthis:title='Considerazioni sulla &#8220;Lingua Nostrae Aetatis&#8221;'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Gustavo Zagrebelsky, Sulla lingua del tempo presente, Giulio Einaudi editore, Torino, 2010 Gustavo Zagrebelsky, noto giurista della Corte Costituzionale di Torino e professore di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Torino, avvia in questo libricino (meno di 60 pagine) una riflessione sulla lingua del tempo presente (LNAe, ovvero Lingua Nostrae Aetatis). A dispetto di quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-6388" href="http://www.idranet.it/2011/12/21/considerazioni-sulla-lingua-nostrae-aetatis/zagrebelsky/"><br />
<img class="size-full wp-image-6388 alignleft" title="zagrebelsky" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/zagrebelsky.jpg" alt="" width="186" height="186" /></a></strong><span style="text-align: left;">Gustavo Zagrebelsky, </span><em>Sulla lingua del tempo presente,</em><span style="text-align: left;"> Giulio Einaudi editore, Torino, 2010</span></p>
<p><strong>Gustavo Zagrebelsky, noto giurista della Corte Costituzionale di Torino</strong> e professore di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Torino, avvia in questo libricino (meno di 60 pagine) una riflessione sulla lingua del tempo presente (<em>LNAe</em>, ovvero <em>Lingua Nostrae Aetatis</em>). A dispetto di quanto si potrebbe intuire dal titolo -un po’ filosofico, un po’ <em>retrò-</em>, non si tratta di una riflessione filologica sull’evoluzione dell’italiano corrente: <strong>Zagrebelsky propone una riflessione sulle insidie derivanti dall’uso della lingua e mette in guardia contro il rischio di cadere negli stereotipi e nelle insidie</strong>.</p>
<p><span id="more-6387"></span> A metà tra il pamphlet (per la brevità) e la requisitoria (per la forza espressiva), il saggio è articolo in <strong>undici brevi capitoletti </strong>–un vero e proprio “endecalogo”-<strong> ciascuno dei quali prende in esame un’espressione ricorrente del linguaggio politico degli ultimi sedici anni e mostra come essa, usata e riusata dai mass-media, venga acquisita acriticamente dalla maggior parte delle persone</strong>. La retorica berlusconiana (riferimento che, tranne una volta sola, non viene mai apertamente esplicitato) della Seconda Repubblica, assimilata nel corso degli anni senza senso critico, viene smascherata dal giurista come vuota e distorta dall’uso massiccio di tv, giornali, internet.</p>
<p>Alcune delle espressioni prese in esame dall’autore sono “scendere in politica”, “Prima Repubblica”, “le tasche degli italiani”, termini ormai entrati a far parte della nostra <em>LNAe</em>. Fermandosi a riflettere, tuttavia, si nota come l’uso della lingua non sia totalmente casuale e indifferente: perché diciamo <strong>proprio “scendere” in politica</strong>, e non salire? Così, infatti, dovrebbe essere secondo l’ottica weberiana: una salita dal basso, da un percorso adeguato di formazione. L’idea di discesa trasforma il politico in benefattore che, con un linguaggio quasi liturgico, “descendit de coelis propter nos”, in un salvatore che da soccorso ad un popolo intero. Così pure l’idea ormai assodata di <strong>“contratto”</strong> viene smascherata: il contratto avvalora il riconoscimento del salvatore da parte dei salvati. Nella stessa ottica, anche l’idea di <strong>“amore”</strong> è fuorviante: c’è, da un lato, chi ama l’Italia; dall’altro ci sono l’Italia e gli italiani che, non rispondendo con gioia a quest’atto d’amore del benefattore, aderiscono per forza di cose alla logica dell’odio. Così l’amore finisce per dividere, così come anche i termini –apparentemente positivi, o neutri- <strong>“dono”</strong> e <strong>“italiani”</strong>: il primo, lungi dall’essere gratuito come dovrebbe, instaura un rapporto servile tra chi concede perché ha in abbondanza e chi accetta perché non ha nulla. Il dono è violenza, ostentazione, dominio del forte sul debole che, accettando l’offerta, acquisisce la condizione di <strong>“mantenuto”</strong>. Anche la parola “italiani” divide: l’ossimorico “partito degli italiani” crea una linea di confine tra chi aderisce all’ideologia di quel partito e del suo leader e gli anti-italiani che non vi si riconoscono.</p>
<p>Con un logica stringente, continuando nell’analisi di altre parole della <em>LNAe, </em>Zagrebelsky porta a termine la sua <strong>requisitoria contro il degrado del lessico corrente</strong>: aggressioni verbali, dileggio, volgarità, semplificazione dei problemi fino alla loro banalizzazione sono i mali che affliggono la società della <em>LNAe. </em>L’auspicio da parte dell’autore è quello di recuperare una coscienza critica e un linguaggio consapevole ed accurato, per ritrovare con essi anche l’orgoglio di comunicare in modo appropriato, senza svilire e ridicolizzare le questioni del vivere civile.</p>
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		<title>Il reporter e la scimmia: le nuove frontiere del giornalismo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 22:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/20/il-reporter-e-la-scimmia-le-nuove-frontiere-del-giornalismo/' addthis:title='Il reporter e la scimmia: le nuove frontiere del giornalismo'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Nicola Bruno, Raffaele Mastrolonardo, La scimmia che vinse il Pulitzer. Personaggi, avventure e (buone) notizie dal mondo dell&#8217;informazione, Bruno Monndadori, 2011 Cos’hanno in comune un affermato giornalista di mezz’età, corrispondente a Washington per il St. Petersburg Times, un diciassettenne olandese vagamente sociopatico e twitt-dipendente, un’avvocatessa keniana che lavora nel team di Google, una giovane deputata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6471" href="http://www.idranet.it/2011/12/20/il-reporter-e-la-scimmia-le-nuove-frontiere-del-giornalismo/scimmia_pulitzer/"><img class="size-full wp-image-6471  alignleft" title="scimmia_pulitzer" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/scimmia_pulitzer-e1324195182846.jpg" alt="" width="186" height="266" /></a>Nicola Bruno, Raffaele Mastrolonardo, <em>La scimmia che vinse il Pulitzer. Personaggi, avventure e (buone) notizie dal mondo dell&#8217;informazione, </em>Bruno Monndadori, 2011</p>
<p>Cos’hanno in comune un affermato giornalista di mezz’età, corrispondente a Washington per il St. Petersburg Times, un diciassettenne olandese vagamente sociopatico e twitt-dipendente, un’avvocatessa keniana che lavora nel team di Google, una giovane deputata irlandese appassionata di cavilli legislativi e un designer polacco che lavora per la svedese Bonnier?</p>
<p><span id="more-6470"></span>E’ quello che tentano di spiegarci Raffaele Mastrolonardo (genovese doc, laureato in Filosofia presso l’ ateneo della Superba, fondatore di <em>Effecinque, </em>collaboratore di <em>Sky.it, Corriere della Sera </em>e<em> il manifesto</em>) e Nicola Bruno(un passato a <em>Totem, </em>ora a <em>Effecinque</em>, membro del <em>Reuters Institute for the Study of Journalism</em>) nel <strong>libro evento del 2011, <em>La scimmia che vinse il Pulitzer. Personaggi, avventure e (buone) notizie dal mondo dell’informazione</em></strong>. Il saggio, <strong>attraverso il racconto di storie personali, poco note e paradigmatiche</strong>, affronta un tema caro a tutti i militanti nel settore dell’informazione: <strong>la crisi in cui versa il giornalismo moderno, apparentemente destinato ad un’ineluttabile fine<em>.</em></strong></p>
<p>Per rispondere alla prima domanda, infatti, i personaggi elencati sopra hanno in comune il fatto di essersi fatti portavoce di istanze di rinnovamento del giornalismo con operazioni originali e diversificate. Tra i vari esempi, spicca quello che da il nome al libro, l’eclatante racconto della <strong>“scimmia” di <em>Stats Monkey</em>, un software in grado di redigere un articolo giornalistico – limitato finora al “solo“ ambito del baseball &#8211; dallo stile perfetto e senza le noiose sgrammaticature spesso presenti negli articoli dei giornalisti in carne ed ossa</strong>. Sembra una rivoluzione epocale. Forse quella che renderà <strong>per sempre obsoleto il ruolo del giornalista “di ciccia”</strong>. Forse. Se non fosse che, come emerge da un’analisi recente, la scimmia impeccabile toppa sul piano emotivo. Sembrava la Caporetto del giornalismo, invece riemerge, forse, una speranza: per contrastare la dittatura dei computer si può ancora puntare sulla<strong> perfetta integrazione di impeccabilità della macchina ed emotività umana.</strong></p>
<p>Scimmia e reporter: è dunque questa la nuova accoppiata vincente nel panorama giornalistico contemporaneo? Sì, a parere degli autori:<strong> il giornalista deve rendersi capace di padroneggiare con una certa destrezza i nuovi mezzi tecnologici e dialogare con loro in perfetta intesa</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Bohème in scena al Carlo Felice di Genova</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 22:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/19/la-boheme-in-scena-al-carlo-felice-di-genova/' addthis:title='La Bohème in scena al Carlo Felice di Genova'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>La Bohème, opera lirica in quattro quadri di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, dal 17 dicembre in scena al teatro Carlo Felice di Genova. Con allestimenti scenografici del pittore genovese Musante. Tratto da Scènes de la via de Bohème di Henri Murger, la Bohème è una tragedia della giovinezza e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a rel="attachment wp-att-6479" href="http://www.idranet.it/2011/12/19/la-boheme-in-scena-al-carlo-felice-di-genova/carlo-felice-boheme-1/"><img class="size-full wp-image-6479 aligncenter" title="carlo-felice-boheme-1" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/carlo-felice-boheme-1-e1324245782484.jpg" alt="" width="186" height="119" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>La </strong><em><strong>Bohème</strong>, </em>opera lirica in quattro quadri di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, <strong>dal 17 dicembre in scena al teatro Carlo Felice di Genova. Con allestimenti scenografici del pittore genovese Musante.</strong><span id="more-6477"></span></p>
<p style="text-align: left;">Tratto da Scènes de la via de <em>Bohème</em> di Henri Murger, la <em>Bohème</em> è una tragedia della giovinezza e anche inno all’amore puro. Ambientato nella Parigi dell&#8217;ottocento, rappresentata per la prima volta il 1° febbraio 1896 al Teatro Regio di Torino con la direzione di Arturo Toscanini, l&#8217;opera è <strong>uno dei più grandi successi di Puccini, rappresentata in tutto il mondo</strong>. La storia sincera e semplice di Mimì e Rodolfo, le schermaglie amorose di Marcello e Musetta, le avventure del filosofo Colline e del musicista Schaunard sono ormai conosciute al grande pubblico, sia di esperti che di meno appassionati. La loro gioventù si consuma rapidamente <strong>tra grandi aspirazioni intellettuali, stenti e povertà, serate di baldoria al Quartiere Latino nella Parigi dell&#8217; &#8217;800</strong>. Solo quando arriverà la morte, i protagonisti saranno costretti ad uscire dal loro allegro (nonostante tutto) e brioso &#8220;piccolo mondo&#8221; e a fare i conti con le vicissitudini della vita, quella vera.</p>
<p>Si tratta di <strong>una <em>Bohème </em>insolita, piena di colore, di fosforescenze al limite del <em>trash</em>, a dir poco moderne<em>.</em></strong> Un po&#8217; fluo. Il tutto è dovuto all&#8217;intervento del rinomato <strong>pittore genovese Francesco Musante</strong>, ormai famoso lungo tutta la riviera. Grazie al lavoro scenografico di Musante, infatti, la già suggestiva ambientazione dell&#8217;opera si trasforma in un mondo fiabesco, fuori dal tempo: una Parigi colorata e allegra, tra i caffè e le feste del quartiere latino e i tetti di una città che, pur nella miseria, sembra sempre ridente. «È <strong>una</strong><strong><em> </em></strong><em><strong>Bohème</strong></em><strong> </strong><strong>fatta senza pensare alla morte finale«</strong>, commenta lo stesso pittore che, per la prima volta si cimenta nel mondo dell&#8217;opera.</p>
<p>Direttore<br />
<strong>Marco Guidarini</strong></p>
<p>Regia<br />
<strong>Augusto Fornari</strong></p>
<p>Assistente alla regia<br />
<strong>Daniela Schiavone</strong></p>
<p>Scene e costumi<br />
<strong>Francesco Musante</strong></p>
<p>Scenografo assistente<br />
<strong>Enrico Musenich</strong></p>
<p>Realizzazione costumi su bozzetti di F. Musante<br />
<strong>Carla Galleri</strong></p>
<p>Luci<br />
<strong>Luciano Novelli</strong></p>
<p>Nuovo allestimento del Teatro Carlo Felice<br />
Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice<br />
Coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice</p>
<p>Maestro del Coro<br />
<strong>Marco Balderi</strong></p>
<p>Maestro del Coro di voci bianche<br />
<strong>Gino Tanasini</strong></p>
<p><strong><br />
<strong>Personaggi e interpreti principali</strong></strong></p>
<p><strong>Mimì</strong><strong> </strong><br />
Donata D&#8217;Annunzio Lombardi<br />
Juyong Hong<br />
Amarilli Nizza</p>
<p><strong>Musetta</strong><br />
Isabel Rey<br />
Alida Berti<br />
Arianna Sovernigo<br />
Paola Santucci</p>
<p><strong>Rodolfo</strong><br />
Massimiliano Pisapia<br />
Leonardo Caimi</p>
<p><strong>Marcello</strong><br />
Giorgio Caoduro<br />
Francesco Verna<br />
Valdis Jansons<br />
Roberto Servile</p>
<p><strong>Schaunard</strong><br />
Dario Giorgelè<br />
Giovanni Guagliardo<br />
Biagio Pizzuti</p>
<p><strong>Colline</strong><br />
Alessandro Guerzoni<br />
Christian Faravelli<br />
John Paul Huckle</p>
<p><strong>Benoit</strong><br />
Davide Mura<br />
Alcindoro<br />
Fabrizio Beggi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tv e libertà di informazione, in un libro di Giovanna Ferrero</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 22:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Tv]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Ferrero]]></category>
		<category><![CDATA[inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Travaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/18/tv-e-liberta-di-informazione-in-un-libro-di-giovanna-ferrero/' addthis:title='Tv e libertà di informazione, in un libro di Giovanna Ferrero'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Giovanna Ferrero, Ci scusiamo per l’interruzione. Tv e libertà di informazione, Melampo, 2011 E’ stato pubblicato lo scorso novembre il libro della giovane autrice genovese Giovanna Ferrero Ci scusiamo per l’interruzione. Tv e libertà di informazione. Giovane talento ligure (classe 1986, laureata in Scienze Politiche presso l’ateneo  genovese), la Ferrero ha pubblicato il suo libro grazie alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-6459  alignleft" style="text-align: left;" title="00016901" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/00016901-e1324108257779.jpg" alt="" width="186" height="159" /></p>
<p style="text-align: left;"><em>Giovanna Ferrero,</em><em> <em>Ci scusiamo per l’interruzione. T</em>v e libertà di informazione, </em>Melampo, 2011</p>
<p>E’ stato pubblicato lo scorso novembre il libro della <strong>giovane autrice genovese Giovanna Ferrero <em>Ci scusiamo per l’interruzione. Tv e libertà di informazione</em></strong>. Giovane talento ligure (classe 1986, laureata in Scienze Politiche presso l’ateneo  genovese), la Ferrero ha pubblicato il suo libro grazie alla <strong>collaborazione con Nando dalla Chiesa</strong>, firma prestigiosa del giornalismo italiano e fondatore della casa editrice Melampo, che ha pubblicato il testo in questione.</p>
<p><span id="more-6458"></span>Il saggio ripercorre le <strong>vicende dell’emittente televisiva Europa 7</strong> e l’iter giudiziario che il suo fondatore, Francesco Di Stefano è stato costretto a percorrere nella sua <strong>battaglia contro l’abusivismo di Rete 4:</strong> espropriato dalla politica del suo diritto di vedersi assegnare delle frequenze per dare avvio ad un progetto televisivo a-partitico e innovativo. La storia, che è storia di tutti noi, è quella di una privazione ai danni di un normale cittadino il quale, pur essendo nel pieno del diritto legale e nonostante le numerose sentenze emesse dai vari enti di garanzia chiamati in causa, non riesce ad esercitare il suo diritto per colpa degli interessi politici e del <strong>tacito patto di non aggressione praticato dai partiti di destra e di sinistra</strong>. Da destra, l’ascesa di Berlusconi e l’inizio del <em>berlusconismo</em> hanno dato avvio al lungo periodo di dittatura mediatica e di insolubile conflitto di interessi, che hanno reso impossibile l’abolizione dell’abusiva –secondo quanto dichiarato dalla Corte Costituzionale stessa- Rete 4 e l’assegnazione delle frequenze a Europa 7. Anche da sinistra, d’altro canto, si è riscontrato un disinteresse assoluto, spiega l’autrice, per il caso Europa 7 e per la regolamentazione della legge sulle televisioni: il generale menefreghismo politico, trasversale e mascherante senz&#8217;altro interessi biechi e privati, ha depotenziato la giustizia del suo potere decisionale assoluto e l’ha relegata al rango di succursale dei rapporti di partito.</p>
<p>Proprio per il fatto che si tratta di <strong>un territorio ancora inesplorato della storia contemporanea</strong>, è stato particolarmente difficile per l’autrice portare a compimento il lavoro, il quale si è potuto sviluppare principalmente attraverso il ritrovamento di articoli di giornale e la pubblicazione di sentenze emesse. A questa documentazione, si affiancano le testimonianze dello stesso Di Stefano, raccolte personalmente dalla giornalista genovese. Il caso in questione è diventato per prima cosa oggetto di tesi di laurea e <strong>nel 2011 è diventato un libro vero e proprio, con prefazione di Marco Travaglio</strong>.</p>
<p><strong> La scommessa di Melampo</strong>, casa editrice dalla genesi ancora recente e che vanta, ad oggi, non più di una cinquantina di pubblicazioni, è inconsueta, in quanto ha avuto il coraggio di puntare su un pezzo di giornalismo d’inchiesta apparentemente di scarso interesse e perché, andando controtendenza, ha dato spazio ad una giovane -ancora sconosciuta ma promettente- autrice.</p>
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		<title>A due anni dall’album d’esordio “Lungs”, arriva l’ultima fatica di Florence Welch</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 22:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cantautori]]></category>
		<category><![CDATA[Canzoni]]></category>
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		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Musica alternativa]]></category>
		<category><![CDATA[indie]]></category>

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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/16/a-due-anni-dall%e2%80%99album-d%e2%80%99esordio-%e2%80%9clungs%e2%80%9d-arriva-l%e2%80%99ultima-fatica-di-florence-welch/' addthis:title='A due anni dall’album d’esordio “Lungs”, arriva l’ultima fatica di Florence Welch'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Only if for a night Shake it out What the water gave me Never let me go Breaking down Lover to lover No light, no light Seven devils Heartlines Spectrum All this and heaven too Leave my body Tutto ebbe inizio per caso, durante un ozioso ed uggioso pomeriggio novembrino. Mentre mi aggiravo pensosa all&#8217;interno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6403" title="images" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/images.jpg" alt="" width="186" height="186" /></p>
<p>Only if for a night<br />
Shake it out<br />
What the water gave me<br />
Never let me go<br />
Breaking down<br />
Lover to lover<br />
No light, no light<br />
Seven devils<br />
Heartlines<br />
Spectrum<br />
All this and heaven too</p>
<p>Leave my body</p>
<p>Tutto ebbe inizio per caso, durante un ozioso ed uggioso pomeriggio novembrino. Mentre mi aggiravo pensosa all&#8217;interno di uno di quei moderni grandi magazzini dell&#8217;elettronica, dell&#8217;editoria e della discografia, mi sono imbattuta in<strong> &#8220;Ceremonials&#8221;, seconda fatica discografica dei Florence &amp; the Machine</strong>. E fu amore.</p>
<p><span id="more-6402"></span></p>
<p>Dopo due anni dall&#8217;uscita dell&#8217;album d&#8217;esordio di Florence Welch &amp; Co., ecco finalmente il secondo, atteso, lavoro della venticinquenne (talentuosisssssima) cantante inglese. Definito dalla critica come &#8220;more baroque-pop&#8221; del già fortunato predecessore, &#8220;Ceremonials&#8221; conferma la bravura inconfondibile della Welch e si mantiene su <strong>sonorità indie-rock e soul</strong> (tutte etichette che potranno suonare un po&#8217; bizzarre per molti degli ascoltatori occasionali di questo genere di musica e che potranno risultare limitative per gli amanti del gruppo). Non sono passati inosservati nemmeno gli <strong>influssi alternative di Kate Bush</strong>. Visto il successone di &#8220;Lungs&#8221; (più di centomila copie vendute in meno di un mese, per ben ventotto settimane consecutive nelle classifiche del Regno Unito), pur essendo stata a lungo corteggiata da svariati produttori States che le promettevano il salto di qualità e la fatidica svolta stilistica, Florence ha rifiutato di trasferirsi negli Stati Uniti e ha preferito restare in Inghilterra, dove ha collaborato con<strong> l&#8217;amico e produttore di fiducia Paul Epworth</strong> (collaboratore, tra gli altri, anche del nuovo disco di Adele, &#8220;21&#8243; ) e<strong> registrato negli studi di Abbey Road.</strong></p>
<p>Sicuramente più maturo del precedente, &#8220;Ceremonials&#8221; ricerca atmosfere più dark e sonorità più potenti, incrementando la componente rock e l&#8217;uso di batteria e bassi. Non mancano, tuttavia, sound tipicamente indie, influenze pop e cori eseguiti con la solita maestria cui Florence ci ha abituati. <strong>Commistione di vecchio e nuovo, dunque</strong>, per un prodotto discografico sicuramente molto ben riuscito, ma anche non troppo &#8220;pretenzioso&#8221; nel voler rompere con il predecessore. E come si potrebbe voler rompere con un primo disco del genere, d&#8217;altra parte? Florence la Rossa glissa intelligentemente lo stallo usuale da &#8220;sindrome del secondo disco&#8221;, con un rinnovamento nella tradizione come solo i grandi sanno fare.</p>
<p>Delle 12 tracce che compongono l&#8217;album, da segnalare sono sicuramente &#8220;Only if for a night&#8221;, composta da arpe e piano, con tamburi nel ritornello; &#8220;Shale it Out&#8221;, con tanto di video alla &#8220;Eyes Wide Shut&#8221;; &#8220;What the Water Gave Me&#8221;, primo singolo promozionale in circolazione; &#8220;Never let me go&#8221;, che riprende anche il titolo di film+romanzo (di Kazuo Ishiguro) del 2010, creando un richiamo che sicuramente non fa che portare fortuna al pezzo; &#8220;Lover to Lover&#8221;, so typically Florence per l&#8217;inconfondibile brio e le atomosfere un po&#8217; hippy che evoca; &#8220;No Light No Light&#8221;, secondo singolo estratto dall&#8217;album.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;incredibile storia di Vaclav e Lena</title>
		<link>http://www.idranet.it/2011/12/15/lincredibile-storia-di-vaclav-e-lena/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 22:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Sentimentale]]></category>

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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/15/lincredibile-storia-di-vaclav-e-lena/' addthis:title='L&#8217;incredibile storia di Vaclav e Lena'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Haley Tanner, Cose da salvare in caso di incendio, Longanesi, La Gaja Scienza, 2011 Uscito lo scorso 25 agosto, Cose da salvare in caso d’incendio è il romanzo d’esordio dell’autrice newyorkese Haley Tanner, classe 1982. La grande eco prodotta dal romanzo ha fatto in modo che, ancora prima della sua effettiva pubblicazione, i diritti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6396" href="http://www.idranet.it/2011/12/15/lincredibile-storia-di-vaclav-e-lena/attachment/9788830432390/"><img class="alignleft size-full wp-image-6396" title="9788830432390" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/9788830432390.jpg" alt="" width="119" height="186" /></a></p>
<p>Haley Tanner,<br />
<em>Cose da salvare in caso di incendio, </em><br />
Longanesi, La Gaja Scienza, 2011</p>
<p>Uscito lo scorso 25 agosto, <strong><em>Cose da salvare in caso d’incendio </em>è il romanzo d’esordio dell’autrice newyorkese Haley Tanner, classe 1982</strong>. La grande eco prodotta dal romanzo ha fatto in modo che, ancora prima della sua effettiva pubblicazione, i diritti del libro fossero venduti in ben venti paesi del mondo. Anche in Italia, l’immediato successo di pubblico e criticagli hanno già valso il titolo di<strong> romanzo rivelazione del 2011</strong>.</p>
<p><span id="more-6395"></span></p>
<p><strong>La storia è quella di Vaclav e Lena, due bambini di nove anni, entrambi immigrati a New York dalla Russia.</strong> Vaclav, che vive nel quartiere di Brooklyn con i genitori nel tipico appartamento impregnato dall’odore di <em>boršc</em> e di stenti, sogna di diventare un mago famoso come il suo beniamino Houdini, e di fare della piccola Lena la sua<em> incantevole assistente</em>. Lena, orfana, abita con una giovane zia scapestrata ai limiti della legalità, non parla l’inglese, ha difficoltà a comunicare con i suoi coetanei e solo con Vaclav tutto diventa facile. Soltanto un brutto sogno poteva interrompere quest’idillio d’infanzia: quando la madre di Vaclav scopre un turpe segreto riguardante la vita della piccola Lena, la bambina viene portata via dal mondo che fino ad allora le era stato famigliare. Per sette anni. <strong>Finalmente, in occasione del diciassettesimo compleanno di Lena, i due giovani si potranno ritrovare e rimettere a posto i tasselli di un puzzle fin troppo frammentato.</strong></p>
<p>Haley Tanner racconta questa fiaba dei giorni nostri con uno <strong>stile semplice e immediato</strong>. Apprezzabile la scelta stilistica dell’elenco, strategia già privilegiata anche da Nick Hornby in <em>Alta Fedeltà. </em><strong>I temi prevalenti sono molteplici: dall’amore, alle difficoltà del rapporto genitori-figli</strong>. Degrado e povertà fanno da sfondo a tutta la vicenda narrata: la multiforme realtà newyorkese cozza con quell’idea ormai perduta di sogno americano, mostrandone gli evidenti limiti.</p>
<p>L’operazione narrativa della Tanner non è di certo nuova: innumerevoli scrittori hanno affrontato il tema dell’immigrazione negli USA (cfr. Sandra Cisneros, la <em>chicana </em>di Chicago o Leslie Marmon Silko, che da voce alle istanze dei nativi d’America). Nel caso di Haley Tanner, nuova è, tuttavia, la prospettiva di <em>insider</em>. Newyorkese  doc, <strong>la Tanner riesce ad assumere una prospettiva insolitamente tutta russa e a dare voce ad una minoranza dimenticata</strong>.</p>
<p>Curiosità: dall’inglese <em>Vaclav &amp; Lena</em>, la traduttrice, Silvia Piraccini, ha optato per la scelta <em>Cose da salvare in caso di incendio</em>, titolo che, creando un alone di mistero intorno al libro, ha certamente contribuito alla sua fortuna editoriale.</p>
<p><strong><em>Cose da salvare in caso di incendio</em></strong><strong> è un romanzo delicato, da leggere in un fiato.</strong></p>
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		<title>Nelle sale &#8220;One Day&#8221;, l&#8217;ultima fatica della regista di &#8220;An Education&#8221;. Da un bestseller di David Nicholls</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 22:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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<p>Durata 107 min.</p>
<p>USA 2011</p>
<p>Bim Distribution</p>
<p>Di <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=17043">Lone Scherfig</a></p>
<p>Con <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=55180">Anne Hathaway</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=95283">Jim Sturgess</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=5102">Patricia Clarkson</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=57728">Ken Stott</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=57818">Rafe Spall</a></p>
<p><strong> </strong><br />
<span id="more-6370"></span><br />
Uscito lo scorso venerdì 11 novembre il nuovo film di Lone Sherfig, regista danese balzata al successo lo scorso anno con <em>An Education, </em>tratto dall’omonimo romanzo di Nick Hornby. Qui, la Sherfig si ripete: nuovo film, nuovo adattamento (anche questo film è <strong>tratto da un romanzo omonimo, questa volta di David Nicholls, che ne è anche sceneggiatore</strong>).</p>
<p>Edimburgo. Emma (Anne Hathaway) e Dexter (Jim Sturgess), poco più che due sconosciuti che frequentano lo stesso liceo, un po’ alticci dopo i festeggiamenti per il diploma, trascorrono la notte nello stesso letto. E’ il 15 luglio 1988. Da allora <strong>seguiremo l’evolversi della loro vita, puntualmente, per vent’anni: sempre lo stesso giorno di ogni anno, sempre quel 15 luglio, vedremo cosa sta succedendo nelle vite di Emma e Dexter</strong>, ormai diventati amici. Lei, sognatrice idealista, di fatto costretta ad una vita da cameriera in un ridicolo ristorante messicano; lui, bello e tormentato, cinico erede di una famiglia benestante che, entrando nel mondo dello spettacolo, si perde nel tunnel della droga e del sesso facile, fino al fallimento delle sue “great expectations” (per chiamare in causa Dickens, citato anche da Nicholls nel romanzo). <strong>I due, pur conducendo vite diverse, continueranno a cercarsi, anno dopo anno, sfuggendosi, rincorrendosi e –finalmente- incontrandosi</strong>.<br />
<strong>Non è la prima volta che un romanzo di Nicholls approda sul grande schermo</strong> (era già successo con <em>Starter for ten, </em>che ha ispirato l’omonimo film di Tom Vaughan). Ma in <em>One Day </em>la questione della trasposizione letteraria in chiave cinematografica suscita particolare interesse. E a complicare il tutto, va detto che il romanzo <em>One Day </em>è diventato un vero e proprio bestseller nel 2009. I molti che lo hanno amato, gli stessi (o meglio, LE stesse) che sono entrate al cinema premunite di fazzoletti anti-lacrima, non possono fare a meno di notare che le prime 90 pagine sono state liquidate in 16 minuti di film, con <strong>inevitabili tagli narrativi e decurtamenti di senso</strong>, scelta voluta dal lavoro a quattro mani di regista e sceneggiatore. I due hanno optato per una rappresentazione inconsulta, fatta di piani temporali che si susseguono e si incastrano l’uno nell’altro: il film si apre con un flash-back e, dal 2006, ritorniamo indietro direttamente al 1988, fino a riprendere poi, sul finire del film, la narrazione da dove si era aperta. Il senso si guadagna poco alla volta e anche i fans del romanzo sembrano spiazzati dalla scelta traspositiva.</p>
<p>Hathaway e Sturgess sono credibili nei loro ruoli di amici-amanti che eternamente si rincorrono. Ottima l’affinità tra loro. Belle le <strong>sognanti atmosfere un po’ retrò</strong>.</p>
<p><strong>Curiosità</strong>: <em>One Day</em> è stato girato in <strong>otto settimane</strong> durante l’estate del 2010, in circa 50 location diverse.</p>
<p><strong>Commedia romantica intelligente e divertente, che non si piega agli stereotipi hollywoodiani.</strong></p>
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