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	<title>IDRAnet &#187; Libri</title>
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		<title>Libri: Silvia Avallone, «Acciaio»</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 11:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Ballerini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi]]></category>

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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2012/01/18/libri-silvia-avallone-%c2%abacciaio%c2%bb/' addthis:title='Libri: Silvia Avallone, «Acciaio»'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Acciaio è la lega che tiene uniti i vinti, gli umili, i dimenticati di questa vicenda. Piombino, via Stalingrado, stabilimento siderurgico Lucchini-Severstal; è questa la sede dell’affascinante e diabolica macchina sforna soldi e miseria che con i suoi trucioli, le sue esalazioni tossiche e la palude infestata di vita e morte, incombe sul panorama come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/acciaio.jpg" alt="" title="acciaio" width="101" height="186" class="alignleft size-full wp-image-6653" />Acciaio è la lega che tiene uniti i vinti, gli umili, i dimenticati di questa vicenda.</p>
<p>Piombino, via Stalingrado, stabilimento siderurgico Lucchini-Severstal; è questa la sede dell’affascinante e diabolica macchina sforna soldi e miseria che con i suoi trucioli, le sue esalazioni tossiche e la palude infestata di vita e morte, incombe sul panorama come reale protagonista.</p>
<p>In lontananza, sullo sfondo, sono energicamente portate avanti dalla Avallone le ordinarie storie intrecciate delle tante marionette dimenticate dal mondo. </p>
<p><span id="more-6652"></span></p>
<p>Sono vecchi e grassi pensionati con occhi dimentichi di qualsiasi innocenza che osservano carne giovane e fresca forse esposta più del dovuto; sono operai stretti nella logora tuta blu da lavoro, sporca di sudore e rimpianto; sono madri e mogli che hanno perso il sogno di essere donne; ma sono soprattutto giovani ragazzi scaraventati nel mondo adulto a calci e schiaffi, la cui sola speranza per il futuro prende le forme di un’isola che non è quella lontana e irraggiungibile delle favole, ma quella che si staglia e risplende non lontano tra i fumi e i gas di una ciminiera ancora legata al presente.</p>
<p>Anna e Francesca, Sandra e Rosa, Enrico e Arturo, Alessio e Cristiano, Nino e Massi in una spirale di personalità che si odia e si ama, che si perde e si ritrova: unico appiglio su cui poter fare affidamento sembrano essere proprio quei gatti, anche loro d’acciaio, che sai di trovare, unica costante, nonostante tutto.</p>
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		<title>Libri: Hermann Hesse, «Demian»</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 14:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Ballerini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Classici]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2012/01/13/libri-hermann-hesse-%c2%abdemian%c2%bb/' addthis:title='Libri: Hermann Hesse, «Demian»'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Era il 1919 quando la breve e intensa storia di Emil Sinclair, protagonista e pseudonimo dietro il quale si nascose per molto tempo Hesse, riuscì a coinvolgere e a farsi specchio di un vasto gruppo di giovani da poco usciti dalla tempesta della prima guerra mondiale. Eppure, leggendola ancora oggi la vicenda non smette di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6597" title="demian" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/demian.jpg" alt="" width="121" height="186" />Era il 1919 quando la breve e intensa storia di Emil Sinclair, protagonista e pseudonimo dietro il quale si nascose per molto tempo Hesse, riuscì a coinvolgere e a farsi specchio di un vasto gruppo di giovani da poco usciti dalla tempesta della prima guerra mondiale.</p>
<p>Eppure, leggendola ancora oggi la vicenda non smette di rappresentare quella condizione che i giovani, cuore palpitante di ogni società, condividono con il proprio io: la perfezione, la luce, la bontà che gli altri si aspettano e che noi vorremmo avere e dare,  convivono e si scontrano con l’altro lato, oscuro, dell’anima.</p>
<p><span id="more-6596"></span></p>
<p>Ed è così che l’autore personifica le due componenti in perenne scontro dentro ognuno: bene e male, Demian e Kromer, destinati non per tutti, a fondersi in un perfetto e mistico equilibrio che può rivelarsi solo nel disegno tracciato nella confusione di un istante: “l&#8217;uccello lotta per uscire dall&#8217;uovo. L&#8217;uovo è il mondo. Per nascere devi distruggere un mondo. L&#8217;uccello vola a Dio. Il nome del Dio è Abraxas”.</p>
<p>La polarità, la scissione, il contrasto più intimo sono i veri personaggi di questo romanzo arrivato, probabilmente senza volere, ad un tale livello di esemplarità e raffinatezza psicologica da esser stato definito “piccolo capolavoro” da quel Thomas Mann che, dopo averlo letto, fu costretto a revisionare tutto l’impianto psicanalitico dell’allora in fieri Der Zauberberg.</p>
<p>“L&#8217;amore non era più l&#8217;oscuro istinto animale che nella mia angoscia mi era parso da principio, né era la pia e spirituale adorazione che avevo avuto per Beatrice. Era l&#8217;uno e l&#8217;altra, era più ancora, angelo e Satana, uomo e donna insieme, umanità e bestialità, supremo bene e male estremo”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Libri: Sándor Márai, «Le Braci»</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 18:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Ballerini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Classici]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2012/01/10/libri-sandor-marai-%c2%able-braci%c2%bb/' addthis:title='Libri: Sándor Márai, «Le Braci»'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Il fuoco della passione brucia, si consuma fino a trasformarsi in cenere, ma prima della cenere il sentimento tenta l’ultimo e disperato guizzo per continuare a vivere e non morire e lo fa nella brace. È l’attesa ad aprire il sipario della storia: il generale sta predisponendo ora tutta la sua vita nel compimento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/braci.jpg" alt="" title="braci" width="160" height="251" class="alignleft size-full wp-image-6582" />Il fuoco della passione brucia, si consuma fino a trasformarsi in cenere, ma prima della cenere il sentimento tenta l’ultimo e disperato guizzo per continuare a vivere e non morire e lo fa nella brace.</p>
<p>È l’attesa ad aprire il sipario della storia: il generale sta predisponendo ora tutta la sua vita nel compimento di un istante che ha aspettato per ben quarantun anni; il momento è arrivato e per lasciare anche il lettore ancora un po’ anch’egli sulle braci, si racconta della vita e della giovinezza di due uomini, due amici, assai diversi ma uniti da quell’amore fraterno che unisce gli opposti e li lega da un patto stipulato solo nella coscienza.</p>
<p><span id="more-6581"></span></p>
<p>Allora il patto venne meno per un motivo che l’amico Konrad conosce, Ninì conosce, Krisztina conosce, ma soprattutto il generale conosce, un motivo che aleggia fra i personaggi ma non si insinua sulle loro bocche se non nel finale che, come in un crescendo continuo, lascia con il fiato sospeso fra l’aspettativa di una vendetta e il desiderio di un perdono.</p>
<p>Le braci, capolavoro e specchio del primo Novecento, regalano agli occhi di chi sa apprezzare una scrittura riflessiva, profondi e sinceri pensieri sull’amicizia, sulla lealtà e sull’amore: «quando il destino, sotto qualsiasi forma, si rivolge direttamente alla nostra individualità, quasi chiamandoci per nome, in fondo all&#8217;angoscia e alla paura esiste sempre una specie di attrazione, perché l&#8217;uomo non vuole soltanto vivere, vuole anche conoscere fino in fondo e accettare il proprio destino, a costo di esporsi al pericolo e alla distruzione».</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La solita &#8220;Jane Eyre&#8221;? Nelle sale l&#8217;ultima trsposizione del regista Cary Fukunaga</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 09:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/29/la-solita-jane-eyre-nelle-sale-lultima-trsposizione-del-regista-cary-fukunaga/' addthis:title='La solita &#8220;Jane Eyre&#8221;? Nelle sale l&#8217;ultima trsposizione del regista Cary Fukunaga'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Jane Eyre Drammatico durata 120 min. Gran Bretagna, 2011 BBC Films, Focus Features, Ruby Films di Cary Fukunaga con Mia Wasikowska, Michael Fassbender, Jamie Bell, Judi Dench, Tamzin Merchant Al cinema dallo scorso 7 ottobre l&#8217;ultimo adattamento tratto dal romanzo di Charlotte Bronte, Jane Eyre, del regista californiano Cary Fukunaga. Un cast stellare è stato scelto per questa produzione: dalla giovane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a rel="attachment wp-att-6557" href="http://www.idranet.it/2011/12/29/la-solita-jane-eyre-nelle-sale-lultima-trsposizione-del-regista-cary-fukunaga/jane-eyre/"><img class="alignleft size-full wp-image-6557" title="jane eyre" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/jane-eyre-e1325149303903.jpg" alt="" width="186" height="265" /></a>Jane Eyre</em></strong></p>
<p><strong><em></em></strong>Drammatico</p>
<p>durata 120 min.</p>
<p>Gran Bretagna, 2011</p>
<p>BBC Films, Focus Features, Ruby Films</p>
<p>di <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=26260">Cary Fukunaga</a></p>
<p><a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=26260"></a>con <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=120112">Mia Wasikowska</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=73865">Michael Fassbender</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=53958">Jamie Bell</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=15843">Judi Dench</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=154449">Tamzin Merchant</a></p>
<p>Al cinema dallo <strong>scorso 7 ottobre l&#8217;ultimo adattamento tratto dal romanzo di Charlotte Bronte, <em>Jane Eyre, </em>del regista californiano Cary Fukunaga.</strong><span id="more-6556"></span><strong> Un cast stellare</strong> è stato scelto per questa produzione: dalla giovane Mia Wasikowska, l&#8217;Alice di Tim Burton, qui nei panni della protagonista, al conclamato Michael Fassbender nei panni del tenebroso Mr. Rochester (<em>Bastardi senza gloria, X-Men &#8211; L&#8217;inizio, A Dangerous Method</em>), a Jamie Bell, l&#8217;ex bambino prodigio di <em>Billy Elliot, </em>che interpreta un gentile ma risoluto Saint John Rivers. E ancora, Judy Dench, Sally Hawkins, Imogen Poots: una miriade di star costellano questo set quasi interamente <em>british</em>.</p>
<p><strong>La trama è già nota ai più, grazie alla fortuna conosciuta dal romanzo di Charlotte Bronte</strong>: racconta la storia di <strong>un&#8217;orfana dell&#8217;Inghilterra della metà dell&#8221;800</strong>, Jane Eyre. Bambina sfortuna, affronta molte vicissitudini (prima fra tutte, la vita con una zia che non la ama e dei cugini che la tiranneggiano); è costretta a vivere per molti anni in collegio e a subire le peggio angherie. Ragazza capace e volenterosa, trova un impiego come istitutrice presso Thornfield Hall, la magione del burbero e scontroso signor Rochester, dove le verranno affidate le cure della piccola Adèle, orfana di origine francese da lui adottata. I due si scopriranno inaspettatamente innamorati e determinati a difendere il loro amore contro ogni ragionevole dubbio e contro ogni terreno impedimento (ad esempio il fatto che Mr. Rochester fosse in realtà sposato con Bertha Mason, moglie legittima di Rochester, rinchiusa dal marito in un&#8217;ala della casa perché ritenuta pazza). Solo alla fine, con una sorta di distorto <em>happy end, </em>la fortuna sembra finalmente arridere alla piccola Jane, la quale<strong> potrà -come succede solo nei bei romanzi vittoriani- sposarsi con il ricco e per giunta innamoratissimo Rochester, ormai diventato cieco a causa di un incendio divampato a Thornfiedl Hall, e vivere felice.</strong></p>
<p><strong>Cary Fukunaga e Moira Buffini, sceneggiatrice inglese che ha curato il film, sembrano abilmente riuscire nell&#8217;intento di rendere il significato profondo delle pagine della Bronte.</strong> Le atmosfere tendono al cupo, al <strong>gotico</strong>; la storia rende bene il senso di inquietudine espresso dal precursore letterario, in bilico tra un romanzo di formazione, uno gotico, uno d&#8217;ambientazione borghese. <strong>Il paesaggio viene antropomorfizzato</strong>: la <em>moorland </em>britannica è cupa e inquietante, come Jane che la attraversa per scappare dal collegio, o per raggiungere la magione dei Fairfax-Rochester; Thornfield Hall è una sorta di tetro e austero labirinto di Cnosso; la casa dei Rivers nascosta in un&#8217;infertile e selvaggia brughiera. <strong>Tutto a rendere il senso di pesantezza e inquietudine che attanaglia i protagonisti del film/romanzo, oppressi da un sentimento di vuoto.</strong> L&#8217;operazione tentata da questa trasposizione cinematografica è quella di <strong>adattare lo spirito del romanzo ai nostri tempi: la versione di Fukunaga è sicuramente più attuale, meno vittoriana e moraleggiante di altre trasposizioni</strong> (non da ultima quella di Zeffirelli del 1996, con la Gainsbourg e William Hurt). Rochester acquista una sensualità insolita, spregiudicata, quasi ambigua anche nel suo rapporto con la moglie, dichiarata pazza (ma pazza sul serio, o solo uno scomodo giocattolo non più voluto e relegato in cantina?). Anche la Jane della Wasikowska acquista spessore: sottomissione e contrizione si alternano all&#8217;intelligenza e spregiudicatezza propri della giovane orfana sfortunata ma intraprendente. Meno convincente la Blanche Ingram di Imogen Poots: a lei sembra dedicato un ruolo più marginale di quello che in realtà avrebbe e il suo personaggio sembra perdere un po&#8217; di quella carica pungente, snobistica e velenosa che le è propria.</p>
<p>Tutto sommato, <strong>l&#8217;adattamento di Fukunaga sembra convincente, anche se non proprio entusiasmante: cast d&#8217;eccellenza e ottima sceneggiatura ne fanno la fortuna, anche se manca ancora quel <em>quid</em></strong>, quello strapparsi i capelli dalla gioia all&#8217;uscita del cinema. <em>Naja, es geht</em>, verrebbe da dire.</p>
<p>Curiosità: le riprese del film si sono svolte tra il marzo e il maggio 2010, in diverse <em>locations</em>, tra cui Londra e altre località del Derbyshire.</p>
<p><strong>L&#8217;ultima trasposizione di un grande classico che ha fatto sognare generazioni. Perché non vederlo?!</strong></p>
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		<title>Quell&#8217;eccesso di cultura che ci sta stretto. Un&#8217;analisi di Marco Aime</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 22:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/27/quelleccesso-di-cultura-che-ci-sta-stretto-unanalisi-di-marco-aime/' addthis:title='Quell&#8217;eccesso di cultura che ci sta stretto. Un&#8217;analisi di Marco Aime'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Marco Aime, Eccessi di cultura, Einaudi, Torino, 2004 Oggigiorno si riscontra un eccesso di attenzione per il concetto di &#8220;cultura&#8221;: &#8220;identità&#8221;, &#8220;radici&#8221;, e altre parole, sono entrate a far parte del nostro lessico quotidiano in modo sempre più pregnante e se ne fa continuamente un uso totalmente acritico. A cos&#8217;è dovuto questo interessa per le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6539" href="http://www.idranet.it/2011/12/27/quelleccesso-di-cultura-che-ci-sta-stretto-unanalisi-di-marco-aime/eccessi_di_culture/"><img class="alignleft size-full wp-image-6539" title="eccessi_di_culture" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/eccessi_di_culture-e1324891495762.jpg" alt="" width="186" height="319" /></a>Marco Aime, <em>Eccessi di cultura, </em>Einaudi, Torino, 2004</p>
<p>Oggigiorno si riscontra un eccesso di attenzione per il concetto di &#8220;cultura&#8221;: &#8220;identità&#8221;, &#8220;radici&#8221;, e altre parole, sono entrate a far parte del nostro lessico quotidiano in modo sempre più pregnante e se ne fa continuamente un uso totalmente acritico. <strong>A cos&#8217;è dovuto questo interessa per le culture? </strong><span id="more-6535"></span>E&#8217; quello che tenta di spiegarci <strong>l&#8217;antropologo Marco Aime</strong> il quale, in modo lucido e preciso, ci fa notare quello che sta avvenendo ogni giorno sotto i nostri occhi e di cui non ci rendiamo conto: <strong>sia che ci si ponga come detrattori dell&#8217;integrazione dell&#8217;&#8221;altro&#8221;, sia che si assurga a paladini del &#8220;multi-culti&#8221; e di tutti gli altri &#8220;multi-&#8221; possibili immaginabili, quando si parla dell&#8217;&#8221;altro&#8221;, dello straniero, dell&#8217;immigrato, dell&#8217;extra-comunitario, l&#8217;accento è sempre posto su quelle che sono le differenze che lo separano da noi</strong>. L&#8217;eccessiva attenzione per la cultura è, dunque, sempre volta a rilevare le differenze, sia che -come fa la Lega Nord- si voglia escludere il migrante e creare un&#8217;aura di timore attorno alla sua figura, sia che ci si voglia approcciare allo straniero ed esaltarne i suoi costumi e le  sue tradizioni. Così facendo, si cade e si scade inevitabilmente in bassi stereotipi poco edificanti che hanno l&#8217;unico effetto di<strong> ingabbiare chi viene da fuori in una cultura che sta stretta</strong>, che non va, perché è fasulla, semplificata fino all&#8217;osso. Non si può, dice Aime, continuare a far ballare gli africani, a far loro suonare il tamburo, perché l&#8217;Africa non è solo questo! Non si può continuare a cucinare il <em>cous-cous</em> alla maniera mediorientale, perché alcuni di loro, da quando sono nel nostro paese, lo cucinano insieme ai tortellini! <strong>Non si può continuare a creare visioni estetizzanti e istituzionalizzate delle cultura, che non sono dei blocchi che ci pre-determinano e che dobbiamo accettare o rifiutare</strong><strong> in toto. </strong>Chi fosse realmente mosso da sincero interesse verso le culture &#8220;diverse&#8221;<em> </em>dalla nostra (qual&#8217;è la nostra cultura? Quella occidentale, o quella europea? E si può parlare di una onnicomprensiva cultura italiana/europea/occidentale, come se le culture creassero dei veri e proprio <em>blocchi di civiltà, </em>come intende Samuel Huntington?) dovrebbe tentare un approccio a tu per tu con l&#8217;altro, lo straniero, e cercare di entrare in contatto con lui in quanto essere umano, non in quanto africano, o musulmano, o rumeno, o cinese. Si devono abbandonare i finti luoghi comuni che vengono instillati in noi spesso a scopi economico-politici per tentare un approccio vero e proprio con le persone. Da destra e da sinistra, racconta Aime rinfrescandoci la memoria, il tema dell&#8217;accoglienza dello straniero è stato sempre strumentalizzato dalle diverse forze politiche, sia per affermare la necessità di accoglienza, che per negarla:<strong> attraverso la proclamazione di slogan finto-buonisti, incitanti a un fantomatico ideale di tolleranza da sinistra, oppure attraverso un uso mediatico poco avveduto da parte della destra, con titoli di giornali &#8220;caricati&#8221; sotto il profilo razziale</strong>, tutti i governi hanno sempre fatto largo uso dell&#8217;attuale problematica culturale. Essa è stata utilizzata come schermo per nascondere il vero movente (di natura economica o politica, appunto) delle scelte di chi ci governa. Biechi interessi politici vengono mascherati dietro il vessillo della cultura.</p>
<p>Cosa fare per resistere a questo meccanismo ormai in atto da troppo tempo? Appunto, <strong>cercare di guardare oltre la finta tolleranza e oltre le mode del &#8220;multi-&#8221; del momento</strong>. <strong>Cercare di non abbassarsi a svilire l&#8217;altro</strong>, a renderlo una <em>non-persona </em>facente parte dell&#8217;anonima massa degli &#8220;immigrati&#8221; che rubano e che sono malavitosi. <strong>Cercare di ridare il giusto valore al concetto di cultura</strong>, rilevando tanto le peculiarità delle &#8220;culture diverse&#8221;, che le loro somiglianze con quella che consideriamo la &#8220;nostra&#8221;. Potremmo essere sorpresi da quante barriere potremmo riuscire ad abbattere.</p>
<p><strong>Un&#8217;analisi lucida ed intelligente sulle dinamiche della società contemporanea. Sorprendente.</strong></p>
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		<title>Considerazioni sulla &#8220;Lingua Nostrae Aetatis&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 22:01:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/21/considerazioni-sulla-lingua-nostrae-aetatis/' addthis:title='Considerazioni sulla &#8220;Lingua Nostrae Aetatis&#8221;'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Gustavo Zagrebelsky, Sulla lingua del tempo presente, Giulio Einaudi editore, Torino, 2010 Gustavo Zagrebelsky, noto giurista della Corte Costituzionale di Torino e professore di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Torino, avvia in questo libricino (meno di 60 pagine) una riflessione sulla lingua del tempo presente (LNAe, ovvero Lingua Nostrae Aetatis). A dispetto di quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-6388" href="http://www.idranet.it/2011/12/21/considerazioni-sulla-lingua-nostrae-aetatis/zagrebelsky/"><br />
<img class="size-full wp-image-6388 alignleft" title="zagrebelsky" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/zagrebelsky.jpg" alt="" width="186" height="186" /></a></strong><span style="text-align: left;">Gustavo Zagrebelsky, </span><em>Sulla lingua del tempo presente,</em><span style="text-align: left;"> Giulio Einaudi editore, Torino, 2010</span></p>
<p><strong>Gustavo Zagrebelsky, noto giurista della Corte Costituzionale di Torino</strong> e professore di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Torino, avvia in questo libricino (meno di 60 pagine) una riflessione sulla lingua del tempo presente (<em>LNAe</em>, ovvero <em>Lingua Nostrae Aetatis</em>). A dispetto di quanto si potrebbe intuire dal titolo -un po’ filosofico, un po’ <em>retrò-</em>, non si tratta di una riflessione filologica sull’evoluzione dell’italiano corrente: <strong>Zagrebelsky propone una riflessione sulle insidie derivanti dall’uso della lingua e mette in guardia contro il rischio di cadere negli stereotipi e nelle insidie</strong>.</p>
<p><span id="more-6387"></span> A metà tra il pamphlet (per la brevità) e la requisitoria (per la forza espressiva), il saggio è articolo in <strong>undici brevi capitoletti </strong>–un vero e proprio “endecalogo”-<strong> ciascuno dei quali prende in esame un’espressione ricorrente del linguaggio politico degli ultimi sedici anni e mostra come essa, usata e riusata dai mass-media, venga acquisita acriticamente dalla maggior parte delle persone</strong>. La retorica berlusconiana (riferimento che, tranne una volta sola, non viene mai apertamente esplicitato) della Seconda Repubblica, assimilata nel corso degli anni senza senso critico, viene smascherata dal giurista come vuota e distorta dall’uso massiccio di tv, giornali, internet.</p>
<p>Alcune delle espressioni prese in esame dall’autore sono “scendere in politica”, “Prima Repubblica”, “le tasche degli italiani”, termini ormai entrati a far parte della nostra <em>LNAe</em>. Fermandosi a riflettere, tuttavia, si nota come l’uso della lingua non sia totalmente casuale e indifferente: perché diciamo <strong>proprio “scendere” in politica</strong>, e non salire? Così, infatti, dovrebbe essere secondo l’ottica weberiana: una salita dal basso, da un percorso adeguato di formazione. L’idea di discesa trasforma il politico in benefattore che, con un linguaggio quasi liturgico, “descendit de coelis propter nos”, in un salvatore che da soccorso ad un popolo intero. Così pure l’idea ormai assodata di <strong>“contratto”</strong> viene smascherata: il contratto avvalora il riconoscimento del salvatore da parte dei salvati. Nella stessa ottica, anche l’idea di <strong>“amore”</strong> è fuorviante: c’è, da un lato, chi ama l’Italia; dall’altro ci sono l’Italia e gli italiani che, non rispondendo con gioia a quest’atto d’amore del benefattore, aderiscono per forza di cose alla logica dell’odio. Così l’amore finisce per dividere, così come anche i termini –apparentemente positivi, o neutri- <strong>“dono”</strong> e <strong>“italiani”</strong>: il primo, lungi dall’essere gratuito come dovrebbe, instaura un rapporto servile tra chi concede perché ha in abbondanza e chi accetta perché non ha nulla. Il dono è violenza, ostentazione, dominio del forte sul debole che, accettando l’offerta, acquisisce la condizione di <strong>“mantenuto”</strong>. Anche la parola “italiani” divide: l’ossimorico “partito degli italiani” crea una linea di confine tra chi aderisce all’ideologia di quel partito e del suo leader e gli anti-italiani che non vi si riconoscono.</p>
<p>Con un logica stringente, continuando nell’analisi di altre parole della <em>LNAe, </em>Zagrebelsky porta a termine la sua <strong>requisitoria contro il degrado del lessico corrente</strong>: aggressioni verbali, dileggio, volgarità, semplificazione dei problemi fino alla loro banalizzazione sono i mali che affliggono la società della <em>LNAe. </em>L’auspicio da parte dell’autore è quello di recuperare una coscienza critica e un linguaggio consapevole ed accurato, per ritrovare con essi anche l’orgoglio di comunicare in modo appropriato, senza svilire e ridicolizzare le questioni del vivere civile.</p>
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		<title>Il reporter e la scimmia: le nuove frontiere del giornalismo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 22:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/20/il-reporter-e-la-scimmia-le-nuove-frontiere-del-giornalismo/' addthis:title='Il reporter e la scimmia: le nuove frontiere del giornalismo'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Nicola Bruno, Raffaele Mastrolonardo, La scimmia che vinse il Pulitzer. Personaggi, avventure e (buone) notizie dal mondo dell&#8217;informazione, Bruno Monndadori, 2011 Cos’hanno in comune un affermato giornalista di mezz’età, corrispondente a Washington per il St. Petersburg Times, un diciassettenne olandese vagamente sociopatico e twitt-dipendente, un’avvocatessa keniana che lavora nel team di Google, una giovane deputata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6471" href="http://www.idranet.it/2011/12/20/il-reporter-e-la-scimmia-le-nuove-frontiere-del-giornalismo/scimmia_pulitzer/"><img class="size-full wp-image-6471  alignleft" title="scimmia_pulitzer" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/scimmia_pulitzer-e1324195182846.jpg" alt="" width="186" height="266" /></a>Nicola Bruno, Raffaele Mastrolonardo, <em>La scimmia che vinse il Pulitzer. Personaggi, avventure e (buone) notizie dal mondo dell&#8217;informazione, </em>Bruno Monndadori, 2011</p>
<p>Cos’hanno in comune un affermato giornalista di mezz’età, corrispondente a Washington per il St. Petersburg Times, un diciassettenne olandese vagamente sociopatico e twitt-dipendente, un’avvocatessa keniana che lavora nel team di Google, una giovane deputata irlandese appassionata di cavilli legislativi e un designer polacco che lavora per la svedese Bonnier?</p>
<p><span id="more-6470"></span>E’ quello che tentano di spiegarci Raffaele Mastrolonardo (genovese doc, laureato in Filosofia presso l’ ateneo della Superba, fondatore di <em>Effecinque, </em>collaboratore di <em>Sky.it, Corriere della Sera </em>e<em> il manifesto</em>) e Nicola Bruno(un passato a <em>Totem, </em>ora a <em>Effecinque</em>, membro del <em>Reuters Institute for the Study of Journalism</em>) nel <strong>libro evento del 2011, <em>La scimmia che vinse il Pulitzer. Personaggi, avventure e (buone) notizie dal mondo dell’informazione</em></strong>. Il saggio, <strong>attraverso il racconto di storie personali, poco note e paradigmatiche</strong>, affronta un tema caro a tutti i militanti nel settore dell’informazione: <strong>la crisi in cui versa il giornalismo moderno, apparentemente destinato ad un’ineluttabile fine<em>.</em></strong></p>
<p>Per rispondere alla prima domanda, infatti, i personaggi elencati sopra hanno in comune il fatto di essersi fatti portavoce di istanze di rinnovamento del giornalismo con operazioni originali e diversificate. Tra i vari esempi, spicca quello che da il nome al libro, l’eclatante racconto della <strong>“scimmia” di <em>Stats Monkey</em>, un software in grado di redigere un articolo giornalistico – limitato finora al “solo“ ambito del baseball &#8211; dallo stile perfetto e senza le noiose sgrammaticature spesso presenti negli articoli dei giornalisti in carne ed ossa</strong>. Sembra una rivoluzione epocale. Forse quella che renderà <strong>per sempre obsoleto il ruolo del giornalista “di ciccia”</strong>. Forse. Se non fosse che, come emerge da un’analisi recente, la scimmia impeccabile toppa sul piano emotivo. Sembrava la Caporetto del giornalismo, invece riemerge, forse, una speranza: per contrastare la dittatura dei computer si può ancora puntare sulla<strong> perfetta integrazione di impeccabilità della macchina ed emotività umana.</strong></p>
<p>Scimmia e reporter: è dunque questa la nuova accoppiata vincente nel panorama giornalistico contemporaneo? Sì, a parere degli autori:<strong> il giornalista deve rendersi capace di padroneggiare con una certa destrezza i nuovi mezzi tecnologici e dialogare con loro in perfetta intesa</strong>.</p>
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		<title>Tv e libertà di informazione, in un libro di Giovanna Ferrero</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 22:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/18/tv-e-liberta-di-informazione-in-un-libro-di-giovanna-ferrero/' addthis:title='Tv e libertà di informazione, in un libro di Giovanna Ferrero'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Giovanna Ferrero, Ci scusiamo per l’interruzione. Tv e libertà di informazione, Melampo, 2011 E’ stato pubblicato lo scorso novembre il libro della giovane autrice genovese Giovanna Ferrero Ci scusiamo per l’interruzione. Tv e libertà di informazione. Giovane talento ligure (classe 1986, laureata in Scienze Politiche presso l’ateneo  genovese), la Ferrero ha pubblicato il suo libro grazie alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-6459  alignleft" style="text-align: left;" title="00016901" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/00016901-e1324108257779.jpg" alt="" width="186" height="159" /></p>
<p style="text-align: left;"><em>Giovanna Ferrero,</em><em> <em>Ci scusiamo per l’interruzione. T</em>v e libertà di informazione, </em>Melampo, 2011</p>
<p>E’ stato pubblicato lo scorso novembre il libro della <strong>giovane autrice genovese Giovanna Ferrero <em>Ci scusiamo per l’interruzione. Tv e libertà di informazione</em></strong>. Giovane talento ligure (classe 1986, laureata in Scienze Politiche presso l’ateneo  genovese), la Ferrero ha pubblicato il suo libro grazie alla <strong>collaborazione con Nando dalla Chiesa</strong>, firma prestigiosa del giornalismo italiano e fondatore della casa editrice Melampo, che ha pubblicato il testo in questione.</p>
<p><span id="more-6458"></span>Il saggio ripercorre le <strong>vicende dell’emittente televisiva Europa 7</strong> e l’iter giudiziario che il suo fondatore, Francesco Di Stefano è stato costretto a percorrere nella sua <strong>battaglia contro l’abusivismo di Rete 4:</strong> espropriato dalla politica del suo diritto di vedersi assegnare delle frequenze per dare avvio ad un progetto televisivo a-partitico e innovativo. La storia, che è storia di tutti noi, è quella di una privazione ai danni di un normale cittadino il quale, pur essendo nel pieno del diritto legale e nonostante le numerose sentenze emesse dai vari enti di garanzia chiamati in causa, non riesce ad esercitare il suo diritto per colpa degli interessi politici e del <strong>tacito patto di non aggressione praticato dai partiti di destra e di sinistra</strong>. Da destra, l’ascesa di Berlusconi e l’inizio del <em>berlusconismo</em> hanno dato avvio al lungo periodo di dittatura mediatica e di insolubile conflitto di interessi, che hanno reso impossibile l’abolizione dell’abusiva –secondo quanto dichiarato dalla Corte Costituzionale stessa- Rete 4 e l’assegnazione delle frequenze a Europa 7. Anche da sinistra, d’altro canto, si è riscontrato un disinteresse assoluto, spiega l’autrice, per il caso Europa 7 e per la regolamentazione della legge sulle televisioni: il generale menefreghismo politico, trasversale e mascherante senz&#8217;altro interessi biechi e privati, ha depotenziato la giustizia del suo potere decisionale assoluto e l’ha relegata al rango di succursale dei rapporti di partito.</p>
<p>Proprio per il fatto che si tratta di <strong>un territorio ancora inesplorato della storia contemporanea</strong>, è stato particolarmente difficile per l’autrice portare a compimento il lavoro, il quale si è potuto sviluppare principalmente attraverso il ritrovamento di articoli di giornale e la pubblicazione di sentenze emesse. A questa documentazione, si affiancano le testimonianze dello stesso Di Stefano, raccolte personalmente dalla giornalista genovese. Il caso in questione è diventato per prima cosa oggetto di tesi di laurea e <strong>nel 2011 è diventato un libro vero e proprio, con prefazione di Marco Travaglio</strong>.</p>
<p><strong> La scommessa di Melampo</strong>, casa editrice dalla genesi ancora recente e che vanta, ad oggi, non più di una cinquantina di pubblicazioni, è inconsueta, in quanto ha avuto il coraggio di puntare su un pezzo di giornalismo d’inchiesta apparentemente di scarso interesse e perché, andando controtendenza, ha dato spazio ad una giovane -ancora sconosciuta ma promettente- autrice.</p>
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		<title>L&#8217;incredibile storia di Vaclav e Lena</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 22:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/15/lincredibile-storia-di-vaclav-e-lena/' addthis:title='L&#8217;incredibile storia di Vaclav e Lena'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>Haley Tanner, Cose da salvare in caso di incendio, Longanesi, La Gaja Scienza, 2011 Uscito lo scorso 25 agosto, Cose da salvare in caso d’incendio è il romanzo d’esordio dell’autrice newyorkese Haley Tanner, classe 1982. La grande eco prodotta dal romanzo ha fatto in modo che, ancora prima della sua effettiva pubblicazione, i diritti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6396" href="http://www.idranet.it/2011/12/15/lincredibile-storia-di-vaclav-e-lena/attachment/9788830432390/"><img class="alignleft size-full wp-image-6396" title="9788830432390" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/9788830432390.jpg" alt="" width="119" height="186" /></a></p>
<p>Haley Tanner,<br />
<em>Cose da salvare in caso di incendio, </em><br />
Longanesi, La Gaja Scienza, 2011</p>
<p>Uscito lo scorso 25 agosto, <strong><em>Cose da salvare in caso d’incendio </em>è il romanzo d’esordio dell’autrice newyorkese Haley Tanner, classe 1982</strong>. La grande eco prodotta dal romanzo ha fatto in modo che, ancora prima della sua effettiva pubblicazione, i diritti del libro fossero venduti in ben venti paesi del mondo. Anche in Italia, l’immediato successo di pubblico e criticagli hanno già valso il titolo di<strong> romanzo rivelazione del 2011</strong>.</p>
<p><span id="more-6395"></span></p>
<p><strong>La storia è quella di Vaclav e Lena, due bambini di nove anni, entrambi immigrati a New York dalla Russia.</strong> Vaclav, che vive nel quartiere di Brooklyn con i genitori nel tipico appartamento impregnato dall’odore di <em>boršc</em> e di stenti, sogna di diventare un mago famoso come il suo beniamino Houdini, e di fare della piccola Lena la sua<em> incantevole assistente</em>. Lena, orfana, abita con una giovane zia scapestrata ai limiti della legalità, non parla l’inglese, ha difficoltà a comunicare con i suoi coetanei e solo con Vaclav tutto diventa facile. Soltanto un brutto sogno poteva interrompere quest’idillio d’infanzia: quando la madre di Vaclav scopre un turpe segreto riguardante la vita della piccola Lena, la bambina viene portata via dal mondo che fino ad allora le era stato famigliare. Per sette anni. <strong>Finalmente, in occasione del diciassettesimo compleanno di Lena, i due giovani si potranno ritrovare e rimettere a posto i tasselli di un puzzle fin troppo frammentato.</strong></p>
<p>Haley Tanner racconta questa fiaba dei giorni nostri con uno <strong>stile semplice e immediato</strong>. Apprezzabile la scelta stilistica dell’elenco, strategia già privilegiata anche da Nick Hornby in <em>Alta Fedeltà. </em><strong>I temi prevalenti sono molteplici: dall’amore, alle difficoltà del rapporto genitori-figli</strong>. Degrado e povertà fanno da sfondo a tutta la vicenda narrata: la multiforme realtà newyorkese cozza con quell’idea ormai perduta di sogno americano, mostrandone gli evidenti limiti.</p>
<p>L’operazione narrativa della Tanner non è di certo nuova: innumerevoli scrittori hanno affrontato il tema dell’immigrazione negli USA (cfr. Sandra Cisneros, la <em>chicana </em>di Chicago o Leslie Marmon Silko, che da voce alle istanze dei nativi d’America). Nel caso di Haley Tanner, nuova è, tuttavia, la prospettiva di <em>insider</em>. Newyorkese  doc, <strong>la Tanner riesce ad assumere una prospettiva insolitamente tutta russa e a dare voce ad una minoranza dimenticata</strong>.</p>
<p>Curiosità: dall’inglese <em>Vaclav &amp; Lena</em>, la traduttrice, Silvia Piraccini, ha optato per la scelta <em>Cose da salvare in caso di incendio</em>, titolo che, creando un alone di mistero intorno al libro, ha certamente contribuito alla sua fortuna editoriale.</p>
<p><strong><em>Cose da salvare in caso di incendio</em></strong><strong> è un romanzo delicato, da leggere in un fiato.</strong></p>
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		<title>Libri: Alice Sebold, «La quasi luna»</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 12:02:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Ballerini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Thriller]]></category>

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		<description><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.idranet.it/2011/12/13/libri-alice-sebold-%c2%abla-quasi-luna%c2%bb/' addthis:title='Libri: Alice Sebold, «La quasi luna»'  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div>La copertina dell&#8217;unica casa editrice che pubblicò questo thriller, psicologico ed esistenziale, raffigura un albero spoglio, molto ritorto ed inquietante, attraverso una finestra aperta che nella luce della notte proietta la sua ombra che si allunga e si aggrappa al pavimento come un’anima ancora legata al corpo. Forse è così che doveva sentirsi Helen. Denudata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/copertina_sebold.jpg" alt="" title="copertina_sebold" width="117" height="186" class="alignleft size-full wp-image-6411" />La copertina dell&#8217;unica casa editrice che pubblicò questo thriller, psicologico ed esistenziale, raffigura un albero spoglio, molto ritorto ed inquietante, attraverso una finestra aperta che nella luce della notte proietta la sua ombra che si allunga e si aggrappa al pavimento come un’anima ancora legata al corpo. Forse è così che doveva sentirsi Helen.</p>
<p>Denudata da un passato di angosce, incomprensioni e bisogno di un affetto che non arrivò mai, una donna (perché è impossibile per noi non immedesimarsi nella sua situazione) tenta disperatamente di strappare al presente una carezza e lo fa nella maniera più rapida e indolore: «…alla fine, ammazzare mia madre mi è venuto facile&#8230; era marcia come l’acqua stagnante in fondo a un vaso di fiori vecchi di settimane».</p>
<p><span id="more-6410"></span></p>
<p>Da qui ha inizio la storia di un passo nel vuoto del precipizio; la vita di una figlia, madre e moglie che non avrebbe dovuto e potuto permettersi di sbagliare.<br />
Quello che un lettore non si deve aspettare da questo romanzo sono le risposte: la protagonista agisce in un vortice di furia e lucido raziocinio che la catapulta in situazioni in cui non sa come sia arrivata; odio e pietà si rincorrono in questa trama dalle tinte fosche e in men che non si dica si arriva alla conclusione e si rimpiange un seguito che non avrà mai luogo.</p>
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