Archive for the ‘Recensioni’ Category

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Libri: Silvia Avallone, «Acciaio»

Acciaio è la lega che tiene uniti i vinti, gli umili, i dimenticati di questa vicenda.

Piombino, via Stalingrado, stabilimento siderurgico Lucchini-Severstal; è questa la sede dell’affascinante e diabolica macchina sforna soldi e miseria che con i suoi trucioli, le sue esalazioni tossiche e la palude infestata di vita e morte, incombe sul panorama come reale protagonista.

In lontananza, sullo sfondo, sono energicamente portate avanti dalla Avallone le ordinarie storie intrecciate delle tante marionette dimenticate dal mondo.

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Libri: Hermann Hesse, «Demian»

Era il 1919 quando la breve e intensa storia di Emil Sinclair, protagonista e pseudonimo dietro il quale si nascose per molto tempo Hesse, riuscì a coinvolgere e a farsi specchio di un vasto gruppo di giovani da poco usciti dalla tempesta della prima guerra mondiale.

Eppure, leggendola ancora oggi la vicenda non smette di rappresentare quella condizione che i giovani, cuore palpitante di ogni società, condividono con il proprio io: la perfezione, la luce, la bontà che gli altri si aspettano e che noi vorremmo avere e dare, convivono e si scontrano con l’altro lato, oscuro, dell’anima.

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Libri: Sándor Márai, «Le Braci»

Il fuoco della passione brucia, si consuma fino a trasformarsi in cenere, ma prima della cenere il sentimento tenta l’ultimo e disperato guizzo per continuare a vivere e non morire e lo fa nella brace.

È l’attesa ad aprire il sipario della storia: il generale sta predisponendo ora tutta la sua vita nel compimento di un istante che ha aspettato per ben quarantun anni; il momento è arrivato e per lasciare anche il lettore ancora un po’ anch’egli sulle braci, si racconta della vita e della giovinezza di due uomini, due amici, assai diversi ma uniti da quell’amore fraterno che unisce gli opposti e li lega da un patto stipulato solo nella coscienza.

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Considerazioni sulla “Lingua Nostrae Aetatis”


Gustavo Zagrebelsky, Sulla lingua del tempo presente, Giulio Einaudi editore, Torino, 2010

Gustavo Zagrebelsky, noto giurista della Corte Costituzionale di Torino e professore di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Torino, avvia in questo libricino (meno di 60 pagine) una riflessione sulla lingua del tempo presente (LNAe, ovvero Lingua Nostrae Aetatis). A dispetto di quanto si potrebbe intuire dal titolo -un po’ filosofico, un po’ retrò-, non si tratta di una riflessione filologica sull’evoluzione dell’italiano corrente: Zagrebelsky propone una riflessione sulle insidie derivanti dall’uso della lingua e mette in guardia contro il rischio di cadere negli stereotipi e nelle insidie.

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Libri: Alice Sebold, «La quasi luna»

La copertina dell’unica casa editrice che pubblicò questo thriller, psicologico ed esistenziale, raffigura un albero spoglio, molto ritorto ed inquietante, attraverso una finestra aperta che nella luce della notte proietta la sua ombra che si allunga e si aggrappa al pavimento come un’anima ancora legata al corpo. Forse è così che doveva sentirsi Helen.

Denudata da un passato di angosce, incomprensioni e bisogno di un affetto che non arrivò mai, una donna (perché è impossibile per noi non immedesimarsi nella sua situazione) tenta disperatamente di strappare al presente una carezza e lo fa nella maniera più rapida e indolore: «…alla fine, ammazzare mia madre mi è venuto facile… era marcia come l’acqua stagnante in fondo a un vaso di fiori vecchi di settimane».

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Libri: Lev Tolstoj, «La sonata a Kreutzer»

Libri: Lev Tolstoj, «La sonata a Kreutzer»

Quando un violino e un pianoforte si incontrano e dalla loro unione nasce la perfetta sintonia, il destino, geloso e insofferente agli happy ending, tenta di destabilizzare quel fragile equilibrio. Siamo a Vienna nel 1803 circa. Il pianoforte in questione si chiama Beethoven e il violino è Bridgetower; l’intesa riscuote enorme successo, ma, dopo gli applausi, l’atmosfera goliardica, un bicchiere di troppo ed apprezzamenti smaliziati alla donna sbagliata, tirano una micidiale stecca al tutto. E fu così che dalla Bridgetower Sonata si passò alla Sonata dedicata a Kreutzer, violinista parigino, che, ironia della sorte, non eseguì mai quel brano considerandolo troppo difficile.

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