Archive for the ‘Recensioni’ Category

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LIBRI: V.EVANGELISTI, “VERACRUZ”

1683: Veracruz è l’obbiettivo, l’inespugnabile meta, gioiello e cuore dello scenario mozzafiato racchiuso nel Mar dei Caraibi. Gli occhi dei filibustieri come riflettori sono tutti puntati su questa roccaforte della Nuova Spagna, in particolare quelli del capo dei Fratelli della Costa, Michel De Grammont, uomo di mare, indole forte, fisico consumato dalla gotta e dalla passione che lo spinge nella folle impresa di salvare la giovane sorella Claire, imprigionata dall’Inquisizione nella fortezza di San Juan de Ulùa. Ma Claire non è la sola presenza femminile di questo romanzo, che non sembra lasciar molto spazio ai fragili sentimenti: l’affascinante Gabriela Junot-Vergara, femme fatale avvolta nell’ombra, lascia alla seduzione e alla sua bellezza il compito di distrarre gli uomini da quelli che sono i suoi veri scopi, indecifrabili sino all’ultimo.

Dopo la sanguinosissima presa di Veracruz saranno Claire e Gabriela, l’una moribonda e l’altra fin troppo viva, a guidare non solo Hubert Macary, obbediente e coraggioso ufficiale al servizio del capitano, ma l’intera Filibusta, verso l’abisso descritto in Tortuga, di cui Veracruz costituisce il panoramico prequel. “É una scrittura tra il blu e il verdemare come le acque ora profonde ora trasparenti che solca e la sensazione, per i lettori, è di veleggiare sui galeoni e su squadre di navi gonfiate dal vento, curiosi, sì, ma non troppo sicuri, perché da questi corsari — Evangelisti c’insegna — ci si può davvero aspettare di tutto”.

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LIBRI: D. VACCARELLO, “PRINCIPESSE AZZURRE CRESCONO”

Dall’antologia di racconti che dal 2003 arriva al 2009, la curatrice Delia Vaccarello, in questo quarto capitolo, mette insieme 21 storie di donne che non potrebbero essere più diverse e lontane dalle famose sorelle di Louisa May Alcott. L’amore, la sofferenza, i legami sono trattati senza tinte pastello ma con colori veri e vivi quanto lo sono le donne che si raccontano, dimostrando come la costante di ogni relazione sia il sentimento, puro, infelice, erotico, egoista, passionale, sbagliato, al di là di ogni pregiudizio.

“Tacchi a spillo”, “Il fazzoletto rosso”, “Animami”, “Guardami come guardi il mare”, “Sesso” e “Con il cuore in mano” sono solo alcuni dei frammenti di esperienza e amore che lega queste principesse fra loro. Le loro non sono storie che vogliono strappare una lacrima o gridare alla tragedia dell’essere; leggendole tutto d’un fiato non si può fare a meno di invidiare il loro essere semplicemente sincere, insieme, nell’amare e nel lasciarsi amare l’un l’altra.
“Ero convinta che fosse una di quelle donne che possiede la seduzione con la stessa naturalezza con cui altre possiedono una borsa, ma mi viene da chiedermi se non sia il contrario, se non sia la seduzione a possedere lei.”

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LIBRI: D.GROSSMAN, “CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO”

“Amore è il fatto che tu sia per me il coltello con cui frugo dentro me stesso” (Kafka)
Può un apparentemente innocuo gesto, lo stringersi fra le proprie braccia, scatenare nell’uomo che osserva l’irrefrenabile bisogno di conoscenza, il desiderio di salvare quella creatura dalla solitudine? “Myriam tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi”. Così ha inizio il romanzo epistolare che ha scavalcato il muro del tempo e ha fatto irruzione più moderno e sentito che mai nel nostro secolo.

Myriam e Yair. In questo rapporto in cui tutto è affidato a carta e penna, “gli amanti” imparano a leggere e ad ascoltare dapprima se stessi come spesso accade quando si è troppo presi dal raccontare il proprio vissuto, solo poi l’altro, e la comunicazione si fa intensa ed esaudisce quella promessa scolpita come un epigrafe sulla prima pagina: “quando la parola si farà corpo e il corpo aprirà la bocca e pronuncerà la parola che l’ha creato, abbraccerò questo corpo e lo adagerò al mio fianco”.

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LIBRI: C. Mc CARTHY, “NON E’ UN PAESE PER VECCHI”

Prima di tracciare il profilo di un romanzo dopo la sua lettura, capita spesso di analizzarlo a fondo rigirandocelo fra le mani e, perché no, giudicandolo dalla copertina. Scorgendo il volume in questione di appena 250 pagine non potei fare a meno di leggere la biblio-biografia del suo autore (due facce inseparabili della stessa medaglia per molte opere): la frase “Vive a El Paso, nel Texas, in una solitudine fortemente voluta” (il corsivo è mio) destò immediatamente la mia attenzione e fu così che mi inoltrai, divorando una pagina dopo l’altra, in una vicenda insolitamente moderna e accattivante nonostante la solo superficiale patina western.

Llewelyn Moss, operaio texano, reduce del Vietnam e inconsapevole preda; Anton Chigurh, assassino diabolico freddo e calcolatore, macellaio dal grilletto facile, segugio e carnefice; e infine Ed Tom Bell, sceriffo vecchio stampo insignito di un ferreo codice di onore e giustizia, vera incarnazione degli occhi di tutta la vicenda intervallata da pensieri e riflessioni che riescono a conservare quei toni dolci e nostalgici nonostante l’aridità del mondo che li ha partoriti: vive in silenzio il dio che ha purgato questa terra con sale e cenere. Non c’è spazio per sentimentalismi e ideali scappatoie, non c’è spazio per donne e ragazzine coinvolte anch’esse nel vortice della mattanza, non è concessa alcuna “ultima possibilità”, non esiste riscatto, solo una corsa, una fuga al termine della quale nessuno ne uscirà vincitore, non è, infatti, un paese per vecchi…sognatori, amanti e onesti.

Gli ingredienti per uno splendido successo sono tutti sapientemente mescidati con il carattere della penna da cui sono scaturiti, un carattere asciutto, piano, che parla senza bisogno delle virgolette, che scorge anche nella polvere un barlume di vita: “la gente si lamenta sempre delle cose brutte che gli capitano senza che se le sia meritate ma non parla mai delle cose belle. Di cosa ha fatto per meritarle. Io non ricordo di aver mai dato a nostro Signore motivi particolari per sorridermi. Però lui mi ha sorriso”.

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Libri: Silvia Avallone, «Acciaio»

Acciaio è la lega che tiene uniti i vinti, gli umili, i dimenticati di questa vicenda.

Piombino, via Stalingrado, stabilimento siderurgico Lucchini-Severstal; è questa la sede dell’affascinante e diabolica macchina sforna soldi e miseria che con i suoi trucioli, le sue esalazioni tossiche e la palude infestata di vita e morte, incombe sul panorama come reale protagonista.

In lontananza, sullo sfondo, sono energicamente portate avanti dalla Avallone le ordinarie storie intrecciate delle tante marionette dimenticate dal mondo.

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Libri: Hermann Hesse, «Demian»

Era il 1919 quando la breve e intensa storia di Emil Sinclair, protagonista e pseudonimo dietro il quale si nascose per molto tempo Hesse, riuscì a coinvolgere e a farsi specchio di un vasto gruppo di giovani da poco usciti dalla tempesta della prima guerra mondiale.

Eppure, leggendola ancora oggi la vicenda non smette di rappresentare quella condizione che i giovani, cuore palpitante di ogni società, condividono con il proprio io: la perfezione, la luce, la bontà che gli altri si aspettano e che noi vorremmo avere e dare, convivono e si scontrano con l’altro lato, oscuro, dell’anima.

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