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	<description>portale di Informazione e cultura Design aRte musicA ciNema lEtteraTura</description>
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		<title>Filippo Timi racconta la sua &#8220;Favola&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 01:26:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[Favola di e con Filippo Timi con Lucia Mascino e Luca Pignagnoli durata: 2h 20&#8242; con intervallo Reduce dalla performance sui palcoscenici della Liguria (prima Genova, al Teatro dell&#8217;Archivolto lo scorso 25 e 26 gennaio, poi alla Spezia il 28 e 29), Filippo Timi prosegue la tournée teatrale del suo ultimo, sorprendente spettacolo en travesti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-6680" href="http://www.idranet.it/2012/02/01/filippo-timi-racconta-la-sua-favola/locandina-favola-timi/"><img class="alignleft size-full wp-image-6680" title="locandina-favola-timi" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/locandina-favola-timi-e1328047220351.jpg" alt="" width="186" height="186" /></a><em>Favola</em></p>
<p>di e con Filippo Timi</p>
<p>con Lucia Mascino e Luca Pignagnoli</p>
<p>durata: 2h 20&#8242; con intervallo</p>
<p style="text-align: justify;">Reduce dalla performance sui palcoscenici della Liguria (prima Genova, al Teatro dell&#8217;Archivolto lo scorso 25 e 26 gennaio, poi alla Spezia il 28 e 29), <strong>Filippo Timi prosegue la tournée teatrale del suo ultimo, sorprendente spettacolo <em>en travesti</em>, </strong><em><strong>Favola</strong>.<span id="more-6679"></span> </em>Il tour, giunto ormai al termine, <strong>approda oggi in Piemonte (TO), dove resterà fino al prossimo 5 febbraio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il giovane attore perugino, astro del teatro e cinema &#8220;<em>made in Italy&#8221;</em>, mette in scena e dirige (disegnandone anche la sceneggiatura) questo spettacolo <strong>ambientato negli anni &#8217;50</strong>, la storia di una bambina, che c&#8217;era, &#8220;e dico c &#8216;era perché adesso non c&#8217;è più&#8221;, come recita il sottotitolo della <em>pièce. </em><strong>Timi si &#8220;traveste&#8221;, o meglio &#8220;diventa&#8221;</strong> (come ha precisato lui stesso nell&#8217;intervista rilasciata ai fan genovesi lo scorso 25 gennaio presso le librerie Feltrinelli di via Ceccardi) per l&#8217;occasione <strong>la bella, provocante e piuttosto svampita Mrs. Fairytale</strong>, classica <em>desperate housewife </em>anni &#8217;50. Assieme a lei, la fedele compagna di avventure Mrs. Emerald, interpretata da Lucia Mascino, che, tra confidenze tra donne, provocazioni e divertenti <em>sketches, </em>da vita ad uno spaccato di <strong>storia di emancipazione e, al contempo, di sottomissione femminile.</strong> A fare da contraltare, il giovane e bravo Luca Pignagnoli interpreta diversi personaggi maschili, stereotipi -anch&#8217;essi come le due <em>fammes fatales</em>- di un uomo ora virile e sicuro, ora nerd alla Steve di &#8220;Otto sotto un tetto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A metà tra le atmosfere <em>pulp </em>stile Chuck Palahniuk, o un romanzo di Aldo Nove, o <strong>un <em>b-movie </em>alla Tarantino, con un tocco di <em>ktisch </em>patinato e &#8220;paillettoso&#8221;, come nella peggiore tradizione da soap-operas</strong>, <em>Favola </em>è una piccola chicca teatrale, che si regge tutto sulla bravura dei protagonisti, magistrali nelle loro interpretazioni, coinvolgenti, brillanti. Timi, da maestro qual&#8217;è, fa scuola agli altri due giovani attori, e li trascina in un vortice di esilaranti improvvisazioni, in giochi di ripetizioni infinite, dilatazioni spazio-temporali. <strong>Le risate sono assicurate. E sono bene accette proprio perché, dietro l&#8217;apparente insulsa vuotezza di una comicità bassa e facile, si cela un intimismo profondo, una riflessione contrita, personale</strong>. Tanti gli spunti offerti da Timi, tantissimi. Per farla breve: il ruolo della donna e la sua dura lotta verso l&#8217;emancipazioni da assurde situazioni familiari e da violenze gratuite, prima dei &#8220;padri&#8221;, poi dei mariti; lo sdoganamento dell&#8221;&#8216;eterno femminino&#8221;; il tradimento; l&#8217;amore omosessuale maschile, poi femminile, fino alla perdita dei confini a favore del raggiungimento di una &#8220;panta-sessualità&#8221;. Non a caso Timi (vere le presunte voci sulla sua omosessualità?) è ormai l<strong>&#8216;idolo conclamato della comunità di gay e trans nostrani riuniti. Come dargli torto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una nota a parte meritano scenografia e costumi: suppellettili e arredi voluti dal regista-attore-tuttofare rigorosamente in rosa salmone e verde salvia. Tra i costumi, tutti retrò, anche quello di Grace Kelly in &#8220;La finestra sul cortile&#8221;. Vintage anche le canzoni, di Doris day.</p>
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		<title>La vergogna di Steve McQueen. &#8220;Shame&#8221;, un muto grido di dolore</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 23:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Carey Mulligan]]></category>
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		<description><![CDATA[Shame drammatico durata 99 min. Gran Bretagna 2011 Bim Distribution di Steve McQueen con Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie, Hannah Ware Finalmente approdato anche nelle sale italiane il film Shame del regista britannico Steve McQueen. Niente a che fare con la celebre icona anni &#8217;60-&#8217;70, il regista britannico Steve McQueen, grosso omone nero già regista di Hunger, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a rel="attachment wp-att-6672" href="http://www.idranet.it/2012/01/31/la-vergogna-di-steve-mcqueen-shame-un-muto-grido-di-dolore/shame-locandina-film/"><img class="alignleft size-full wp-image-6672" title="Shame-locandina-film" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/Shame-locandina-film-e1327962301488.jpg" alt="" width="186" height="265" /></a>Shame</em></p>
<p><em> </em>drammatico</p>
<p>durata 99 min.</p>
<p>Gran Bretagna 2011</p>
<p>Bim Distribution</p>
<p>di <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=24305">Steve McQueen</a></p>
<p><a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=24305"></a>con <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=73865">Michael Fassbender</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=120046">Carey Mulligan</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=68173">James Badge Dale</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=129862">Nicole Beharie</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=173326">Hannah Ware</a></p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente approdato anche nelle sale italiane<strong> il film <em>Shame</em> del regista britannico Steve McQueen.</strong><span id="more-6671"></span> Niente a che fare con la celebre icona anni &#8217;60-&#8217;70, il regista britannico Steve McQueen, grosso omone nero già regista di <em>Hunger</em>, ci regala questa chicca cinematografica, che ha lasciato senza parole il pubblico di Venezia. <strong>Nelle sale dallo scorso 13 gennaio</strong>, il film annovera un <strong>cast di artisti di talento</strong>, dal conclamato Michael Fassbender (recentemente nei panni di Mr. Rochester in <em>Jane Eyre</em>) alla giovane e brava Carey Mulligan (qualcuno la ricorderà in <em>Never let me go</em> di Mark Romanek).</p>
<p style="text-align: justify;">McQueen, questa volta, racconta la storia di<strong> Brandon, trentenne apparentemente realizzato, che vive in realtà un rapporto morboso con il sesso, ai limiti della patologia, e non è in grado di avere una relazione sentimentale</strong>. Una bella casa nel cuore di New York, un buon lavoro, amici, donne, fascino, successo non bastano a colmare un bisogno spasmodico di qualcos&#8217;altro, qualcosa di più, cui Brandon cerca di supplire con esperienze sessuali estreme, trasgressione, porno-dipendenza. <strong>Il meccanismo già labile si inceppa all&#8217;arrivo di Sissy, sorella di Brandon, che irrompe nel suo appartamento e nella sua vita: giovane e fragile versione dello spavaldo Brandon, Sissy costringerà il fratello a fermarsi. E riflettere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Trama scarna, musica da classica a elettronica, inquadrature ferme e precise, punti di vista insoliti.</strong> Così, all&#8217;insegna dell&#8217;essenziale e con un gusto <em>minimal </em>McQueen pensa e realizza il suo film. Un film che parla di malessere, dipendenza, overdose, assuefazione di chi, come Brandon, è stufo di avere tutto e di potersi permettere qualsiasi cosa. Vivere senza emozioni, <strong>allenandosi talmente tanto nell&#8217;esercizio del distacco da aver dimenticato come si fa a provare dei sentimenti, ad abbracciare, ad uscire fuori a cena</strong>. <em>Shame </em>è la <strong>storia dell&#8217;imbarazzo di un uomo e di una giovane donna che, in modi opposti ma alla fine forse simili, non sanno gestire i propri sentimenti, per eccesso o per difetto</strong>. E&#8217; la storia di chi ce l&#8217;ha fatta (o crede di avercela fatta) a diventare qualcuno nella metropoli e di chi, invece, vuole &#8220;make it there&#8221;, come canta Sissy in una sequenza intensa e priva di significati, che sembra unire i due protagonisti con un filo doppio.  Molta la <strong>nudità</strong>, soprattutto di Fassbender, che sembra esprimere più che altro un disagio esistenziale: dalla nudità fisica, forte, dura, aspra, alla nudità emotiva, di quei sentimenti che sembrano, pian piano, riemergere dagli abissi in cui erano stati sepolti. Inutile negare che la sessualità, filo conduttore di tutto il film, è presente dall&#8217;inizio alla fine. Troppo? Forse. O forse no: senza l&#8217;estremismo di certe situazioni, il film non avrebbe lo stesso impatto, la stessa forza. McQueen invita ad andare oltre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Shame </em>è un film che taglia, rompe, pizzica, lacera la pelle. Fa male. Grida disperato. </strong></p>
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		<title>Valeria Solarino è la &#8220;Signorina Giulia&#8221;. Fino al 21/01 al Teatro della Corte</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 10:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artisti]]></category>
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		<description><![CDATA[Signorina Giulia di August Strindberg versione italiana di Valter Malosti con Valeria Solarino (Signorina Giulia), Valter Malosti (Giovanni), Federica Fracassi (Cristina) Genova. Valeria Solarino porta in scena al Teatro della Corte La Signorina Giulia, spettacolo tratto dalla tragedia in atto unico del 1888 di August Strindberg, Fröken Julie. Le rappresentazioni, che hanno avuto inizio lo scorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a rel="attachment wp-att-6659" href="http://www.idranet.it/2012/01/20/valeria-solarino-e-la-signorina-giulia-fino-al-2101-al-teatro-della-corte/signorina_giulia_0/"><img class="alignleft size-full wp-image-6659" title="signorina_giulia_0" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/signorina_giulia_0-e1327047039447.jpg" alt="" width="186" height="123" /></a>Signorina Giulia</em></strong></p>
<p>di August Strindberg</p>
<p>versione italiana di Valter Malosti</p>
<p>con Valeria Solarino (Signorina Giulia), Valter Malosti (Giovanni), Federica Fracassi (Cristina)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Genova</strong>. <strong>Valeria Solarino porta in scena al Teatro della Corte <em>La Signorina Giulia</em>, spettacolo tratto dalla tragedia in atto unico del 1888 di August Strindberg, </strong><em><strong>Fröken Julie</strong>.<span id="more-6658"></span> </em>Le rappresentazioni, che hanno avuto<strong> inizio lo scorso martedì 17 gennaio e proseguiranno fino a domenica 22 gennaio</strong>, hanno finora riscosso alto successo e la <em>Signorina Giulia </em>della Solarino sembra essere stata molto apprezzata dal pubblico genovese.</p>
<p style="text-align: justify;">La tragedia di Strindberg si svolge nella <strong>Svezia conservatrice di fine &#8217;800, precisamente durante la &#8220;Midsommarnatten&#8221;</strong>, la notte di mezza estate, che -si pensi a Shakespeare- occupa tanta parte dell&#8217;immaginario dei paesi del nord Europa: tradizione vuole che durante questa notte dedicata a San Giovanni, si cada preda della voluttà dei sensi e ci si abbandoni a scatenamenti orgiastici. È in questa notte magica che<strong> la contessina Giulia, la padrona, e Giovanni, il servo di suo padre, varcando la soglia della distinzione di classe e, andando contro al perbenismo imposto dalla retriva società svedese dell&#8217;epoca, si abbandonano al piacere, superando la consueta distinzione tra uomo e donna, servo e padrona</strong>, ritrovandosi preda di un vorticoso gioco un po&#8217; perverso, in cui tutti i ruoli sembrano invertirsi in modo inverosimile e paradossale. <strong>Sconvolgimento dei ruoli ed esperienza del diverso, dunque.</strong> Con tanto di discesa agli inferi. <strong>Il tema della discesa di Giulia</strong> è costante (scende nella cucina, regno sprofondato della servitù, dove ha luogo tutta la tragedia, compreso l&#8217;epilogo tragico, e discende nel sogno, richiamata da una forza che la attira verso il basso, cui non sa resistere). Ella scende fisicamente, recandosi nella &#8220;funesta&#8221; cucina, e metaforicamente, poiché desiderosa di contravvenire alle regole imposte, spogliandosi dei suoi abiti nobili e mischiandosi alla servitù. A fare da contraltare alla discesa c&#8217;è, dall&#8217;altro lato,<strong> il movimento in senso opposto, verso l&#8217;alto, che caratterizza il personaggio del servo Giovanni</strong>: opportunista sfacciato, Jean brama con cupidigia ossessiva la scalata sociale e sogna di arrampicarsi su un albero, sempre più su, fino a raggiungerne le vette più alte.</p>
<p style="text-align: justify;">Valeria Solarino, attrice nata artisticamente alla Scuola dello Stabile di Torino (dove lo spettacolo è stato presentato in anteprima assoluta lo scorso 11 gennaio) e di ritorno a teatro dopo i successi cinematografici (<em>La felicità non costa niente, Fame chimica, Manuale d&#8217;amore, </em>e molti altri, fino al più recente <em>Ruggine</em>, del 2011, al fianco di Filippo Timi, Stefano Accorsi e Valerio Mastrandrea) interpreta una <strong>Giulia che diventa, in linea con gli intenti strindberghiani, una giovane donna in biblico spregiudicatezza ed isteria</strong>. Proprio l&#8217;autore del dramma, infatti, &#8220;ispirato&#8221; da un esperimento di ipnosi cui aveva assistito a Parigi presso l’ospedale della Salpêtrièreaveva, aveva voluto da subito una Giulia che andasse oltre, nevrotica e isterica, che scandalizzasse. E non è certo casuale che proprio con una singolare seduta di ipnosi, cui l’autore invita a partecipare tutta la comunità degli spettatori, si chiuda tragicamente la parabola della signorina Giulia. <strong>Valter Malosti, regista e attore a fianco della Solarino nel ruolo del servo Giovanni</strong>, riesce abilmente a dare rilievo ai temi e alle atmosfere nordiche, comuni alla tradizione di Strindberg e Ibsen, e ad interpretare un Giovanni spregiudicato, a tratti romantico, a tratti di un&#8217;inquietante malvagità. Bravissima anche <strong>Federica Fracassi nei panni di Cristina</strong>, cuoca legata sentimentalmente a Giovanni: espressiva e verace, nei panni della popolana povera ma dignitosa, con uno spiccato accento tra il bresciano e bergamasco, a sottolineare la provenienza dagli strati più bassi e la mancanza di istruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Al rispetto della migliore tradizione del teatro scandinavo, Malosti affianca elementi palesemente innovativi e moderni: tutta la <em>pièce</em> si svolge nell&#8217;ambito di una <strong>scenografia (voluta da Margherita Palli) povera ed essenziale, quasi scarna, sempre uguale e claustrofobica</strong>. In questa sorta di gabbia, con antri che accolgono i protagonisti sempre più in basso, nel ventre del palcoscenico, <strong>&#8220;Malosti e la Solarino si scatenano in un gioco ritmato da musiche techno</strong> che sembrano alludere al tonfo inarrestabile di un cuore impazzito.&#8221; (La Stampa)</p>
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		<title>Libri: Silvia Avallone, «Acciaio»</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 11:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Ballerini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Acciaio è la lega che tiene uniti i vinti, gli umili, i dimenticati di questa vicenda. Piombino, via Stalingrado, stabilimento siderurgico Lucchini-Severstal; è questa la sede dell’affascinante e diabolica macchina sforna soldi e miseria che con i suoi trucioli, le sue esalazioni tossiche e la palude infestata di vita e morte, incombe sul panorama come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/acciaio.jpg" alt="" title="acciaio" width="101" height="186" class="alignleft size-full wp-image-6653" />Acciaio è la lega che tiene uniti i vinti, gli umili, i dimenticati di questa vicenda.</p>
<p>Piombino, via Stalingrado, stabilimento siderurgico Lucchini-Severstal; è questa la sede dell’affascinante e diabolica macchina sforna soldi e miseria che con i suoi trucioli, le sue esalazioni tossiche e la palude infestata di vita e morte, incombe sul panorama come reale protagonista.</p>
<p>In lontananza, sullo sfondo, sono energicamente portate avanti dalla Avallone le ordinarie storie intrecciate delle tante marionette dimenticate dal mondo. </p>
<p><span id="more-6652"></span></p>
<p>Sono vecchi e grassi pensionati con occhi dimentichi di qualsiasi innocenza che osservano carne giovane e fresca forse esposta più del dovuto; sono operai stretti nella logora tuta blu da lavoro, sporca di sudore e rimpianto; sono madri e mogli che hanno perso il sogno di essere donne; ma sono soprattutto giovani ragazzi scaraventati nel mondo adulto a calci e schiaffi, la cui sola speranza per il futuro prende le forme di un’isola che non è quella lontana e irraggiungibile delle favole, ma quella che si staglia e risplende non lontano tra i fumi e i gas di una ciminiera ancora legata al presente.</p>
<p>Anna e Francesca, Sandra e Rosa, Enrico e Arturo, Alessio e Cristiano, Nino e Massi in una spirale di personalità che si odia e si ama, che si perde e si ritrova: unico appiglio su cui poter fare affidamento sembrano essere proprio quei gatti, anche loro d’acciaio, che sai di trovare, unica costante, nonostante tutto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Libri: Senza più tornare. L’esodo istriano, fiumano, dalmata e gli esodi nell’Europa del Novecento</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 06:16:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Mori</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A cura di Enrico Miletto, Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea “Giorgio Agosti&#8221;, esce per Seb27 questo volume con interventi di: Fulvio Aquilante, Aldo Borghesi, Franco Cecotti, Vanni D’Alessio, Aurora Delmonaco, Antonio Ferrara, Riccardo Marchis, Carla Marcellini, Marino Micich, Olinto Mileta Mattiuz, Enrico Miletto, Dino R. Nardelli, Mila Orlić, Enrico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/senza_piu_tornare-2.jpg" alt="" title="senza_piu_tornare-2" width="124" height="186" class="alignleft size-full wp-image-6648" />A cura di Enrico Miletto, Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea “Giorgio Agosti&#8221;, esce per <a href="http://www.idranet.it/?s=seb27&#038;x=0&#038;y=0">Seb27</a> questo volume con interventi di: Fulvio Aquilante, Aldo Borghesi, Franco Cecotti, Vanni D’Alessio, Aurora Delmonaco, Antonio Ferrara, Riccardo Marchis, Carla Marcellini, Marino Micich, Olinto Mileta Mattiuz, Enrico Miletto, Dino R. Nardelli, Mila Orlić, Enrico Pagano, Luciana Rocchi, Roberto Spazzali, Giovanni Stelli, Antonio Vatta. Al termine del secondo conflitto mondiale milioni di persone attraversano l’Europa, ridisegnata da trattati e protocolli di pace. </p>
<p><span id="more-6620"></span></p>
<p>Spostamenti forzati di popolazione che toccano da vicino anche la componente italiana dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia: uomini e donne chiamati a vivere la dolorosa esperienza dell’esilio, diventando protagonisti di un esodo che, snodatosi per oltre un decennio, si intreccia in una maglia fitta con quanto avviene nel resto del continente.</p>
<p>Analizzare il caso giuliano-dalmata nel quadro dei grandi spostamenti di popolazione che segnano la fine della seconda guerra mondiale è particolarmente efficace per illustrare pagine della storia europea lasciate ai margini della conoscenza nei media e nei libri di scuola. Viceversa tali fenomeni, con il loro riprodursi costante nei contesti di crisi e nelle zone contese, rimandano al sistematico agire di politiche e culture legate alle ingegnerie sociali del Novecento, ancora oggi operanti. Una visione questa ampiamente rappresentata nelle pagine del volume, attraverso il confronto tra studiosi di storia e insegnanti di varia estrazione, legati agli Istituti storici della Resistenza e a Enti di studio espressione del mondo dell’esodo.</p>
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		<title>Le &#8220;Poesie Sparse&#8221; di Giuseppe Boy</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 14:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela Mori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[Performance]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Boy]]></category>
		<category><![CDATA[Poesie a Richiesta]]></category>
		<category><![CDATA[Poesie Sparse]]></category>

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		<description><![CDATA[A &#8220;La CasaMatta&#8221; di Massa (MS) il 19 gennaio 2012 Giuseppe Boy porta le sue &#8220;Poesie Sparse&#8221;: lette, recitate, interpretate e suonate, diffuse nell’aria. &#8220;Poesie Sparse&#8221; è uno spettacolo- non spettacolo, una serata di poesie e musica da condividere in ambienti ristretti, familiari, caldi. Per questo Giuseppe Boy ha pensato di portarlo non solo in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.idranet.it/2012/01/16/le-poesie-sparse-di-giuseppe-boy/poesie_sparse/" rel="attachment wp-att-6607"><img src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/Poesie_sparse.jpg" alt="" title="Poesie_sparse" width="450" height="285" class="aligncenter size-full wp-image-6607" /></a></p>
<p>A &#8220;La CasaMatta&#8221; di Massa (MS) il 19 gennaio 2012 <a href="http://www.idranet.it/?s=giuseppe+boy&#038;x=0&#038;y=0">Giuseppe Boy</a> porta le sue &#8220;Poesie Sparse&#8221;: lette, recitate, interpretate e suonate, diffuse nell’aria.</p>
<p><span id="more-6606"></span></p>
<p>&#8220;Poesie Sparse&#8221; è uno spettacolo- non spettacolo, una serata di poesie e musica da condividere in ambienti ristretti, familiari, caldi. Per questo Giuseppe Boy ha pensato di portarlo non solo in piccoli locali pubblici, ma anche direttamente nelle case, accompagnandolo con un rinfresco o un aperitivo o una cena, in modo da creare una serata particolare, rivolta verso la condivisione delle emozioni e delle suggestioni che le poesie provocano e unita al piacere di stare insieme.</p>
<p>Le poesie sono di autori diversi, conosciuti o sconosciuti, provenienti da paesi diversi in epoche diverse, da Giacomo Leopardi a Dino Campana, Majakovskij,Neruda, Prévert, Pasolini, Hikmet, Bukovski, Merini, Dickinson e altri. Giuseppe le raccoglie, le legge, le dice, le canta, alcune le suona, accompagnandosi con la chitarra.</p>
<p>E poi ci sono le “Poesie a Richiesta”. Ognuno può portare una o più poesie, scritte in modo leggibile, che vorrebbe sentire letta a voce alta. Tutti potranno sentire, tramite la voce dell&#8217;attore, le loro poesie preferite, o anche quelle che hanno scritto senza aver mai avuto il coraggio o l’occasione di leggerle in pubblico. Lo spettacolo a volte è arricchito dalla partecipazione di occasionali ospiti musicisti.</p>
<p>Sulla pagina Facebook di <a href="http://www.facebook.com/io.giuseppe.boy">Giuseppe</a>, o su quella di <a href="http://www.facebook.com/pages/Poesie-sparse/141275332555743">Poesie Sparse</a> si possono controllare le date degli appuntamenti &#8220;pubblici&#8221; o prendere accordi per quelli &#8220;privati&#8221;.</p>
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		<title>Libri: Hermann Hesse, «Demian»</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 14:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Ballerini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Classici]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Era il 1919 quando la breve e intensa storia di Emil Sinclair, protagonista e pseudonimo dietro il quale si nascose per molto tempo Hesse, riuscì a coinvolgere e a farsi specchio di un vasto gruppo di giovani da poco usciti dalla tempesta della prima guerra mondiale. Eppure, leggendola ancora oggi la vicenda non smette di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6597" title="demian" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/demian.jpg" alt="" width="121" height="186" />Era il 1919 quando la breve e intensa storia di Emil Sinclair, protagonista e pseudonimo dietro il quale si nascose per molto tempo Hesse, riuscì a coinvolgere e a farsi specchio di un vasto gruppo di giovani da poco usciti dalla tempesta della prima guerra mondiale.</p>
<p>Eppure, leggendola ancora oggi la vicenda non smette di rappresentare quella condizione che i giovani, cuore palpitante di ogni società, condividono con il proprio io: la perfezione, la luce, la bontà che gli altri si aspettano e che noi vorremmo avere e dare,  convivono e si scontrano con l’altro lato, oscuro, dell’anima.</p>
<p><span id="more-6596"></span></p>
<p>Ed è così che l’autore personifica le due componenti in perenne scontro dentro ognuno: bene e male, Demian e Kromer, destinati non per tutti, a fondersi in un perfetto e mistico equilibrio che può rivelarsi solo nel disegno tracciato nella confusione di un istante: “l&#8217;uccello lotta per uscire dall&#8217;uovo. L&#8217;uovo è il mondo. Per nascere devi distruggere un mondo. L&#8217;uccello vola a Dio. Il nome del Dio è Abraxas”.</p>
<p>La polarità, la scissione, il contrasto più intimo sono i veri personaggi di questo romanzo arrivato, probabilmente senza volere, ad un tale livello di esemplarità e raffinatezza psicologica da esser stato definito “piccolo capolavoro” da quel Thomas Mann che, dopo averlo letto, fu costretto a revisionare tutto l’impianto psicanalitico dell’allora in fieri Der Zauberberg.</p>
<p>“L&#8217;amore non era più l&#8217;oscuro istinto animale che nella mia angoscia mi era parso da principio, né era la pia e spirituale adorazione che avevo avuto per Beatrice. Era l&#8217;uno e l&#8217;altra, era più ancora, angelo e Satana, uomo e donna insieme, umanità e bestialità, supremo bene e male estremo”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;L&#8217;industriale&#8221;: il nuovo film di Giuliano Montaldo, tra polemica sociale e dramma privato</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 00:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Fincantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Genova]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Montaldo]]></category>
		<category><![CDATA[L'industriale]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;industriale drammatico durata:94min. Italia 2011 01 Distribution ﻿﻿di Giuliano Montaldo con Pierfrancesco Favino, Carolina Crescentini, Eduard Gabia, Elena Di Cioccio, Elisabetta Piccolomini E&#8217; stato presentato il 12 gennaio nelle sale (sovraffollate!) del cinema Corallo di Genova L&#8217;industriale, anteprima assoluta dell&#8217;ultimo film del regista Giuliano Montaldo (in uscita oggi, venerdì, 13 gennaio 2012). Ospiti in sala, non solo personalità di spicco del panorama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a rel="attachment wp-att-6589" href="http://www.idranet.it/2012/01/13/lindustriale-il-nuovo-film-di-giuliano-montaldo-tra-polemica-sociale-e-dramma-privato/01industriale/"><img class="alignleft size-full wp-image-6589" title="01industriale" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/01industriale-e1326439330651.jpg" alt="" width="186" height="265" /></a><em>L&#8217;industriale</em></p>
<p><em> </em>drammatico</p>
<p>durata:94min.</p>
<p>Italia 2011</p>
<p>01 Distribution</p>
<p>﻿﻿di <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=256">Giuliano Montaldo<br />
</a></p>
<p>con <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=53924">Pierfrancesco Favino</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=67906">Carolina Crescentini</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=60574">Eduard Gabia</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=170205">Elena Di Cioccio</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=53794">Elisabetta Piccolomini</a></p>
</div>
<div>E&#8217; stato <strong>presentato il 12 gennaio nelle sale (sovraffollate!) del cinema Corallo di Genova <em>L&#8217;industriale</em>, anteprima assoluta dell&#8217;ultimo film del regista Giuliano Montaldo (in uscita oggi, venerdì, 13 gennaio 2012)</strong>. Ospiti in sala, non solo personalità di spicco del panorama politico italiano -tra gli altri, l&#8217;On. Sergio Cofferati-, ma anche una <strong>delegazione di operai di Fincantieri</strong>, che ha preso spunto dall&#8217;evento mondano per avvicinare tutto il pubblico in sala alle problematiche dell&#8217;industria del Ponente ligure. <strong>La proiezione del film, inoltre, è stata anticipata da una breve introduzione dello stesso Montaldo e dell&#8217;attore genovese Mauro Pirovano.</strong></div>
<div><span id="more-6585"></span></div>
<div>Il chiaro riferimento del titolo fa presagire <strong>una storia improntata su tematiche sociali</strong>: luci ed ombre sul mondo dell&#8217;industria italiana. E sotto questo segno sembra, infatti, aprirsi il film. Ad essere raccontata è <strong>la storia di Nicola Ranieri, figlio di immigrati approdati dal sud dell&#8217;Italia a Torino, dove hanno dato vita ad una fiorente fabbrica, di cui oggi resta solo un carico immenso di debiti</strong> a gravare sulle spalle di Nicola e dei suoi operai.<strong> Da questo spunto iniziale, tuttavia, la vicenda si allarga e la narrazione penetra fin nella vita privata della famiglia Rinaldi</strong>: i fallimenti lavorativi di Nicola influiscono sempre di più sulla sua sfera personale; il suo sentirsi inadeguato come leader riflette la sua inadeguatezza di marito e di uomo. Il crollo definitivo di tutti i pezzi che Nicola Ranieri non tarderà ad arrivare.</div>
<div>La direzione assunta dal film è a dir poco insolita: lo spettatore in sala, che ingenuamente pensava di trovarsi davanti un film impegnato nel sociale (in stile <em>Il posto dell&#8217;anima </em>di Riccardo Milani) resta spiazzato quando scopre che<strong> il film cela risvolti noir<em> </em>sul genere di <em>Delitto perfetto, </em>o<em> </em>assume le caratteristiche del banale triangolo amoroso io-lei-l&#8217;altro che, da <em>Otello</em> in poi, tanto ci appassiona.</strong></div>
<div>Peccato che il<strong> regista abbia voluto così divagare e abbandonarsi, talvolta, alla facile retorica perbenista dei luoghi comuni. Montaldo ha messo sul fuoco troppe tematiche scottanti</strong> che, per essere raccontate veramentebene, avrebbero avuto bisogno ciascuna di un film a parte: il problema del rapporto dell&#8217;integrazione degli extra-comunitari nelle città del nord Italia (si veda il personaggio del rumeno Gabriel), le difficoltà all&#8217;interno di una coppia che, dopo otto anni, vive una fase di stallo, la rappresentazione di una tanto ricca quanto vuota classe di &#8220;borghesucci&#8221; strafottenti, il tutto orbitante attorno alle vicende del protagonista, che perde via via sempre più i tratti dell&#8217;industriale per assumere quelli del giovane uomo che deve fare i conti con l&#8217;ingombrante spettro paterno. <strong>L&#8217;appellativo &#8220;industriale&#8221; si fa progressivamente più inadeguato e lascia intravedere l&#8217;universo &#8220;umano, troppo umano&#8221; che vi si cela dietro.</strong></div>
<div>Il lavoro di Montaldo alla regia, durato ben un anno di lavori ininterrotti, è sicuramente molto ben fatto:<strong> ottima la scelta delle ambientazioni, ben girato il film, di alta qualità gli interpreti, a partire da Pierfrancesco Favino, fino a Roberto Alpi, passando per la Crescentini.</strong></div>
<div>Curiosità: Montaldo festeggia mezzo secolo alla regia e sessant&#8217;anni nel mondo del cinema (<em>Achtung! Banditi!, </em>1951). Altro aneddoto, il film, presentato al Festival di Roma, è stato proiettato alla presenza del Presidente Giorgio Napolitano, il quale ha voluto assistere all&#8217;anteprima, pagando regolarmente il biglietto e sedendo in mezzo agli altri spettatori.</div>
<div><strong>Da vedere, comunque.</strong></div>
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		<title>Libri: Sándor Márai, «Le Braci»</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 18:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Ballerini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Classici]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il fuoco della passione brucia, si consuma fino a trasformarsi in cenere, ma prima della cenere il sentimento tenta l’ultimo e disperato guizzo per continuare a vivere e non morire e lo fa nella brace. È l’attesa ad aprire il sipario della storia: il generale sta predisponendo ora tutta la sua vita nel compimento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/braci.jpg" alt="" title="braci" width="160" height="251" class="alignleft size-full wp-image-6582" />Il fuoco della passione brucia, si consuma fino a trasformarsi in cenere, ma prima della cenere il sentimento tenta l’ultimo e disperato guizzo per continuare a vivere e non morire e lo fa nella brace.</p>
<p>È l’attesa ad aprire il sipario della storia: il generale sta predisponendo ora tutta la sua vita nel compimento di un istante che ha aspettato per ben quarantun anni; il momento è arrivato e per lasciare anche il lettore ancora un po’ anch’egli sulle braci, si racconta della vita e della giovinezza di due uomini, due amici, assai diversi ma uniti da quell’amore fraterno che unisce gli opposti e li lega da un patto stipulato solo nella coscienza.</p>
<p><span id="more-6581"></span></p>
<p>Allora il patto venne meno per un motivo che l’amico Konrad conosce, Ninì conosce, Krisztina conosce, ma soprattutto il generale conosce, un motivo che aleggia fra i personaggi ma non si insinua sulle loro bocche se non nel finale che, come in un crescendo continuo, lascia con il fiato sospeso fra l’aspettativa di una vendetta e il desiderio di un perdono.</p>
<p>Le braci, capolavoro e specchio del primo Novecento, regalano agli occhi di chi sa apprezzare una scrittura riflessiva, profondi e sinceri pensieri sull’amicizia, sulla lealtà e sull’amore: «quando il destino, sotto qualsiasi forma, si rivolge direttamente alla nostra individualità, quasi chiamandoci per nome, in fondo all&#8217;angoscia e alla paura esiste sempre una specie di attrazione, perché l&#8217;uomo non vuole soltanto vivere, vuole anche conoscere fino in fondo e accettare il proprio destino, a costo di esporsi al pericolo e alla distruzione».</p>
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		<title>La Baistrocchi in scena al Politeama Genovese. Fino al 15 gennaio</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 08:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elettra Antognetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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		<category><![CDATA[Genova]]></category>
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		<description><![CDATA[La Baistrocchi, mitica compagnia goliardica genovese, è di nuovo in scena al Politeama genovese con lo spettacolo Si fa ma non si dice.Si tratta del novantanovesimo spettacolo della mitica Bai, storica compagnia teatrale goliardica e d&#8217;avanspettacolo, tutta &#8220;made in Genova&#8221;, composta di attori e ballerini non professionisti, tutti rigorosamente maschili. La sua fondazione risale al 1913, quando Mario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a rel="attachment wp-att-6571" href="http://www.idranet.it/2012/01/07/la-baistrocchi-in-scena-al-politeama-genovese-fino-al-15-gennaio/attachment/012/"><img class="aligncenter size-full wp-image-6571" title="012" src="http://www.idranet.it/wp-content/uploads/2008/012-e1325925374835.jpg" alt="" width="186" height="124" /></a>La Baistrocchi, mitica compagnia goliardica genovese</strong>, è di nuovo in scena <strong>al Politeama genovese con lo spettacolo </strong><em><strong>Si fa ma non si dice.</strong><span id="more-6570"></span></em>Si tratta del <strong>novantanovesimo spettacolo della mitica <em>Bai</em></strong>, storica compagnia teatrale goliardica e d&#8217;avanspettacolo, tutta &#8220;made in Genova&#8221;, <strong>composta di attori e ballerini non professionisti, tutti rigorosamente maschili</strong>. La sua fondazione risale al 1913, quando Mario Baistrocchi, studente universitario iscritto a Giurisprudenza, si fece promotore del progetto di dare vita ad uno spettacolo teatrale i cui interpreti fossero <strong>soltanto studenti universitari maschi</strong>. Ancora oggi, infatti, la compagnia è formata esclusivamente da studenti ed ex-studenti, che  annualmente  mettono in scena spettacoli di varietà articolati su <strong>scenette con <em>gag</em> di satira sociale, politica e di costume, sul modello del più noto <em>Bagaglino </em>di Pingitore e Castellacci</strong>. Come nella migliore tradizione dell&#8217;avanspettacolo, infatti, non mancano <strong><em>sketch</em>,  satira, intermezzi musicali, balletti</strong>, tutto rigorosamente suggellato dall&#8217;uso di costumi luccicanti, parrucche e trucchi di scena ambiziosi e un po&#8217; da <em>vamp</em>. Le rappresentazioni sono prevalentemente concentrate a <strong>rappresentare soggetti del mondo politico-sociale genovese, senza trascurare tuttavia rappresentazioni di personaggi e situazioni di richiamo nazionale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche in <em>Si fa ma non si dice </em><em>(s</em>pettacolo di due ore che, dopo la permanenza al Politeama approderà al Teatro Govi di Genova-Bolzaneto), per non tradire la consuetudine <em>Bai, </em>ad essere presi di mira sono i<strong> politici locali </strong>(la sindaco Vincenzi, il presidente della giunta della Regione Liguria Burlando, ecc),<strong> le istituzioni </strong>(imprenditoria, sport, ecc.), senza risparmiare<strong> la comunicazione </strong>(i giornali e le televisioni) e, più in generale, tutto il sistema del potere e della cultura ufficiale, facendo, nei casi più fortunati, nome e cognome del malcapitato di turno e, in quelli più sfortunati, mettendone in scena una vera e propria parodia con stilemi che ricordano quelli di Oreste Lionello e Leo Gullotta. Particolarmente gradevoli, <strong>gli intermezzi ballati dei giovani studenti</strong> che, con bravura ed auto-ironia, intrattengono il pubblico con can-can, parodie di balletti classici, rap, balli sudamericani, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Con ironia e uno <em>sense of humor </em>un po&#8217; spiccio e sempliciotto, con battute a volte un po&#8217; datate che puntano alla risata facile, <strong>il teatro dei <em>baistrocchini </em>chiama il pubblico a sé e lo incita a partecipare, a far sentire la propria voce</strong>. Bando al &#8220;siete pregati di spegnere i telefoni cellulari&#8221;, gli spettacoli della <em>Bai </em>interagiscono col pubblico in sala, ascoltandone le battute, commentandone gli interventi, invitando signori e signore sul palco per &#8220;giocare&#8221; con loro. Come nella migliore tradizione del teatro elisabettiano di Marlowe e Shakespeare, perchè no.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, <strong>importantissimo ricordare l&#8217;impegno civico della compagnia</strong> la quale, dal 1976, ha scelto di devolvere in <strong>beneficenza</strong> il ricavato dei suoi spettacoli. Attraverso l&#8217;associazione benefica &#8220;Giovanni Borghi&#8221;, infatti, la <em>Bai</em> ha collaborato all&#8217;acquisto di strutture e mezzi per diversi istituti e dato un apporto per incentivare la ricerca su malattie.</p>
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