
Leggendo il saggio di Christoph Wolff “Johann Sebastian Bach. La scienza della musica”, sono emersi molti aspetti che la mia ignoranza calpestava: alcuni dei quali curiosi, ad esempio che i Bach pretendessero di essere pagati per essere presenti in veste di spettatori a concerti organizzati da altri musicisti. Altri, tuttavia, più seri come la realtà che esistessero (da Eisenach a Lipsia) musicisti comunali e dunque istituzionalizzati, i quali percepivano lo stipendio direttamente dalla corte in quanto dipendenti (diremo noi oggi) pubblici e tenuti, solo per citare un esempio, ad eseguire ogni giorni alle dodici musiche sempre nuove seduti su un terrazzino d’innanzi alla piazza del mercato gremita di persone e i Bierfiedler, letteralmente Violinisti della Birra, musicisti privati il cui epiteto era alquanto esplicativo della qualità musicale espressa.

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