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Festival del cinema Venezia, Kitano: “Non serve successo ma fare ciò che piace”

“Venezia? Ormai per me è un appuntamento fisso, ma non è che pago sottobanco per essere qui. Piuttosto, devo ringraziare gli organizzatori”. Takeshi Kitano festeggia così il suo ritorno in competizione al Lido con ‘Akires to kame’ (’Achille e la tartaruga’), terzo capitolo della trilogia inaugurata alla Mostra nel 2005 con ‘Takeshis’ e proseguita sempre qui l’anno scorso con ‘Kantoku Banzai!’. “Dopo il cinema e la televisione, ora rifletto sulla mia terza passione/professione: la produzione artistica”.
Protagonista dall’infanzia alla maturità (con il volto di Kitano) è un pittore indefesso, ma senza successo, Machisu, ovvero la traduzione in giapponese di Matisse: “Era la scelta più facile, anche per gli autografi”, scherza Kitano, che prosegue, tra il serio e il faceto: “Ho usato i miei quadri come già in ‘Hana-bi’: non sono per niente belli, e non piacciono a nessuno, ma sono imitazioni di tele famose, che non mi sono costate una lira. Comunque, ‘Achille e la tartaruga’ vuole affermare che il successo non serve, l’importante è fare ciò che piace: io mi ritengo fortunato di poter fare il regista”.
Al suo fianco, l’attrice Higuchi Kanako, sua moglie finzionale: “Non credevo potesse esistere una moglie così obbediente, che segue il marito fino in fondo al baratro, ma è stato bello interpretarla”. Kitano ritorna poi sulle ‘amate’ tele: “Tutti i quadri che vedete nel film li ho richiesti agli amici a cui li avevo regalati: non ne ho mai venduto uno. Se a qualcuno di voi ne piacesse uno, può partecipare alla lotteria sui generis che di solito organizzo per i miei amici-fan”.
“Dopo questa trilogia -dice il suo fedele produttore Masayuki Mori- mi aspetto da Takeshi qualcosa di molto libero e innovativo”. Il regista non crede che “il sacrificio e la morte siano necessari a un artista, ma con ‘Akires to kame’ volevo descrivere una storia d’arte crudele”. Da ultimo, Kitano butta un occhio in patria: “E’ vero che in Giappone non ho successo, ma non siamo in rosso, e aver potuto fare questo film testimonia che qualcosa ho guadagnato con i miei precedenti lavori”. E uno al Lido: “Ho portato alla Mostra tanti film, ho ricevuto un Leone d’Oro e altri premi, ora non ne chiedo altri: già essere qui in concorso è un grande risultato”.

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