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Momo alla conquista del tempo, di Enzo d’Alò (2001)

Momo alla conquista del tempo

Il recente video pubblicitario della nuova Fiat Bravo ha riportato in auge il singolo «Aria», senz’altro una delle più belle canzoni di Gianna Nannini, di cui è stata interprete e co-autrice. Nel sentire la melodia, gli appassionati di film di animazione non potranno fare a meno di ricordare il cartone animato di cui «Aria» è il motivo principale: «Momo. Alla conquista del tempo» (2001), di Enzo d’Alò.

Momo, che all’epoca della sua uscita veniva presentato dalla stampa italiana come un modo «diverso» di fare animazione, rispetto alle grandi produzioni internazionali, venne sceneggiato da Enzo D’Alò e Umberto Marino, con la regia dello stesso Enzo D’Alò, dopo i successi de «La freccia azzurra» e dell’intenso «La gabbianella e il gatto». L’argomento è un’elaborazione del romanzo «Momo» (1972) di Michael Ende (1929-1995), dal quale peraltro era statao già tratto il film «Momo» (1986) che non ebbe particolare successo. Il romanzo è, in un certo senso, un classico della letteratura per ragazzi della Germania, che ha intenti pedagogico-didattici, ma che è anche una critica alla frenesia della società moderna (già preconizzata, ad esempio, da romanzi fantascientifici di inizio secolo, come «Le meraviglie del 2000» di Emilio Salgari).

Questa, in sintesi, la trama del film. Momo è una bambina di otto anni, tanto dolce quanto misteriosa, che si stabilisce tra i resti di un antico anfiteatro, circondata da molti amici anche per merito di un suo prezioso dono: è capace di ascoltare gli altri, al punto da rendere le persone sincere. Grazie a questa sensibilità speciale, sarà quindi l’unica a capire il piano segreto di alcuni Uomini Grigi, che si muovono per la città e che anche lei ha occasione di incontrare personalmente: i misteriosi uomini vestiti di grigio in apparenza sembrano venditori porta a porta, ma in realtà sono esseri subdoli e privi di identità, che complottano per rubare il Tempo agli uomini. Grazie all’aiuto di Cassiopea, una tartaruga magica, Momo viene condotta dall’anziano Mastro Hora, “Amministratore del Tempo”, in grado di accendere e spegnere la vita, che affida a Momo la chiave per combattere gli Uomini Grigi. Da qui il seguito della vicenda, con le difficoltà da parte di Momo a convincere perfino i suoi amici…

Il cartone animato ha richiesto tre anni di lavoro, e alla sua creazione hanno partecipato interpreti-doppiatori di fama, come Giancarlo Giannini, Sergio Rubini, Diego Abatantuono e Neri Marcorè, oltre a Gianna Nannini per la colonna sonora; da ricordare poi gli sfondi di Michel Fuzellier e i disegni di Walter Cavazzuti, maestro di animazione scomparso nel 2004, creatore delle fisionomie di molti personaggi (ad esempio, di tutti i film citati di Enzo D’Alò), e collaboratore di Bruno Bozzetto, Guido Manuli, Maurizio Nichetti.

Quello che viene di norma rimproverato al film è di essere un po’ «povero» rispetto al testo da cui proviene, forse perché idealmente pensato per i bambini più piccoli, e quindi semplificato nella struttura narrativa, nella definizione interiore dei personaggi, nell’analisi delle problematiche sociali.

Il film, tuttavia, ha secondo noi pregi che superano di gran lunga i difetti. A differenza delle quotidiane proposte di film di animazione a tinte forti, iper-tecnologici, violenti e rapidissimi, in Momo viene data priorità alla figura «disegnata» e agli sfondi rispetto agli effetti speciali; vengono comunicati, sia pure essenzialmente, principi importanti; viene data priorità dimensione del sogno e della poesia. Momo, insomma, è davvero in grado di farci riconquistare il tempo…

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