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Il gioco di Ender, di Orson Scott Card

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Torniamo ancora una volta ad un libro di fantascienza, genere spesso bistrattato ma che talvolta riserva vere e proprie sorprese. È questo il caso del romanzo “Il gioco di Ender”, dello statunitense Orson Scott Card, vincitore dei due principali premi di fantascienza – il Premio Nebula e il Premio Hugo – nel 1986.

Primo volume di una quadrilogia che ha per protagonista Ender, il romanzo racconta la formazione presso la Scuola di Guerra di Andrew Wiggin, detto Ender, bambino prodigio scelto per le sue innate doti di stratega militare e addestrato per comandare la flotta terrestre nella guerra contro gli Scorpioni.

La forza de “Il gioco di Ender” risiede non tanto nell’intreccio – talvolta un po’ “raffazzonato”, come nel finale che introduce artificiosamente gli spunti necessari al proseguimento del ciclo – quanto nella capacità di Card di mettere a fuoco psicologia e dinamiche relazionali del giovanissimo Ender, manipolato dai militari e schiacciato dalla necessità di compiere il proprio dovere anche a costo della perdita dell’innocenza.

Non una semplice avventura spaziale, ma un romanzo di formazione con più livelli di lettura e capace di sollevare questioni etiche profonde.

Il romanzo, pressoché sconosciuto in Italia, nei paesi anglosassoni è ormai diventato un classico (sembra che perfino la Scuola dei Marines di Quantico lo utilizzi come testo sulla leadership…).

Gli altri romanzi del ciclo di Ender sono: “Il riscatto di Ender” (Speaker for the Dead, 1986), “Ender III – Xenocidio” (Xenocide, 1991) e “I figli della mente” (Children of the Mind, 1996).
In questo primo “episodio” del ciclo di Ender, Card introduce anche Bean, bambino-soldato brillante quanto Ender e personaggio al quale lo scrittore ha dedicato in seguito un intero ciclo che include “L’ombra di Ender” (Ender’s Shadow, 1999), “Shadow of the Hegemon” (2001), “Shadow Puppets” (2002) e “Shadow of the Giant” (2005), questi ultimi non ancora tradotti in italiano.

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