CinemaNovità

La vergogna di Steve McQueen. “Shame”, un muto grido di dolore

Shame

drammatico

durata 99 min.

Gran Bretagna 2011

Bim Distribution

di Steve McQueen

con Michael FassbenderCarey MulliganJames Badge DaleNicole BeharieHannah Ware

Finalmente approdato anche nelle sale italiane il film Shame del regista britannico Steve McQueen. Niente a che fare con la celebre icona anni ’60-’70, il regista britannico Steve McQueen, grosso omone nero già regista di Hunger, ci regala questa chicca cinematografica, che ha lasciato senza parole il pubblico di Venezia. Nelle sale dallo scorso 13 gennaio, il film annovera un cast di artisti di talento, dal conclamato Michael Fassbender (recentemente nei panni di Mr. Rochester in Jane Eyre) alla giovane e brava Carey Mulligan (qualcuno la ricorderà in Never let me go di Mark Romanek).

McQueen, questa volta, racconta la storia di Brandon, trentenne apparentemente realizzato, che vive in realtà un rapporto morboso con il sesso, ai limiti della patologia, e non è in grado di avere una relazione sentimentale. Una bella casa nel cuore di New York, un buon lavoro, amici, donne, fascino, successo non bastano a colmare un bisogno spasmodico di qualcos’altro, qualcosa di più, cui Brandon cerca di supplire con esperienze sessuali estreme, trasgressione, porno-dipendenza. Il meccanismo già labile si inceppa all’arrivo di Sissy, sorella di Brandon, che irrompe nel suo appartamento e nella sua vita: giovane e fragile versione dello spavaldo Brandon, Sissy costringerà il fratello a fermarsi. E riflettere.

Trama scarna, musica da classica a elettronica, inquadrature ferme e precise, punti di vista insoliti. Così, all’insegna dell’essenziale e con un gusto minimal McQueen pensa e realizza il suo film. Un film che parla di malessere, dipendenza, overdose, assuefazione di chi, come Brandon, è stufo di avere tutto e di potersi permettere qualsiasi cosa. Vivere senza emozioni, allenandosi talmente tanto nell’esercizio del distacco da aver dimenticato come si fa a provare dei sentimenti, ad abbracciare, ad uscire fuori a cena. Shame è la storia dell’imbarazzo di un uomo e di una giovane donna che, in modi opposti ma alla fine forse simili, non sanno gestire i propri sentimenti, per eccesso o per difetto. E’ la storia di chi ce l’ha fatta (o crede di avercela fatta) a diventare qualcuno nella metropoli e di chi, invece, vuole “make it there”, come canta Sissy in una sequenza intensa e priva di significati, che sembra unire i due protagonisti con un filo doppio.  Molta la nudità, soprattutto di Fassbender, che sembra esprimere più che altro un disagio esistenziale: dalla nudità fisica, forte, dura, aspra, alla nudità emotiva, di quei sentimenti che sembrano, pian piano, riemergere dagli abissi in cui erano stati sepolti. Inutile negare che la sessualità, filo conduttore di tutto il film, è presente dall’inizio alla fine. Troppo? Forse. O forse no: senza l’estremismo di certe situazioni, il film non avrebbe lo stesso impatto, la stessa forza. McQueen invita ad andare oltre.

Shame è un film che taglia, rompe, pizzica, lacera la pelle. Fa male. Grida disperato.

Lascia un commento