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Le stanze di Elsa: un ipertesto per entrare nella scrittura di Elsa Morante

“Le stanze di Elsa. Dentro la scrittura di Elsa Morante” è il titolo di una mostra che si è tenuta a Roma e a Napoli nel 2006 e che viene proposta – da febbraio 2008 – in versione elettronica grazie all’iniziativa del Mibac, della provincia di Roma e della Biblioteca Nazionale Centrale.

Concepire ed allestire un’esposizione dedicata alla letteratura non è semplice e, spesso, risulta difficile per il visitatore godere della possibilità che viene offerta. Con la versione elettronica della mostra si può invece “entrare” nel mondo della scrittrice in maniera diversa e assai godibile.

L’ipertesto è navigabile con facilità e si struttura in cinque sezioni principali che offrono la possibilità di approfondire gli argomenti desiderati.

Nella sezione dedicata ai testi (Romanzi), per ogni romanzo, vengono fornite le informazioni principali ma anche immagini e notizie sulle versioni manoscritte e sulle diverse edizioni. Cinque le opere “navigabili”: “Menzogna e sortilegio”, “L’Isola di Arturo”, “Il mondo salvato dai ragazzini”, “La Storia” e “Aracoeli”.
Nelle due sezioni dedicate ai Periodici e alla Bibliografia, si possono invece trovare interviste, recensioni, articoli di giornale e alcuni spunti critici sull’opera dell’autrice, oltre che una nutrita bibliografia di scritti dedicati alla Morante.

Ancora più interessante è l’ampio spazio dedicato alla pubblicazione di racconti e articoli dell’autrice su alcuni periodici, a cominciare da quelli editi nel 1933 sul “Corriere dei Piccoli”: “C’è una Morante nascosta, tra le pieghe della stampa periodica, effimera, labile, dimenticata. È la Morante che caparbiamente voleva scrivere, da subito, da sempre, che era disposta a rinunciare a tutto, pur di manifestarsi ed esprimersi attraverso la scrittura. È anche la scrittrice che scende in campo, talvolta, per difendere, laddove le individua, la libertà e l’onestà del sentire, le prove di artista che più si avvicinano al suo ideale di arte, quella degli onesti, dei «pazzarielli», dei «Felici Pochi».”

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