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La Baistrocchi in scena al Politeama Genovese. Fino al 15 gennaio

La Baistrocchi, mitica compagnia goliardica genovese, è di nuovo in scena al Politeama genovese con lo spettacolo Si fa ma non si dice.Si tratta del novantanovesimo spettacolo della mitica Bai, storica compagnia teatrale goliardica e d’avanspettacolo, tutta “made in Genova”, composta di attori e ballerini non professionisti, tutti rigorosamente maschili. La sua fondazione risale al 1913, quando Mario Baistrocchi, studente universitario iscritto a Giurisprudenza, si fece promotore del progetto di dare vita ad uno spettacolo teatrale i cui interpreti fossero soltanto studenti universitari maschi. Ancora oggi, infatti, la compagnia è formata esclusivamente da studenti ed ex-studenti, che  annualmente  mettono in scena spettacoli di varietà articolati su scenette con gag di satira sociale, politica e di costume, sul modello del più noto Bagaglino di Pingitore e Castellacci. Come nella migliore tradizione dell’avanspettacolo, infatti, non mancano sketch,  satira, intermezzi musicali, balletti, tutto rigorosamente suggellato dall’uso di costumi luccicanti, parrucche e trucchi di scena ambiziosi e un po’ da vamp. Le rappresentazioni sono prevalentemente concentrate a rappresentare soggetti del mondo politico-sociale genovese, senza trascurare tuttavia rappresentazioni di personaggi e situazioni di richiamo nazionale.

Anche in Si fa ma non si dice (spettacolo di due ore che, dopo la permanenza al Politeama approderà al Teatro Govi di Genova-Bolzaneto), per non tradire la consuetudine Bai, ad essere presi di mira sono i politici locali (la sindaco Vincenzi, il presidente della giunta della Regione Liguria Burlando, ecc), le istituzioni (imprenditoria, sport, ecc.), senza risparmiare la comunicazione (i giornali e le televisioni) e, più in generale, tutto il sistema del potere e della cultura ufficiale, facendo, nei casi più fortunati, nome e cognome del malcapitato di turno e, in quelli più sfortunati, mettendone in scena una vera e propria parodia con stilemi che ricordano quelli di Oreste Lionello e Leo Gullotta. Particolarmente gradevoli, gli intermezzi ballati dei giovani studenti che, con bravura ed auto-ironia, intrattengono il pubblico con can-can, parodie di balletti classici, rap, balli sudamericani, ecc.

Con ironia e uno sense of humor un po’ spiccio e sempliciotto, con battute a volte un po’ datate che puntano alla risata facile, il teatro dei baistrocchini chiama il pubblico a sé e lo incita a partecipare, a far sentire la propria voce. Bando al “siete pregati di spegnere i telefoni cellulari”, gli spettacoli della Bai interagiscono col pubblico in sala, ascoltandone le battute, commentandone gli interventi, invitando signori e signore sul palco per “giocare” con loro. Come nella migliore tradizione del teatro elisabettiano di Marlowe e Shakespeare, perchè no.

Inoltre, importantissimo ricordare l’impegno civico della compagnia la quale, dal 1976, ha scelto di devolvere in beneficenza il ricavato dei suoi spettacoli. Attraverso l’associazione benefica “Giovanni Borghi”, infatti, la Bai ha collaborato all’acquisto di strutture e mezzi per diversi istituti e dato un apporto per incentivare la ricerca su malattie.

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